domenica 13 marzo 2011
FUKUSHIMA. IL 12 GIUGNO PENSIAMOCI
Eccoci servito un nuovo incubo! Se fosse caduta una pala eolica a Fukushima o se si fosse rotto un pannello solare non saremmo qui a tremare per una nazione intera e per il mondo.Ce ne accorgiamo sempre dopo, dei rischi...che non erano “contemplabili” in genere adduciamo scuse a motivare "chi poteva immaginare”.
Avranno detto così anche a Babele dopo il crollo della torre? Oppure avranno pensato che non si poteva prevedere anche dopo Sodoma e Gomorra?Al di là dei riferimenti biblici, ad effetto, cerchiamo di leggere la realtà di questa storia.
Il Giappone è per moltissimi aspetti un esempio Assoluto di “Modernità” e di “Efficienza” della realizzazione del sogno una civiltà superiore e tecnologica. I sistemi di sicurezza di quel paese sono i più avanzati, i più efficienti, i più moderni che si possano immaginare, la loro tecnologia è l'avanguardia...il meglio possibile. C'è un acutissimo simbolismo nel fatto che che l'incubo si concretizzi proprio lì.
Ancora una volta il vostro sciocco scrivente non ha la preparazione scientifica per inoltrarsi in descrizioni ingegneristiche...e nemmeno vorrebbe farlo, ci sono cronisti specializzati e scienziati per questo, ci sono i ben pagati esperti del tuttibile che popoleranno le infinite, interminabile e mistificatorie trasmissioni che le televisioni ci ammaniranno sugli avvenimenti.
Solo qualche considerazione...tanto per dirne una in più. Quello che sta avvenendo con i Nucleare Giapponese dovrebbe farci riflettere, anche se la disinformazia è potente ed anche se il potere sta già provvedendo a celare la realtà, a mitigarla a raccontarla come conviene e come si deve.
Molti, moltissimi di noi a Giugno andranno al mare.
Preoccupati solo delle proprie vacanze e del proprio “meritatissimo” riposo.
Lo hanno fatto apposta a metterli lì i referendum sull'Acqua e sul Nucleare. Li hanno spostati e collocati a metà Giugno al di là di ogni ragione logica, di ogni motivazione di risparmio, di ogni considerazione di buonsenso, proprio perchè voglion che la gente vada al mare.
Preoccupati solo delle proprie vacanze e del proprio “meritatissimo” riposo.
Lo hanno fatto apposta a metterli lì i referendum sull'Acqua e sul Nucleare. Li hanno spostati e collocati a metà Giugno al di là di ogni ragione logica, di ogni motivazione di risparmio, di ogni considerazione di buonsenso, proprio perchè voglion che la gente vada al mare.
Ecco! Io non sono uno scienziato e nemmeno un famoso “oncologo” sono solo un cittadino, ma io non andrò al mare il 12 Giugno perchè penserò, fra l'altro, anche al Giappone.
Anzi diciamola tutta se io fossi una mamma, in attesa solo della chiusura della scuola per andare in vacanza , bhè aspetterei per poter votare...proprio per i miei figli.Provate per un attimo a fare un raffronto, se il Giappone è un'esempio mondiale assoluto di modernità e tecnologia...cosa siamo noi?
Noi che pensiamo di impiantare...adesso o meglio nei prossimi dieci anni il nucleare.
Siamo il paese delle scuole fatte di sabbia, delle Case dello Studente in cemento impoverito, siamo il paese delle cricche e delle speculazioni edilizie, quello degli arrangiamenti aumma aumma e delle bustarelle.
Della 'Ndrangheta al potere al Nord come al Sud, degli affari loschi...il paese che accetta il compromesso con le Mafie sull'altare del Dio Danaro.
Siamo il paese che non riesce a frenare il proprio decadimento idrogeologico, un paese in via di franamento, che non riesce a tenere pulito il Po che non depura le acque del Lambro.
Anzi diciamola tutta se io fossi una mamma, in attesa solo della chiusura della scuola per andare in vacanza , bhè aspetterei per poter votare...proprio per i miei figli.Provate per un attimo a fare un raffronto, se il Giappone è un'esempio mondiale assoluto di modernità e tecnologia...cosa siamo noi?
Noi che pensiamo di impiantare...adesso o meglio nei prossimi dieci anni il nucleare.
Siamo il paese delle scuole fatte di sabbia, delle Case dello Studente in cemento impoverito, siamo il paese delle cricche e delle speculazioni edilizie, quello degli arrangiamenti aumma aumma e delle bustarelle.
Della 'Ndrangheta al potere al Nord come al Sud, degli affari loschi...il paese che accetta il compromesso con le Mafie sull'altare del Dio Danaro.
