mercoledì 17 novembre 2010

CI SALVERA' MONTEZEMOLO

Se ha ragione Enrico Mentana, che nel suo Tg di ieri preannunciava come ormai imminente la “discesa in campo” di Luca Cordero di Montezemolo, la reazione del Pd definirà uno dei fondamentali processi della seconda repubblica: l’aziendalizzazione della politica. Dal 1994 l’Italia è stata governata quasi ininterrottamente dal padrone di Mediaset e da un Romano Prodi a cui il titolo di “professore” serviva a fare velo al suo passato di capo dei boiardi delle partecipazioni statali italiane. Ho qualche dubbio che i capitani d’impresa italiani vogliano conquistare le proprie investiture politiche seguendo la stessa via di Giuliano Pisapia, e cioè attraverso le primarie. Dunque se in primavera assisteremo a un duello Berlusconi VS Montezemolo sarà grazie a un accordo interno al notabilato del centrosinistra, che deciderà di affidarsi al papa straniero per la propria sopravvivenza. Lo scontro sarà allora tra un eversore le cui necessità di impunità non trovano soddisfazione neanche nell’aver realizzato il 90% del Piano di Rinascita Nazionale della P2 — e che ora vorrebbe addirittura introdurre il monocameralismo elettorale a seconda delle sue convenienze –; e l’esponente di un padronato finalmente accortosi dei rischi di sprofondare nella melma berlusconiana, e che per questo offrirà legittimazione a un centrosinistra decotto. Verosimilmente le gambe di questa candidatura saranno il Pd e la palude centrista, rinsanguata dall’arrivo dei finiani (e quanto durerà la loro ventata di rinnovamento in quella collocazione?). Non comprendo invece come potrebbero unirsi a questa compagnia Il Sel e Nichi Vendola, anche se la plasticità parolaia di quest’ultimo non andrebbe sottovalutata. La vera incognita sarà comunque il Pd, già traumatizzato dalla scoperta che le primarie sono non solo incontrollabili, ma rivelano umori profondi e diffusi nel popolo della sinistra sempre più ostili alla nomenclatura. I sondaggi mostrano comunque che il “queta non movere” potrebbe essere una buona tattica elettorale. Per molti cittadini il Pd assolve nella politica italiana la stessa funzione dei beni rifugio nei mercati finanziari: quando non si hanno le idee chiare si investe su quelli. Per quanto lenta, c’è un’erosione di consensi a destra, e il Pd comprensibilmente spera di avvantaggiarsene. L’immobilismo è una condizione psicologica abbastanza favorevole a scelte di leaderismo implicito come quella a favore di un Luca Cordero di Montezemolo. Ci sono molte incognite sulla strada di un duello Berlusconi VS Montezemolo, ma non è da escludere. Il realizzarsi di questo scenario significherà la chiusura di ogni spazio istituzionale per porre almeno le premesse di nuove politiche sociali ed economiche non completamente schiacciate sulle richieste del sistema delle imprese. Il deterioramento delle condizioni di vita di ceti medi e popolari continuerà incontrastato in un quadro di perdurante stagnazione economica. Ieri leggevo su Repubblica un commento di Mario Pirani secondo cui se i metalmeccanici tedeschi guadagnano il doppio di quelli italiani è perché il sindacato tedesco crede nella “moderazione salariale” e il sindacato italiano (e mettiamoci dentro anche Bonanni e Angeletti…) crede nel conflitto e nella lotta di classe. Questi livelli di pervertimento del senso comune nel quotidiano liberal italiano, per non dire della presenza di agit-prop pro-Marchionne nel Pd come Piero Ichino e Sergio Chiamparino, dovrebbero essere un monito per tanti italiani: se credete di aver toccato il fondo e che peggio di così non può andare vi sbagliate di grosso. Chiunque vinca le prossime elezioni. Niente è peggio di Berlusconi, ma è una consolazione ormai quasi priva di senso.
Gianluca Bifolchi
Fonte: http://subecumene.wordpress.com

lunedì 15 novembre 2010

1° CONGRESSO FEDERAZIONE DELLA SINISTRA - Zona Bettona-Deruta-Torgiano

Venerdì 19 novembre
ore 20,45
assemblea pubblica
a Bettona,
Palazzo Baglioni,
piazza Cavour