Siamo il paese che non riesce a frenare il proprio decadimento idrogeologico, un paese in via di franamento, che non riesce a tenere pulito il Po che non depura le acque del Lambro.
La scelta “Nucleare” è sciagurata anche per questo, una strada senza uscita che no è nemmeno economicamente conveniente, non per la gente ed ancor meno in assoluto.Solo e questo è certo, rappresenta gli interessi militari e di potere di una ristrettissima parte della “Struttura di potere".
Una minoranza ricchissima e potente che ha esigenza di “Centralizzazione” e di “Controllo” ed esige detenere il Potere ed il Possesso del rubinetto che distribuisce e controlla l'energia.Lo pretende, quindi lo teorizza come forma di “evoluzione” negando e combattendo ogni evidenza anche laddove la “Modernità”, quella vera, quella che si coniuga veramente con il termine “Progresso”, suggerisca invece la distribuzione e la rete. Minoranza, per altro violenta e ed intimidatoria, che è pronta a tutto anche a militarizzare una nazione pur di ottenere il controllo e la creazione di questo Rubinetto.
Una minoranza ricchissima e potente che ha esigenza di “Centralizzazione” e di “Controllo” ed esige detenere il Potere ed il Possesso del rubinetto che distribuisce e controlla l'energia.Lo pretende, quindi lo teorizza come forma di “evoluzione” negando e combattendo ogni evidenza anche laddove la “Modernità”, quella vera, quella che si coniuga veramente con il termine “Progresso”, suggerisca invece la distribuzione e la rete. Minoranza, per altro violenta e ed intimidatoria, che è pronta a tutto anche a militarizzare una nazione pur di ottenere il controllo e la creazione di questo Rubinetto.
La scelta Nucleare non è per il paese, ma per loro, funzionale solo ai loro giochi. Si badi poi che questi “figuri” sono poi i medesimi che hanno mantenuto e mantengono questo paese nelle condizioni che si sono stigmatizzate un poco sopra.
A questo io penserei se dovessi preparare le valigie per partire il 12 Giugno ed ancora parteciperei alle mobilitazioni che cercheranno di anticipare ed unificare le votazioni dei referendum alle amministrative.Non già perchè sia “alternativo” o “progressivo”, ma perchè è del futuro dei miei figli e dei miei nipoti che si sta parlando...ed io su questo, non sono disposto a rilasciare “Cambiali in Bianco" ad alcuno e per nessun motivo
Di Giandiego Marigo e Rosa Brunohttp://veritaedemocrazia.blogspot.com
L’incredibile Kikko
Credere a quello che dice Kikko Testa era, fino a ieri, una missione disperata. Da oggi è una missione impossibile.
Venerdì sera, mentre il reattore nucleare di Fukushima preoccupava il mondo, Kikko era in tivù a dire: tutto sotto controllo.
Ieri mattina, mentre le agenzie giapponesi parlavano di un’esplosione nella centrale nucleare, con distruzione della gabbia protettiva del reattore e rilevazioni di cesio radioattivo, sul sito del Forum Nucleare (presidente Kikko Testa) il titolo era questo: “La centrale di Fukushima è sotto controllo”, corretto da un timido aggiornamento solo a metà giornata.
Fortuna che Kikko è giovane e giovanile. Fosse più anziano avrebbe potuto tranquillizzare le popolazioni del Vajont (state sereni, due gocce d’acqua).
Ma a quest’uomo così ottimista, uno che sul Titanic avrebbe chiesto all’orchestra di continuare a suonare e ordinato a gran voce altro champagne, dobbiamo dei ringraziamenti. Grazie a Kikko sappiamo esattamente cosa succederebbe qui se avessimo le centrali nucleari. Non sapremmo niente.
In un paese in cui un semplice sacchetto della monnezza pare un problema insormontabile, le scorie nucleari sarebbero presentate come caramelle inoffensive (cosa peraltro già fatta nello spot ingannevole del Forum Nucleare, sospeso dal giurì per manifesta paraculaggine). In caso di incidente, Kikko ci direbbe che va tutto bene, tutto è ok, sotto controllo, senza rischi, beviamoci sopra e non pensiamoci più. Con una semplice apparizione in tivù, Kikko ci ha spiegato perfettamente come la menzogna sui rischi sia connaturata agli interessi dell’industria nucleare, come un buon affare valga più della vita e della salute della gente anche per più generazioni. A quest’uomo elegante e pacato dovremmo dire grazie per la volonterosa pervicacia con cui ci aiuta a non credergli, nemmeno per un minuto.
Alessandro Robecchi,
Il Manifesto
sabato 12 marzo 2011
Un referendum che può essere vinto
Dalle manovre governative al referendum di giugnoDiverse notizie degli ultimi giorni hanno riportato la questione del rilancio del nucleare italiano sulle prime pagine dei giornali. Due scadenze, in particolare, dettano il ritmo delle danze del fronte atomico. La prima è quella del 23 marzo, data entro la quale, pena il decadimento della delega, il Consiglio dei ministri dovrà approvare il Decreto legislativo che vorrebbe regolare il percorso del piano nucleare. La seconda è quella del 12 giugno, data quasi certa dello svolgimento del referendum.
E' in questo quadro che si collocano le ultime mosse della lobby atomica. Tra queste dobbiamo segnalarne tre in particolare: l'incredibile pasticcio governativo sugli incentivi alle fonti rinnovabili; la scelta di fissare il referendum proprio nell'ultima domenica utile al fine di rendere più difficile il raggiungimento del quorum; la sfegatata difesa dell'energia nucleare da parte di Umberto Veronesi, cioè di colui che, da presidente dell'Agenzia per la sicurezza, dovrebbe svolgere in teoria un ruolo di garanzia super partes.
Il perché di tanta agitazione è presto detto: lorsignori hanno paura di non farcela. Ricordate l'impegno di Scajola sulla prima pietra da posare entro la legislatura? Bene, quella pietra non è ancora pronta. Leggiamo sul punto la risposta del ministro Paolo Romani, intervistato il 4 marzo sulle pagine del Quotidiano Nazionale: «Sul nucleare l'Italia sconta un ritardo strutturale, complice il referendum che si votò sull'ondata emotiva di Chernobyl. Quella dell'atomo, come ho già detto, è per noi una strada obbligata. In pochi mesi abbiamo costituito l'Agenzia per la Sicurezza nucleare e abbiamo perfezionato la legislazione accogliendo i rilievi delle Regioni. La posa della prima pietra? Puntiamo al 2014».
Il fatto che il nuovo ministro dello Sviluppo Economico indichi il 2014, anziché l'inizio del 2013 (data limite della legislatura) come amava ripetere il suo predecessore Scajola, indica che uno slittamento minimo di un anno e mezzo sui programmi è ormai nelle cose.
Ma ci sono altri punti, condensati proprio nella risposta citata, che meritano un commento. In primo luogo quello secondo cui l'opposizione al nucleare, «per noi strada obbligata» sarebbe solo di tipo emotivo. In secondo luogo il ruolo dell'Agenzia presieduta da Veronesi. In terzo luogo il presunto accoglimento dei rilievi delle Regioni.
Chi usa oggi davvero l'emotività?
Andiamo con ordine. Che un disastro nucleare possa suscitare «emozioni» è un'ovvietà sulla quale non varrebbe neppure la pena di soffermarsi, ma il fatto è che il disastro di Chernobyl non è avvento in un film di fantascienza, bensì nella realtà. Così pure come sono stati una realtà i gravi incidenti di Three Mile Island e Kashiwazaki, fino a quelli considerati «minori», ma pur sempre con la dispersione di radioattività nell'ambiente, avvenuti nelle centrali di tutto il mondo, a partire da quelle francesi ed inglesi. L'emozione c'è perché ci sono i fatti.
Ma chi è oggi che cerca davvero di far leva su un'emotività contrapposta alla razionalità? Sono gli antinuclearisti, o non sono piuttosto i propagandisti dell'atomo ormai a corto di argomenti? Leggiamo per esempio la «scientificità» di questa affermazione di Umberto Veronesi, intervistato su La Stampa del 3 marzo: «Senza il nucleare l'Italia muore. Tra 50 anni finirà il petrolio, tra 80-100 il carbone, seguito poi dal gas. Altre fonti non saranno sufficienti a fornire l'energia di cui abbiamo bisogno. Il risultato? Non avremo la luce, non potremo far funzionare i computer o i frigoriferi e neppure far viaggiare i treni. Se lo immagina?» Costui, che si era presentato come un tecnico che avrebbe vigilato sugli aspetti sanitari a partire dalla sua «esperienza radiologica maturata come oncologo», agisce invece come uno sfegatato militante atomico. Peraltro, con argomenti raccattati nella pattumiera dei luoghi comuni.