Venerdì 19 novembre alle ore 20,45 presso Palazzo Baglioni a Bettona, si svolgerà un’Assemblea pubblica sulla Federazione della Sinistra organizzata dai circoli di Rifondazione Comunista di Torgiano e Bettona.Ci rivolgiamo a tutti gli iscritti di Rifondazione, del Partito dei Comunisti Italiani, di Socialismo 2000 e a tutte le forze politiche, le associazioni e le persone interessate alla costruzione di un soggetto politico unitario a sinistra che abbia come fondamento l’alternativa economica e sociale al capitalismo.Un soggetto che vuole porre fine ad un periodo di litigi, scissioni e micropartiti che hanno solo diviso il popolo della sinistra, disorganizzato le lotti sociali e cancellato la nostra rappresentanza parlamentare.Sarà un’occasione di incontro e di dialogo per tutti sulle prospettive della Federazione, sulla fase politica nazionale e soprattutto sui programmi e le attività nazionali e locali che ci impegniamo a portare avanti.
Stefano Antognoni,
segretario circolo Prc “P. Ranieri” Torgiano
Gianluca Schippa,
segretario circolo Prc Bettona

FERRERO: No a governi tecnici o di transizione

Intervista al Segretario nazionale di Rifondazione Comunista
Fronte democratico con le forze di opposizione per sconfiggere Berlusconi; unità della sinistra per far valere i contenuti sociali che servono per cambiare il Paese. Prosecuzione della mobilitazione sociale avviata con il 16 ottobre. Si muove su queste tre assi la proposta del Prc riguardo al delicato momento politico. Ma è inutile che ne cerchiate traccia su giornali, radio e tv: non la trovereste. Ed appare piuttosto paradossale, in questo senso, la rissa attorno alla presenza di Fini e Bersani alla trasmissione di Fazio: quella sarebbe par condicio? Ma tant'è. Per fortuna che internet c'è, verrebbe da dire. E infatti, facendo di necessità virtù, anche la comunicazione politica di Rifondazione ha cominciato a sbarcare sul web (se la montagna non va a Maometto...), con un progetto che si intitola "Invisibile-Imperdibile", nell'ambito del quale sono già stati diffusi sei videomessaggi del segretario del Prc, Paolo Ferrero. L'ultimo riguarda proprio la difficile fase politica, entrata in una preoccupante fase di stallo, il cui sbocco non è dato prevedere.
Situazione politica. Cosa dobbiamo aspettarci?
Siamo arrivati alla crisi della maggioranza. Ora speriamo che il governo caschi rapidamente: il rischio è che, nonostante la situazione sia ormai sfilacciata, il governo prosegua per inerzia. Da un lato stanno facendo il gioco del cerino Fini, Berlusconi e Bossi. Dall'altra è evidente che Confindustria e l'Unione Europea non vogliono una crisi prima della finanziaria. Per questo stanno lavorando a spingere la crisi il più avanti possibile e per questo Berlusconi ha detto che andrà alle Camere dopo la finanziaria. All'Europa dell'occupazione non interessa nulla, mentre è molto interessata a garantire l'approvazione di una finanziaria che porta ulteriori tagli. Per quanto ci riguarda, noi auspichiamo che si vada rapidamente alla crisi. Prima se ne vanno e meglio è, come si vede anche dalle iniziative antioperaie del Ministro Sacconi che cerca di distruggere lo statuto dei lavoratori.
E poi?
Caduto il governo si deve andare subito alle elezioni, per un motivo molto semplice: un governo tecnico o di transizione si sa quando parte ma non quando finisce né cosa fa. Basta pensare all'esperienza Dini del 1994: quel governo partì per una breve transizione, ma poi fece una riforma delle pensioni che era grosso modo uguale a quella che avevamo impedito a Berlusconi di fare. Temo moltissimo un governo di transizione, perché è molto concreto il rischio che diventi espressione di un rinnovato patto sociale tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil che finisca con l'accettare l'impostazione dell'aumento della produttività e della messa in discussione del contratto nazionale di lavoro che è esattamente quello che dobbiamo evitare.
Quindi la strategia proposta è: crisi di governo prima possibile e poi elezioni. Ma che senso ha andare a votare con questa legge elettorale, cucita su misura del Cavaliere?
Se vi è in parlamento una maggioranza pronta a cambiare la legge elettorale, la cosa è semplice: lo si può fare benissimo per iniziativa parlamentare senza bisogno di un governo di transizione. Basterebbero 15 giorni.
E se la legge non cambia?
Noi proponiamo di costruire un fronte democratico tra tutte le forze dell'opposizione per essere sicuri di riuscire a cacciare Berlusconi. Dico opposizione perché è evidente che Fini è corresponsabile di questi 15 anni di berlusconismo e fa quindi parte del problema, non certo della soluzione.
Ma regge un'alleanza la cui unica ragion d'essere è cacciare Berlusconi?
Impedire a Berlusconi di rivincere le elezioni è un punto decisivo. Dev'essere chiaro a tutti che se Berlusconi vincesse di nuovo avrebbe i numeri, nel 2013, per diventare presidente della Repubblica. Credo fermamente che si debba evitare in tutti i modi di avere il Cavaliere prima presidente del consiglio e poi capo dello stato fino al 2020. Già abbiamo avuto Cossiga negli anni scorsi a picconare la Costituzione repubblicana; credo sia assolutamente da evitare di avere Berlusconi presidente della repubblica per sette anni. Quindi un fronte democratico, una sorta di nuovo Cln per cacciare Berlusconi.
E a sinistra?
Allo stesso tempo proponiamo a tutte le forze della sinistra di metterci insieme per far sì che il profilo di questo fronte democratico sia il più avanzato possibile. Lo diciamo a Sel; lo diciamo a Sinistra critica; lo diciamo a tutte quelle forze che erano in piazza il 16 ottobre con la Fiom. Partiamo da quella piattaforma: giustizia sociale; redistribuzione del reddito; lotta alla precarietà; difesa del contratto nazionale di lavoro; ritiro delle truppe dall'Afghanistan; stop alle grandi opere. Penso davvero che saremmo più forti se tutte le forze che erano in piazza il 16 ottobre andassero a discutere (e a litigare se necessario) con il resto del centrosinistra su questi punti.
Ma questa unità non sembra ancora a portata di mano.
Dentro la sinistra ci sono tante differenze, lo sappiamo. C'è per esempio chi pensa di poter andare a governare il Paese, mentre noi pensiamo di no. Ma questo non deve essere un impedimento per lavorare insieme a costruire un programma che permetta di ottenere il massimo possibile sul piano programmatico. Abbiamo bisogno di sconfiggere Berlusconi e a questo serve il fronte democratico. Per sconfiggere anche Marchionne serve però che la sinistra si unisca su una posizione di alternativa, che faccia valere unitariamente le ragioni della Fiom e dei lavoratori nei confronti del centro sinistra. Insomma, fronte democratico per sconfiggere Berlusconi; unità a sinistra per dare rappresentanza alle ragioni dei lavoratori; e prosecuzione del lavoro di costruzione del movimento di massa. Dobbiamo dare continuità alla manifestazione del 16. Occorre costruire su tutti i territori i comitati "uniti contro la crisi" in modo unitario tra le forze che hanno contribuito alla riuscita di quella manifestazione. Comitati per collegare le lotte e per richiedere lo sciopero generale. Comitati che diano continuità all'azione di lotta per cambiare i rapporti di forza con il padronato.
Romina Velchi,