Si esauriranno i combustibili fossili? Certo che sì, anche se in tempi ben più lunghi di quelli indicati da Veronesi. Ad esempio, la consistenza delle riserve di carbone si valuta nell'ordine delle migliaia di anni, non certo negli 80-100 dell'intervista. Non per questo ci auguriamo lo sviluppo dell'utilizzo del carbone, ma le stupidaggini sono stupidaggini anche se escono dalla bocca del prof. Veronesi. In quanto al petrolio, abbiamo già scritto diverse volte che in Italia il suo uso per produrre energia elettrica è ormai prossimo allo zero: perché insistere allora con questa litania?Ma, seconda certezza dell'ex senatore del Pd oggi arruolatosi nelle truppe atomiche messe in piedi dal governo Berlusconi, le altre fonti «non saranno sufficienti a fornire l'energia di cui abbiamo bisogno». Ma chi glielo ha detto? L'Italia, che ha oggi il parco di centrali a gas più moderno d'Europa ed una potenza installata più che sufficiente a far fronte al fabbisogno nazionale, ha una richiesta di autorizzazioni nel settore delle rinnovabili che è superiore all'intera potenza elettrica oggi disponibile. Quest'ultimo dato va indubbiamente esaminato in maniera critica, considerato il peso non trascurabile di una componente meramente speculativa, ma anche dopo aver eseguito questa necessaria depurazione esso ci parla delle enormi potenzialità del settore delle rinnovabili.
La speculazione: dai combustibili fossili, agli inceneritori; dalle rinnovabili fino... al nucleare. Notizia: c'è una forma di speculazione nel, per il resto sanissimo, sistema capitalistico! Si tratta di quella messa in piedi con gli incentivi alle fonti rinnovabili. Speculazione tanto più sviluppata in Italia in virtù degli incentivi decisi per legge, assai più succulenti di quelli esistenti nella media dei paesi europei. Esiste questa speculazione? Certamente sì, esiste. Strano però che soltanto su questa si siano levate le voci di certi opinion maker. Lo Stato foraggia le banche? Che nessuno ne discuta. Il deficit pubblico si appesantisce per gli incentivi al settore automobilistico? Non è un problema e Marchionne è un eroe nazionale. Si finanzia più del dovuto il settore delle rinnovabili ed il fotovoltaico in particolare? Scoppia lo scandalo e si corre ai ripari. Come? Non si sa ancora. Il ministro Romani annuncia un decreto ministeriale ad hoc, mentre si annunciano tagli agli incentivi mediamente superiori al 20%. Una riduzione di questa entità sarebbe in realtà ragionevole, ma il problema è che questa percentuale non torna affatto con le cifre ben più elevate che si dice di voler risparmiare (2 miliardi all'anno solo nel solare). Romani lo nega, ma è difficile non vedere in questa manovra la precisa volontà di favorire il nucleare. Il problema, per il governo, è che uno sviluppo troppo forte delle rinnovabili finirebbe per scaricare i fucili della propaganda alla Veronesi. La partita è complicata - anche chi gestisce il business delle rinnovabili ha una sua forza tanto nella politica quanto in Confindustria - ma ben difficilmente avremo un semplice adeguamento degli incentivi, e probabilmente arriveremo ad un vero e proprio freno, per quanto temporaneo, agli investimenti nelle rinnovabili.
Prima di passare ad alcuni dati utili per inquadrare la questione, soffermiamoci ancora sul tema della speculazione. Che quello della produzione di energia elettrica sia un campo molto fertile per gli speculatori è cosa assai nota. Ma ciò avviene solo nel settore delle rinnovabili? Non scherziamo. La madre di tutte le speculazioni si chiama Cip6, nomignolo apparentemente innocuo quanto civettuolo, che dal 1992 con il truffaldino concetto di «fonti assimilabili» (alle rinnovabili, ovviamente) ha regalato 40 miliardi di euro proprio ai grandi produttori di energia elettrica con le fonti fossili (Enel in primo luogo) ed agli inceneritori. Non contenti di questa truffa colossale - che fra l'altro ha consentito all'Enel di arrivare ad utili annui superiori ai 5 miliardi di euro, ma questo scandalo pagato dai consumatori sembra non interessare a nessuno! - i soliti noti vogliono gettarsi ora sulle regalie previste per il nucleare. Che cosa ha infatti deciso il governo con il decreto del febbraio 2010? Semplice: «Lo Stato pagherà nel caso di ritardi nella costruzione delle centrali, le aziende produttrici di energia nucleare avranno diritto a vendere tutto il quantitativo di energia che vorranno, alla faccia del mercato, e ciò avverrà presumibilmente a prezzi superiori a quelli correnti. Abbiamo dunque un gigantesco caso di foraggiamento con denaro pubblico degli oligopoli del settore, al massimo 2-3 aziende, che non ancora contente di questa ruberia cercheranno anche di far lievitare i prezzi scaricandoli sui consumatori. Altro che mercato! Altro che concorrenza! Altro che liberalizzazione bersaniana!»
Perché le rinnovabili infastidiscono la lobby nucleare
Per capire il peso che vengono assumendo le fonti rinnovabili è certamente utile esaminare qualche dato. Nel 2009 la produzione da fonti rinnovabili in Italia è stata pari a 69,3 miliardi di chilowattora (Kwh). Nel 2008 la produzione si era fermata a 58,1 miliardi di Kwh. Vi è stato dunque un aumento di oltre il 19% sull'anno precedente, un dato notevole anche se un po' «drogato» dall'andamento climatico favorevole all'idroelettrico nel 2009. Ma saranno i dati del 2010, ad oggi non ancora disponibili, a marcare un grande avanzamento delle rinnovabili. In ogni caso, limitandoci al dato ufficiale del 2009, dobbiamo rilevare che la produzione da fonti rinnovabili, raggiungendo il 20,8% dei consumi interni lordi (CIL) ed il 23,9% della produzione interna lorda, ha coperto esattamente il 100% dei consumi domestici. Un traguardo simbolico non da poco.
Vediamo ora quali fonti hanno consentito di raggiungere questo risultato. L'idroelettrico ha contribuito per 49,1 miliardi di Kwh, l'eolico per 6,5 miliardi, il geotermico per 5,3 miliardi, le biomasse (che però possono essere considerate «rinnovabili» solo in minima parte) per 7,6 miliardi, il solare per soli 676 milioni. Questi dati ci dicono che l'idroelettrico fa ancora la parte del leone, che il geotermico è sostanzialmente stabile ormai da molti anni, che biomasse ed eolico crescono ma a ritmi non particolarmente elevati, che il solare è ancora il fanalino di coda, ma - attenzione! - con un aumento percentuale sul 2008 del 350%! Ci soffermiamo sul caso del solare fotovoltaico, perché è proprio in questo settore che le incentivazioni hanno prodotto il boom del 2010. Se a fine 2009 la potenza istallata nel settore era di 1.144 Megawatt (Mw), a fine 2010 le proiezioni parlano del possibile raggiungimento della soglia degli 8.000 Mw (+ 699% in un anno!). Un incremento certamente «drogato» dagli incentivi - il governo aveva previsto il raggiungimento di questa soglia nel 2020! - ma comunque impressionante.
Ora i lettori saranno giustamente curiosi di sapere se questo boom continuerà o se invece si arresterà del tutto con la riduzione delle incentivazioni. Non abbiamo la sfera di cristallo, ma per cercare di capirlo può essere utile allargare lo sguardo al panorama europeo, dato che gli incentivi esistono un po' ovunque, ma in misura in genere assai inferiore a quelli fino ad oggi concessi in Italia. Se finora abbiamo utilizzato i dati ufficiali del Gestore Servizi Energetici (GSE), passiamo ora a quelli della International Energy Agency (IEA).Con i suoi 69,3 miliardi di Kwh prodotti con le rinnovabili, l'Italia è solo al quinto posto a livello europeo, preceduta da Germania (95,2), Svezia (78,7), Spagna (72,4) e Francia (69,4). Quello che è però più interessante è la collocazione nella graduatoria dei due settori davvero emergenti (eolico e solare). Nell'eolico al primo posto troviamo la Germania (37, 8 miliardi di Kwh), seguita da Spagna (36,6), Regno Unito (8,5), Francia (7,7), Portogallo (7,5), Danimarca (6,7) ed infine Italia (6,5). Nel solare la graduatoria disegna una piramide ancora più accentuata. Alla base il grosso dei paesi con una produzione sostanzialmente trascurabile, in vetta di nuovo la Germania (6,2 miliardi di Kwh) e la Spagna (6,1), nel mezzo l'Italia ferma a 676 milioni.
Se la non brillante posizione italiana nell'eolico può anche spiegarsi con la minor ventosità media del territorio nazionale rispetto ai paesi che si affacciano sull'Atlantico, che dire del solare? In questo campo non c'è alcun motivo per cui il «Paese del sole» debba stare dietro alla Germania, con una produzione che è solo il 10,9% di quella realizzata dai tedeschi. E' evidente dunque che in altri paesi europei le rinnovabili marciano anche se non godono di incentivi all'«italiana», dimostrando dunque che la crescita in corso rappresenta un trend sostanziale e destinato a durare. Che è esattamente quello che i nuclearisti alla Veronesi proprio non vogliono sentirsi dire.
Il percorso del decreto ed un referendum che può essere vinto
Dopo questa sfilza di numeri, torniamo ora alle prospettive del piano nucleare italiano. Abbiamo accennato all'inizio alla scadenza del 23 marzo. In apparenza niente sembra poter fermare la corsa all'atomo del governo. Eppure qualche timore esiste. Leggiamo cosa ha scritto il 4 marzo il quotidiano economico Milano Finanza: «La parola d'ordine è rassicurare sul fatto che tutto marcia come deve, ma dietro l'ufficialità qualche malumore trapela. Il rischio incaglio è in agguato, e non solo per il previsto veto di gran parte delle Regioni, arrivato puntualmente ieri. Il provvedimento deve ancora approdare all'esame delle commissioni parlamentari competenti, Attività produttive (Camera) e Industria (Senato) e da lì, acquisite eventuali osservazioni, tornare al Consiglio di Stato».Si è visto all'inizio che Romani ritiene che i rilievi delle Regioni siano stati accolti nella nuova bozza del decreto, ma le Regioni non sembrano affatto d'accordo. Dalla riunione dei governatori è arrivato un no piuttosto secco. Si sono pronunciate a favore solo 4 regioni (Piemonte, Lombardia, Campania e Veneto), ed è significativo che al no delle regioni governate dal centrosinistra si siano aggiunti quelli di Sicilia, Sardegna e Molise, mentre la Regione Lazio non si è espressa.