Liberazione, 14 novembre 2010

Meno tasse per "tutti" o per "Totti"?

Ici, scudo fiscale e cedolare sugli affitti tutti gli aiuti del governo ai superbenestanti.

Quanto ha risparmiato il proprietario di tre case in Italia e una all’estero - Ecco la cronaca di due anni e mezzo di manovre e del loro impatto sui ricchi contribuenti
Il signor X è un benestante, diciamo pure un superbenestante. È anche piuttosto pignolo ed è solito annotare su un diario le notizie economiche più rilevanti per se stesso e per la sua famiglia. Questa è la storia di un caso emblematico, il caso di quegli italiani - non molti ma neppure pochissimi - che hanno un ottimo reddito e un cospicuo patrimonio, magari in parte nascosto al fisco. È la storia delle sorprese, tutte piacevoli, riservate loro, nonostante la peggiore crisi del dopoguerra, dagli ultimi due anni e mezzo di manovre. E puntualmente ricostruite in un immaginario ma realistico diario di famiglia.
Superbenestante, dicevamo. Il signor X possiede, oltre a un buon numero di obbligazioni e di azioni, tre appartamenti in Italia e uno all’estero. Su quest’ultimo non ha mai versato un euro al fisco. Sugli immobili italiani, invece, ha sempre pagato le tasse. Un carico pesante come pesante è il timore che un giorno o l’altro possa essere scoperta la sua evasione sulle attività oltreconfine: si troverebbe a pagare l’intera imposta, più gli interessi, più le sanzioni.Poco importa dove lavora X, se sia un libero professionista, un manager o un commerciante. Basterà sapere che guadagna più di 75 mila euro, soglia oltre la quale si applica l’aliquota massima. Residenza: Roma. Abitazione signorile in pieno centro: salone, cucina, 3 camere, 2 bagni, ingresso e ripostiglio per lui sua moglie e i suoi due figli. Sempre a Roma, X è proprietario di altri due appartamenti: un bilocale in periferia affittato a 750 euro al mese e un’abitazione di 80 metri quadri in zona semicentrale affittato a 1.300 euro. Cinque anni fa, consigliato da due amici stranieri, X ha anche comprato un delizioso immobile nel centro di Parigi al prezzo di 500 mila euro per darlo in affitto. Gli amici, - uno inglese e uno statunitense - hanno fatto altrettanto comprando altri due immobili di identico valore nello stesso stabile della capitale francese.
È il 29 maggio 2008. Appena tre settimane fa si è insediato il quarto governo Berlusconi. Il signor X scrive sul diario: «Oggi è entrato in vigore il decreto che abolisce del tutto l’Ici». Breve antefatto per capire la questione: il governo Prodi aveva cancellato l’Ici al 40% dei proprietari di case, in gran parte con redditi medio-bassi. Il nuovo esecutivo Berlusconi ha esteso l’esenzione a tutti gli altri. Continua il signor X: «Facciamo un po’ di conti. Sulla mia abitazione finora io pagavo il 4,6 per mille e quindi versavo 790 euro l’anno. Ora non li pagherò più. Un bel risparmio».
Arriva l’autunno. Sul diario del signor X è evidenziata una nuova data: 2 ottobre 2009. Seguita da un commento: «Sono passate appena le 13,30, il Tg1 ha dato una notizia tranquillizzante: "Sì della Camera al decreto sullo scudo fiscale". Si pagherà solo il 5% delle attività detenute all’estero e tutto sarà regolarizzato. Niente imposte pregresse, niente sanzioni, niente interessi, e soprattutto pieno anonimato». «Facciamo due conti - continua X - il mio appartamento a Parigi vale 500 mila euro. Applicando il 5% mi trovo a dover pagare solo 25 mila euro e stop. Molto peggio andrà ai miei amici stranieri: anche loro possono usufruire dello scudo ma con costi di gran lunga maggiori. L’inglese si troverà a pagare il 10% (il doppio) ma dovrà aggiungervi tutte le imposte dovute per cinque anni, più gli interessi maturati. Conti ancora più salati per il mio amico americano: costo iniziale del 20% (100 mila euro) più imposte e interessi. E poi c’è un’altra differenza di non poco conto: io conservo l’anonimato, loro no».