Ovviamente l'opposizione delle regioni è fiacca e di tipo tecnicistico, ma segnala quali potranno essere le difficoltà politiche nel momento in cui si arrivasse alla indicazione dei siti.Nonostante i molti ostacoli, è difficile pensare che il governo non ce la faccia a varare il decreto, anche per la debolezza di un'opposizione parlamentare assai smorta sul nucleare come sul resto.
Molto più interessanti sono invece le prospettive che si aprono con il referendum. Nei giorni scorsi il governo ha lasciato intendere di voler fissare la consultazione referendaria per il 12 giugno, cioè proprio nell'ultima data consentita dalla legge. L'intento è chiaro: favorire l'astensionismo, che è l'unica carta possibile per far fallire i referendum in programma, oltre a quello sul nucleare quelli per l'acqua pubblica e contro il «legittimo impedimento».Questa volta, dopo tanti referendum andati a vuoto, è possibile che il quorum venga raggiunto. La curva declinante delle consultazioni referendarie italiane - da una partecipazione al voto dell'87,7% per il divorzio nel 1974, al 23,3% al referendum per una legge elettorale ultra-maggioritaria del 2009 - sembrerebbe non lasciare speranza alcuna. Ed in effetti il quorum è stato raggiunto l'ultima volta nel lontano 1995, mentre tutti i referendum successivi (1997, 1999, 2000, 2003, 2005, 2009) sono sistematicamente falliti.
Sarà così anche questa volta? Non è detto. La crisi dello strumento referendario ha coinciso con tre precisi fenomeni: in primo luogo, l'uso a raffica, e sui temi più disparati ed a volte astrusi, che ne è stato fatto in particolare dai radicali; in secondo luogo, il suo utilizzo ripetuto su una materia assai ostica come quella delle leggi elettorali (si è votato su questo tema, sempre su quesiti sostanzialmente ultra-maggioritari, nel 1991, 1993, 1999, 2000, 2009); in terzo luogo, la crescente spoliticizzazione di massa ed il prevalere della rassegnazione di fronte ad un sistema oligarchico.
Cosa c'è di diverso questa volta da far pensare ad un differente esito nel giugno 2011? C'è che, senza voler togliere niente agli altri quesiti referendari, quello sul nucleare ha le caratteristiche giuste per fare di un referendum un'occasione di mobilitazione per milioni di persone. Contro il nucleare c'è una forte sensibilità diffusa, sul nucleare si è già votato ed allora fu un plebiscito, sul nucleare tutti i sondaggi ci dicono che la maggioranza degli elettori è ancora oggi contraria, sul nucleare un no costringerebbe davvero il governo a fermare i suoi piani.
Non è detto che questa mobilitazione possa essere sufficiente. Anzi, un calcolo meramente ragionieristico direbbe il contrario, dato che Pdl e Lega lavoreranno senz'altro per l'astensione. Molto dipenderà dalla campagna elettorale, che negli ultimi referendum è stata sempre particolarmente smorta, ma che questa volta si preannuncia invece più viva e partecipata. E' comunque una partita da giocarsi, anche perché il referendum sarà anche un voto pro o contro il governo. E ci sono ben pochi dubbi sul fatto che la maggioranza degli italiani non veda l'ora di mandarlo a casa.
Leonardo Mazzei
Il galletto ha fatto l’uovo
Riassumendo. In Italia la disoccupazione è da record, un giovane su tre se ne sta a spasso tutto il giorno mentre gli altri s’arrangiano tra finti stage e contrattini veramente squallidi (figli di papà esclusi, of course). Forse perché da anni il Pil è al palo mentre il debito pubblico vola verso vette inesplorate. E, dulcis in fundo, nessuno ormai ci calcola più sullo scenario internazionale (Gheddafi incluso).Che fa dunque il governo del fare in una situazione così complessa, con gli italiani sempre più preoccupati per il lavoro, la sanità, la scuola e – massì – la cultura? Limita il potere dei pm. Ovvero: nel Paese – presunto – civile con la più alta corruzione sistemica, con la più incredibile presenza di indagati e condannati dentro il Parlamento, con il generale dei carabinieri Ganzer tranquillo al suo posto nonostante la sentenza che lo riconosce responsabile per traffico di armi e droga (con relativa pena di 14 anni), nel giorno in cui viene arrestato per camorra l’ennesimo amministratore locale (sindaco nel Casertano, ma pure consulente di Alemanno a 90mila euro l’anno), con i 60 miliardi di euro che ci costa ogni anno la cricca globale del malaffare pubblico-privato, ecco la soluzione geniale e definitiva, la salvifica risposta a tutti i nostri guai.
Separare le carriere e rendere patrimonialmente responsabili i magistrati cambierà faccia all’Italia secondo le raffinate previsioni del duo Alfano&Ghedini. Che non si spaventano dei tempi lunghi: la modifica costituzionale è lunga e perigliosa, e anche se comincia come un qualsiasi diversivo politico (i cassetti del Parlamento sono pieni di leggi strombazzate e presto sepolte), può finire per incidere davvero su qualche passaggio giuridico successivo. Infatti: diamo pure per certo che entro fine legislatura non si arrivi a nulla, ma se poi vincono ancora gli amici di Berlusconi e lui li abbraccia dall’alto del colle più alto? La riforma parte oggi per distrarre, ma un domani può arrivare proprio dove doveva.
Nel frattempo, prosegue il solito lavorio di base. La crisi? La Fiat in fuga e l’ennesima beffa di Termini Imerese? Le celebrazioni dell’Unità d’Italia che si trasformano in zuffa nel fango padano? Dettagli. Perché il problema del giorno è accusare Il Fatto di gettare una luce sinistra sull’interesse manifestato dal premier circa l’età di Ruby. Cioè cattivi siamo noi che andiamo in un “paesino sperduto del Marocco“ (copy di quei simpatici umoristi del Giornale) a capire come mai un’addetta all’anagrafe racconti strane storie su italiani che promettono soldi in cambio di un colpo di bianchetto. Una mitomane, è chiaro, magari una che spera di andare al Grande Fratello grazie allo scoop fasullo.
Il galletto che canta ha fatto l’uovo, e anche stavolta dentro non c’è niente di buono per gli italiani.
Blog di Chiara Paolin
Il Fatto quotidiano
Tanto oro quanto pesa
L’intervista di Giuliano Ferrara a Goffredo De Marchis, su Repubblica di ieri, andrebbe studiata nelle scuole di giornalismo perché ha il raro pregio di sintetizzare chi è Ferrara, cos’è la Rai e cos’è diventato il giornalismo italiano.“L’Italia – esordisce Ferrara – è occupata non da B., ma da una mentalità, da una cultura e da un modo di essere delle élite che mi fa venire l’orticaria”. La palla del pallone pallista giunge all’indomani degli ultimi dati sulle presenze dei politici nei Tg Rai a gennaio: B. ha totalizzato 6 ore e 40 minuti, il doppio di tutti gli altri leader messi insieme. Dev’essere per questo che, da lunedì, avremo Ferrara ogni santo giorno dopo il Tg1: per riequilibrare un po’.
De Marchis gli domanda che credibilità può avere un conduttore che è anche consigliere del premier. Ferrara fa l’offeso: “Non sono il consigliere di B. Faccio un giornale, scrivo commenti… se lavorassi per B. il mio nome sarebbe nella lista dei bonifici del ragionier Spinelli”. E qui il giovanotto si sopravvaluta: i bonifici di Spinelli erano per le mignotte, tutte fra l’altro carinissime, mica per ceffi come lui. E poi lui, da B. e famiglia, riceve già tre stipendi: da direttore del Foglio, da rubrichista di Panorama, da editorialista del Giornale (poi ogni tanto arrotonda: ora con la Cia, ora con Tanzi, ora con la diaria di eurodeputato assenteista, ora con quella di ministro e portavoce). Insomma, è un tipo indipendente.
De Marchis gli ricorda le riunioni dei giornalisti della ditta a Palazzo Grazioli. E lui barrisce orripilato: “Di che parliamo? Posso andare a pranzo con chi mi pare? Montanelli non andava a pranzo con Spadolini, coi segretari dei partiti? È assolutamente normale per un giornalista andare dal premier”. Certo che è normale, ma a patto che il premier non stipendi il giornalista. Altrimenti, in un paese serio, il giornalista non deve mai occuparsi del premier. Montanelli incontrava Spadolini (suo ex collega e direttore al Corriere), ma Spadolini non stipendiava Montanelli. Infatti Montanelli criticava spesso Spadolini, mentre Ferrara, quando proprio ha un attacco di temerarietà, scrive che B. ha sbagliato cravatta.