Passano i mesi: la primavera 2010 porta con sé una bufera economica di proporzioni giganti. È la crisi dell’euro. Tutto sembra precipitare: i paesi europei preparano feroci finanziarie taglia-deficit. Il signor X scrive: «Il governo di Londra ha già alzato dal 40 al 50% l’aliquota massima, quella che si applica ai superbenestanti. Portogallo e Spagna prendono analoghe misure. Persino Sarkozy, accusato di favorire i ricchi, annuncia l’aumento della loro aliquota dal 40 al 41%. Qui in Italia, invece, nessuno pensa di chiedere qualcosa a chi guadagna di più. Neppure le proposte di opposizione, sindacati e Confindustria di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie, oggi ferme al 12,50%, vengono prese in considerazione. Eppure altrove si paga molto di più sugli interessi: il 20% in Gran Bretagna, il 25% in Germania, il 27% in Francia. La manovra di Tremonti è passata e io mi trovo a non aver pagato neppure un euro».
C’è ancora una pagina fondamentale scritta sul diario del signor X, forse la più importante. E una data: 4 agosto 2010. «Oggi il governo ha approvato uno dei decreti sul federalismo fiscale e ha introdotto, a partire dall’anno prossimo, la cedolare secca sugli affitti. In sostanza, chi dà in affitto un’abitazione, invece di pagare l’aliquota Irpef, che per noi benestanti arriva al 43%, pagherà solo il 20%. Quasi nullo, invece, il risparmio per chi ha redditi bassi: dal 23 al 20%. Ecco allora cosa cambia per me e per la mia famiglia: dai due appartamenti che affitto ricavo 24.600 euro l’anno. Con il vecchio regime Irpef pagavo circa 9 mila euro di tasse. Con la cedolare ne pagherò 5 mila. Risparmio: 4 mila euro l’anno».
Riassunto finale: il signor X risparmia quasi 5 mila euro l’anno sulle attività immobiliari in Italia, regolarizza quelle all’estero pagando solo il 5%, non versa un euro in occasione della manovra taglia-deficit, e continua a poter contare su una tassazione di favore sul proprio tesoretto finanziario. Una manna dal cielo. Anzi da Palazzo Chigi.

Tratto da La Repubblica del 14 novermbre 2010

domenica 14 novembre 2010

1° CONGRESSO FEDERAZIONE DELLA SINISTRA - Zona Bettona-Deruta-Torgiano

Venerdì 19 novembre
ore 20,30
assemblea pubblica
a Bettona,

Palazzo Baglioni,
piazza Cavour





Venerdì 19 novembre alle ore 20,45 presso Palazzo Baglioni a Bettona, si svolgerà un’Assemblea pubblica sulla Federazione della Sinistra organizzata dai circoli di Rifondazione Comunista di Torgiano e Bettona.
Ci rivolgiamo a tutti gli iscritti di Rifondazione, del Partito dei Comunisti Italiani, di Socialismo 2000 e a tutte le forze politiche, le associazioni e le persone interessate alla costruzione di un soggetto politico unitario a sinistra che abbia come fondamento l’alternativa economica e sociale al capitalismo.
Un soggetto che vuole porre fine ad un periodo di litigi, scissioni e micropartiti che hanno solo diviso il popolo della sinistra, disorganizzato le lotti sociali e cancellato la nostra rappresentanza parlamentare.
Sarà un’occasione di incontro e di dialogo per tutti sulle prospettive della Federazione, sulla fase politica nazionale e soprattutto sui programmi e le attività nazionali e locali che ci impegniamo a portare avanti.

Stefano Antognoni, segretario circolo Prc “P. Ranieri” Torgiano
Gianluca Schippa, segretario circolo Prc Bettona

Solo congiure per liberarci da B.?

25 luglio (1943) o 16 ottobre (2010)? Ossia l’alternativa tra la manovra di Palazzo e la mobilitazione democratica, quale modalità di fuoriuscita da un regime dittatoriale personalistico che ha portato l’Italia alla catastrofe. Situazione da classico copione: una prima volta tragica, la seconda pure farsesca.D’altro canto, segnali fortissimi indicano la probabilità che, ancora una volta, la strada destinata a essere imboccata sarà quella sulla falsariga del Gran Consiglio del Fascismo in cui si determinò la caduta di Benito Mussolini. Con le parti già scritte: Gianfranco Fini in quella del Dino Grandi di Silvio Berlusconi e magari un Beppe Pisanu a fungere da Maresciallo Pietro Badoglio in sedicesimo, messo a capo del nuovo governo provvisorio. Le stelle non vogliano pure la ripetizione del terribile esito finale di quella prima volta: la guerra civile.Insomma, la politica italiana non riesce ad andare oltre il copione della congiura, con relative operazioni di riciclaggio dei topi che abbandonano la nave che affonda. Del resto è quanto ho appreso conversando proprio con uno degli organizzatori della microscissione dei sedicenti liberali di Casa delle Libertà, guidata dall’ottuagenario Alfredo Biondi: natante di quella flottiglia di transfughi che si affianca al vascello finiano di Futuro e Libertà. Quegli ex, beneficiati ben oltre meriti e capacità dal ventennio berlusconiano, che ora parlano del Cacicco di Arcore in caduta libera con un carico di risentimento da far sembrare mammolette cerchiobottiste gli editorialisti de Il Fatto. Vale per loro la battuta di Alexis de Tocqueville: “dicevano di amare la libertà e invece odiavano solo un padrone”.Di certo questi biondiani in fuga dal berlusconismo dimenticano che proprio la prima legge ad personam portava la firma di un certo guardasigilli Biondi… In preda alla foga liberatoria arrivano a proporre veri e propri scenari da fantapolitica: lo stop definitivo sarebbe venuto dagli Stati Uniti, stante l’ormai raggiunto esaurimento della pazienza a Washington nei confronti del premier di uno Stato alleato (e ancora strategicamente interessante) che intrattiene rapporti privilegiati con il neosovietico Putin e la mina vagante Gheddafi. Da qui il via libera a Fini, avvenuta nel corso del suo viaggio americano l’estate scorsa.Tutto può essere. Il punto è che battendo questa strada ci ritroveremo all’ennesimo riciclo della corporazione politica, in assenza di qualsivoglia processo di rigenerazione. Un po’ come capitò quando la questione morale posta da Tangentopoli venne sepolta sotto le chiacchiere della questione istituzionale; il repulisti di ladri e corruttori deviò nella scelta (rivelatasi sostanzialmente innocua) tra maggioritario e proporzionale.In sostanza, ancora una volta ci salveranno fascisti e loro cloni, rimpannucciati in “post”?Si risponde: è l’unica soluzione possibile. Ma è proprio vero? Un’alternativa ce l’aveva indicata proprio il 16 ottobre scorso, quando la FIOM portò in piazza un milione di cittadini che reclamavano svolte reali. Sicché, una volta tanto, la “sinistra sociale” riuscì a essere soggetto significativo, in grado di premere sulla “sinistra istituzionale Palazzocentrica” imponendole più alti tassi di coerenza; anticipando nella concretezza della partecipazione popolare democratica il messaggio serio contenuto nel monologo faceto di Roberto Benigni a Vieni via con me: “Berlusconi va battuto politicamente”. Come – del resto – confermerebbero i numeri elettorali, letti senza gli occhiali della corporazione politicante: se si sgela il non-voto l’attuale compagine governativa si riduce a una minoranza. E senza dover imbarcare la trentina di ulteriori saltafossi che – si dice – sarebbero pronti a determinare l’emorragia finale del governo in Parlamento.Insomma, è possibile che il tirannello venga fatto fuori. Ma tutti i veleni che si sono sparsi nella società e nella politica italiana, di cui il berlusconismo si è nutrito avidamente, come possono essere bonificati? Certamente non nascondendo il problema nei fumi del trasformismo. Perché – va detto – buona parte dell’opposizione a Berlusconi è intimamente berlusconizzata.Solo un piccolo esempio, di cui ho esperienza diretta: nel febbraio scorso ponevo su Il Fatto cartaceo nove domande al Governatore della mia regione – il PD Claudio Burlando – che si ricandidava alla carica. La prima era quella di essersi fatto pagare la campagna proprio dalle istituzioni che presiedeva. Mi rispose a stretto giro di posta accusandomi di maldicenza. Ieri – sempre su Il Fatto – l’amico Ferruccio Sansa ci informa che la ASL3 di Genova, mentre la Regione annunciava tagli alla sanità, spendeva ben 654mila euro per propagandare la panzana elettorale pro Burlando che il sistema sanitario ligure era stato risanato. Adesso la sentenza dell’Autorità Garante delle Comunicazione dichiara che “l’ASL3 non ha fatto informazione sanitaria ma campagna elettorale”. Dunque qualcuno ha mentito (oltre ad aver consentito/favorito che somme ingenti di denaro fossero dirottate dal curare i malati o acquistare apparecchiature medicali per foraggiare le proprie personali ambizioni).Liberarsi da Berlusconi non dovrebbe comportare anche la liberazione del costume spudorato della menzogna come arma politica?
Blog di Pierfranco Pellizzetti
14 novembre 2010