Ora annuncia: “Il Cavaliere mi darà mille occasioni per parlare male di lui” (sì, quando sbaglierà i calzini o la tintura del toupet).Ma eccolo commentare i bunga bunga con minorenni: “Sapevamo cosa faceva Gronchi nella sua vita privata? E quello che combinava Merzagora?”. A parte la bruciante attualità di Gronchi e Merzagora, abbiamo come il sospetto che, se i due avessero telefonato in questura per far rilasciare una ladra marocchina minorenne senza documenti che passava le notti con loro, la cosa si sarebbe saputa e avrebbero dovuto dimettersi.
Ma per Ferrara il vero “scandalo è sapere di Berlusconi quello che sappiamo”. Osservazione più che comprensibile, per uno che in vita sua ha fatto il picchiatore comunista, la spia della Cia, la trombetta di Craxi e B., ma mai per un solo istante il giornalista. Solo un paese malato può scambiare per giornalista uno che detesta le notizie a tal punto da desiderare che non si vengano a sapere.
De Marchis gli domanda del processo Ruby, e lui: “È un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati”. Un processo messo in piedi da magistrati e pedinatori: ma siamo matti? Dove andremo a finire, signora mia.
Nel ’93 Ferrara bruciò in tv il bollettino dell’Intendenza di Finanza per l’abbonamento Rai. Poi spiegò di averlo fatto per chiedere le dimissioni dell’allora direttore generale Locatelli, accusato di aver favorito gli affari di sua moglie. Locatelli non aveva condanne, ma per il garantista Ferrara era colpevole lo stesso. Fortuna che gli abbonati non gli diedero retta, altrimenti oggi la Rai non saprebbe come pagargli un milione e mezzo per il nuovo programma.
Triste destino, quello di Ferrara. Fonda Il Foglio e non lo compra nessuno. Si candida al Mugello e non lo vota nessuno. Fa Otto e mezzo e non lo guarda nessuno. Però lui insiste. Tanto lo pagano a peso.
Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano
Contro il sovversivismo delle classi dirigenti
Con ogni evidenza la Costituzione è sotto attacco. Lo è da parte del governo Berlusconi che vuole stravolgere l'equilibrio dei poteri tra esecutivo e giudiziario e vuole ridisegnare il ruolo dell'impresa sgravandola da ogni responsabilità sociale per ergerla a potere sovrano e principio ordinatore delle relazioni sociali. Berlusconi è chiaramente un eversore, degno erede di Gelli, e come tale si comporta. Non è però il governo Berlusconi l'unico aggressore della Carta Costituzionale.
Anche la Confindustria ha preso a pieno il posto tra gli eversori. Quando Marchionne mette in discussione il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici di organizzarsi in sindacati autonomi ed indipendenti sta attaccando la Costituzione. Quando Marchionne mette in discussione il diritto di sciopero sta attaccando la Costituzione. Quando la Confindustria si pone l'obiettivo di generalizzare la distruzione del contratto nazionale di lavoro sulla scia di Marchionne, sta attaccando la Costituzione.
A questi due eversori interni, in questi giorni si sta aggiungendo un complice ulteriore: l'Unione Europea. Nello sciagurato accordo, pomposamene chiamato «Per l'euro», che stanno siglando in questi giorni i ministri economici, si discute lo scardinamento della Costituzione Repubblicana. E' infatti sul piatto la proposta che il Patto di stabilità - una stangata pesante e prolungata nel tempo dell'ordine di oltre 20 miliardi di tagli l'anno - venga recepito all'interno della Costituzione italiana stravolgendone completamente il senso. Se oggi la Costituzione mette al centro il diritto al lavoro e lo sviluppo dei diritti sociali e civili, l'Unione Europea discute di imporci una riscrittura della Costituzione attorno ai sacri dogmi del neoliberismo e delle politiche antisociali. Un vero e proprio colpo di stato monetario.
Oggi, mentre scendiamo in piazza per la difesa della Costituzione, vogliamo dire forte e chiaro che non lo facciamo solo contro Berlusconi, ma anche contro Confindustria e Unione Europea.
Con buona pace di larga parte del Centrosinistra, ci battiamo contro il sovversivismo delle classi dirigenti, italiane ed europee, di cui Berlusconi è un esponente. Forse tra i più determinati - e più grotteschi - ma certo non isolato nel panorama politico continentale.
Paolo Ferrero,
segretario nazionale PRC
Il governo del fare (danni)
Violenza sessuale "lieve" ai minori: ecco i nomi dei senatori firmatariIl caso si commenta da sé. Si erano inventati un emendamento proprio carino. Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori
Firmatari alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707. Annotateli bene :
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707. Annotateli bene :
sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania)
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).
Per la cronaca:
Per la cronaca:
- il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina o un bambino);
- il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...);
- il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti";-
mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).
mercoledì 9 marzo 2011
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