Statuto dei lavori: carta straccia?

Il moribondo Governo Berlusconi prova a lasciare ad imperitura memoria il suo segno di classe facendo varare, al suo quasi ex ministro del welfare Sacconi, un disegno di legge di smantellamento della quarantennale legislazione democratica sul lavoro che ha una sola ragion d’essere: ricordare a tutti che la situazione è cambiata e che non esiste, in un serio paese capitalista, la possibilità di mantenere una legislazione a tutela della parte più svantaggiata, il lavoro, rispetto agli interessi dei padroni – il capitale.Per fare questa operazione in “articulo mortis” Sacconi, con il solito veleno nella coda, prefigura un sostanziale smantellamento delle tutele per i lavoratori, invero da molto tempo sotto attacco, e soprattutto prevede che tale riforma in pejus sia sostanzialmente affidata alle parti sociali, cioè la Confindustria e le associazioni sindacali “comparativamente più rappresentative”, con buona pace di qualsiasi richiesta di normazione sulla rappresentanza e rappresentatività che così viene sepolta per sempre con grande giubilo dei sindacati complici.
Il punto più importante è ovviamente dato dalla previsione che tutti i diritti, salvo quelli definiti indisponibili dalla legislazione europea – sciopero, sicurezza, associazione sindacale, riposo, ecc.(peraltro da tempo in Italia resi praticamente inesigibili) – siano definibili da accordi tra le parti e non attraverso la legge come accade oggi e che tali accordi possano anche derogare le leggi. Insomma gli accordi tra le parti divengono essi stessi legge, ma senza che ci sia la possibilità, ad esempio per la Corte Costituzionale, di verificarne il rispetto della Carta Costituzionale come invece avviene per le Leggi, mentre le parti sociali assurgono all’inedito e incostituzionale ruolo di legislatori.Ora è chiaro a tutti che le probabilità che questo disegno di legge abbia una qualche possibilità di vedere la luce siano alquanto ridotte, vista la condizione in cui versa il governo Berlusconi, ma è altrettanto chiaro che si tratta di un segnale a futura memoria. C’è un governo che fa/ha fatto da robusta stampella agli interessi del capitale, che ha reso complici di questo progetto le confederazioni sindacali concertative e che, se riconfermato, saprà continuare nella sua missione.Non affidiamoci però alla speranza che l’attuale governo cada. Non è affatto scontato che un governo diverso da questo non persegua lo stesso identico fine anche se a formarlo saranno altre forze politiche, magari le stesse che hanno sostenuto in passato quei governi tecnici che hanno prodotto i più pesanti arretramenti degli ultimi cinquant’anni nelle nostre condizioni di vita e di lavoro.dal sito.

sabato 13 novembre 2010

Lavori sporchi

Forse l'espressione è abusata, ma siamo allo sfascio. Ieri l'ex socialista Sacconi ha presentato il nuovo «statuto dei lavori»: è la negazione dello «statuto dei lavoratori» voluto da un socialista di tutt'altra pasta: Giacomo Brodolini. Con il nuovo statuto tutto è possibile, anche in deroga alle leggi, basta che ci sia accordo tra le parti, ovviamente non tutte. Non a caso siamo nella stagione degli accordi separati. Insomma, si butta a mare il principio della difesa del lavoratore, soggetto debole che Brodolini intendeva difendere come valore assoluto.C'è poi un secondo sfascio altrettanto grave: quello della politica. Con l'assenza di Berlusconi (volato a Seul dove ha ammesso che in Italia è un po' sotto tiro) la politica (con la «p» minuscola) si è scatenata. Il gioco delle alleanze è variegato, si sussurra di un possibile governo Tremonti, sostenuto dalla fiducia di Bossi. Al tempo stesso l'idea di un grande centro prende forza: Casini e Fini (e anche l'Api di Rutelli, per quel che conta) sono pronti a prendere il governo. Il nuovo che avanza.C'è sfascio, in politica, perché a fronte di una situazione economica pesantissima, cresce il disagio sociale crescente. Lo sottolinea il presidente Napolitano quando sulla finanziaria avverte: «Non tagliate tutto». Manca una strategia complessiva e l'opposizione si limita a cercare di inserire delle «zeppe» nella finanziaria del governo, senza essere in grado di esprimere una proposta alternativa. Lo sfascio è rappresentato da una politica con poche idee, confuse e con il fiato corto. Tutta puntata all'oggi. senza prospettive per il domani. Certo, avere un presidente del consiglio come Berlusconi è imbarazzante, ma gettarlo fuori dal ring della politica non basta. Il dramma è che ormai tutti i partiti si sono abbeverati alla fonte del berlusconismo, introiettandone le peggiori idee. Anche i «rottamatori». Se qualcuno di loro avesse partecipato, ieri, alla cerimonia funebre per ricordare Aldo Natoli, avrebbe potuto comprendere il valore assoluto della battaglia delle idee e anche cosa significa essere accanto agli emarginati.C'è poi lo sfascio della società, la perdita della coscienza civile collettiva accompagnata da un crescente prevalere delle soluzioni individuali, del trionfo dei furbi ai quali, purtroppo, va l'ammirazione di chi non può essere furbo. I dati Irpef pubblicati ieri dal Dipartimento alle finanze - relativi al 2008 - ne sono la prova. Mostrano un italietta povera povera nella quale 10 milioni di contribuenti non pagano Irpef grazie anche alle detrazioni fiscali.Di più: due terzi di chi presenta la denuncia dichiara di guadagnare meno di 20 mila euro l'anno e solo l'1% degli italiani denuncia più di 100 mila euro. Lordi naturalmente. Stime recenti (anche di Confindustria) calcolano l'evasione in 130-150 miliardi annui, poco meno del 10% del Pil. Lotta senza quartiere all'evasione? Quando mai: per Tremonti è meglio varare un po' di «gratta e vinci» e qualche lotteria in più. Infine una notazione che può sembrare un po' di bottega: si lesinano i soldi per l'editoria, ma le commissioni difesa di camera e senato hanno approvato l'acquisto di un nuovo siluro - lo «squalo nero» - dal costo unitario di 87,5 milioni di euro.
Galapagos, Il Manifesto

Un governo in bolletta dà più soldi alla scuola privata

TAGLI SU I PIU' DEBOLI
Proprio sulle priorità da seguire si è scatenata infatti la bagarre politica nel primo giorno di voto in commissione Bilancio alla Camera. Nella nottata il governo ha depositato la destinazione dettagliata del fondo da 800 milioni, che altrimenti avrebbe rischiato l’inammissibilità. dalla lista delle voci è emerso che alla scuola paritaria sono destinati 245 milioni, quasi il doppio dell’anno in corso (130 milioni), mentre al 5 per mille andranno appena 100 milioni, quattro volte meno di quanto stanziato nell’anno in corso. Il tutto dopo aver sostanzialmente azzerato tutti i fondi destinati al siociale che avevano creato i governi di centrosinistra. Un taglio di oltre l’80% nel giro di un paio d’anni. Queste le priorità del centrosestra: fare cassa facendo pagare solo i più deboli. Dopo le tariffe dei treni, oggi arriva la sforbiciata all’associazionismo. A questo si aggiungono i pesanti tagli alla sanità, che restano una spada di Damocle sui servizi alle famiglie, nonostante lo stanziamento per eliminare (solo per qualche mese) il ticket sulla diagnostica. Insomma, i più deboli dovranno vedersela da sé per trasporti, servizi, aiuti. Lo Stato se ne va. «Con i tagli al 5 per mille il governo ha messo un altro tassello nella sua strategia di togliere a chi ha più bisogno - ha attaccato ieri Rosy Bindi - stanziare solo 100 milioni è offensivo perché nessuna associazione potrà portare avanti i progetti di stampo sociale o di ricerca condotti in questi anni e nessuno di conseguenza potrà beneficiarne. Con l'elemosina non si può parlare di sussidiarietà». Lo Stato se ne va anche dall’istruzione. Aiuta le scuole private, mentre le pubbliche hanno subito già una «cura dimagrante» di 8 miliardi in tre anni, con la cancellazione di 140mila posti. per non parlare del pannicello caldo concesso all’Università (800 milioni), che ancora registra un taglio di qualche centinaio di milioni. «Il governo in agonia completa l’opera di demolizione dell’istruzione pubblica», commenta Mimmo Pantaleo, Flc-Cgil. «Gelmini pensa di salvarsi l’anima, ma dimentica la scuola pubblica», aggiunge Francesca Puglisi del Pd. Intanto il voto in Commissione inizia con un brivido. Mpa e Fli insistono per distribuire i Fas per il trasporto pubblico locale con la specifica dell’85% di risorse a Sud (come prevede la legge). Il relatore in extremis recupera la formulazione, per evitare che il governo vada sotto. Il voto continua senza troppi incidenti (passa lo stanziamento da 100 milioni per l’editoria) fino alle 21, quando al commissione è riconvocata fino a tarda sera. Si riparte dal patto di stabilità, terreno minato visto che Comuni e Regioni sono rimasti a secco. Quanto alle altre voci del fondo da 800 milioni di euro, oltre alle scuole private e al 5 per mille, ci sono anche 375 milioni per interventi di carattere sociale che coprono impegni dello stato a banche e fondi internazionali, gratuità parziale dei libri di testo scolastici (quelli per le elementari, ndr), lavori socialmente utili.

Bianca Di Giovanni, L'Unità

venerdì 12 novembre 2010

La giunta Vendola "congela" l'acqua pubblica

La legge per la ripubblicizzazione dell'Acquedotto pugliese viene "ingessata" da un ordine del giorno in Consiglio regionale. I comitati dell'acqua in subbuglio

Mentre tutto sembrava volgere per il meglio verso una prossima presentazione e approvazione del Ddl sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese in Consiglio regionale, pochi giorni fa a sorpresa è spuntata la proposta di Michele Losappio, capogruppo del Sel, che “ingessa il Ddl”; ossia un disegno di legge, già votato dalla Giunta regionale, elaborato congiuntamente dal Comitato pugliese, Regione Puglia e dal Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua, che trasforma l'Aqp da SpA a gestione pubblica in Azienda di diritto pubblico, il cui servizio idrico integrato è privo di rilevanza economica, sottratto alla regola della concorrenza e la sua gestione, oltre che pubblica, sarà anche partecipata.
A seguito “delle sollecitazioni garbate” del capo gruppo del Pdl Rocco Palese che ha chiesto un “comportamento responsabile e cauto” e dopo le dichiarazione dell’Assessore regionale competente Amati (Pd) che afferma che “il tema fondamentale è quello della definizione del servizio fornito dall’Acquedotto pugliese: se è o non è “a rilevanza economica” da cui deriverebbe per principio costituzionale la potestà legislativa dello Stato (primo caso) o della Regione (secondo)”, il capogruppo del Sel, Michele Losappio, ha proposto di “approvare la legge e contestualmente con un ordine del giorno presentato dalle commissioni in aula chiedere al governo una moratoria a tempo sugli effetti della legge stessa”.
L’obiettivo a detta del consigliere Losappio è di “preservarsi dall’eventuale effetto dirompente che potrebbe avere un esito negativo della Corte Costituzionale”, nel caso in cui riconoscesse la rilevanza economica del servizio integrato, rendendo la legge regionale in contrasto con la legislazione nazionale.
In pratica si tratterebbe di approvare una legge che non potrà produrre i suoi effetti se non in un futuro non determinato! Questa soluzione ha accontentato tutti, maggioranza e opposizione; ma non il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune”, che dopo cinque anni dall’avvio della battaglia per la ripubblicizzazione del terzo acquedotto più grande d’Europa e dell’azienda col maggior numero di dipendenti in Puglia, per l’ennesima volta vede sfuggirsi la possibilità di ottenere un risultato politico importante, soprattutto dopo aver contribuito in Puglia con 110 mila firme alla campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua.
“Giù le mani dalla brocca: l’acqua è nostra e non si tocca!! Questo è il messaggio poetico con il quale Vendola in campagna elettorale, aveva fatto della legge per la ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese uno dei suoi punti cardine. Ancora una volta, però, la sua poesia rimane una promessa e non un fatto, in contraddizione col suo slogan “la poesia è nei fatti”, altra icona con la quale ha fatto tapezzare la regione di manifesti durante la vincente campagna elettorale.
I versi delle filastrocche, le rime baciate e/o alternate, assonanze e consonanze, serio e faceto del messaggio comunicativo di Vendola al momento hanno prodotto per il movimento per l’Acqua bene comune solo ed esclusivamente uno slogan pubblicitario.
Questo però non ferma il Comitato pugliese, che sta organizzando per i prossimi giorni assemblee in tutta la Regione per valutare e definire come riprendere una battaglia che dopo anni di impegno sociale, politico e culturale sembrava ormai in dirittura d'arrivo.