venerdì 22 ottobre 2010

NON SOLO SERVI, ANCHE LADRI

Bonanni e Angeletti non si accontentano di aver abolito il contratto nazionale di lavoro accodandosi ai voleri di Confindustria e Governo, adesso, per il lavoro svolto, pretendono di essere pagati 27 milioni di euro, da quegli stessi lavoratori cui impediscono di esprimersi sugli accordi.


Con la busta paga di novembre verrà consegnato un modulo con cui si richiede ai lavoratori metalmeccanici il pagamento del “contributo sindacale straordinario”. Questo contributo, secondo l’Accordo del 2009 e il Protocollo d’intesa del 2010, siglati solo da FIM-CISL, UILM e Federmeccanica, consiste in 30 euro che vengono richiesti ai lavoratori non iscritti ai sindacati a titolo di quota associativa straordinaria a fronte dell’attività negoziativa svolta. Il meccanismo si basa sul principio del silenzio-assenso: se non si rimanda indietro il modulo negando il contributo, questo sarà prelevato direttamente nella busta paga di dicembre.
Facciamo un rapido conto. I metalmeccanici sono in Italia circa 1.600.000, togliendo le imprese artigiane arriviamo a 1.400.000. di questi circa 900.000 non sono iscritti a nessun sindacato. Quindi l’obolo che intendono mettersi in tasca CISL e UIL è pari a circa 27 milioni di euro.
Questo meccanismo non è una novità degli ultimi anni. non è molto simpatico ma ha una sua logica. Il contratto si applica a tutti, iscritti o no al sindacato. Se porta dei benefici salariali è giusto che chi ne beneficia paghi una sorta di una tantum.
Il problema è che finora le piattaforme contrattuali e gli accordi erano sottoscritte da tutti i sindacati. L’ultimo contratto unitario, quello del 2008, non solo è stato sottoscritto da tutti i sindacati, ma è stato sottoposto a referendum a tutti i lavoratori, anche i non iscritti, ottenendo la stragrande maggioranza dei voti.
Questa volta invece i 30 euro dovranno essere pagati (a FIM e UILM) senza aver avuto possibilità di esprimersi sugli accordi per esplicita opposizione di FIM e UILM.
Si può aggiungere che i sottoscrittori del contratto sono sindacati minoritari nella categoria. Tutti insieme non eguagliano gli iscritti alla FIOM

Le primarie non bastano

Intervista a Claudio Grassi: il Prc chiede «unità sui contenuti»



Claudio Grassi, lei è il numero due del Prc. Il suo partito propone di proseguire il percorso del 16 ottobre, la manifestazione Fiom a cui era presente tutta la sinistra politica e quella 'sociale'. Ma perché a Nichi Vendola, candidato alle primarie, dovrebbe interessare chiudersi nel 'ghetto' della sinistra?
Dal 16 ottobre emerge un paese che reagisce alle ingiustizie crescenti. È un pezzo di popolo rilevante che cerca una sponda politica, come ha detto il segretario della Fiom Maurizio Landini dal palco. È il popolo che ha firmato i rederendum dell'acqua, quello del no a Pomigliano e alla legge Gelmini.
Invece Sinistra ecologia e libertà dice che serve una sinistra fuori dalla querelle moderata-radicale.
È una semplificazione, una scorciatoia. Serve invece ricostruire una sinistra d'alternativa. O ricostruiamo un'unità dopo vent'anni di frantumazione, o il nostro destino è segnato.
Quello del Prc?
Quello di tutta la sinistra che voglia definirsi così. A fine novembre avremo un congresso in cui costruiremo un nuovo soggetto politico, la Federazione della sinistra, che mette assieme forze che già da tempo si sono ritrovate assieme in battaglie comuni. E con l'ambizione di costruire un soggetto più ampio. Io, poi, penso che in questa occasione debbano unirsi i due partiti comunisti, noi e il Pdci, perché non ha alcun senso che restino divisi.
Nel Prc non tutti la pensano così. Perché non l'avete già fatto?
Ormai sta nelle cose. Ma per dividere basta un momento, per riunire ci vuole molto di più. Purtroppo sono vent'anni che ci dividiamo. Oggi la Federazione sta cercando di far girare la ruota all'incontrario.
Vendola però dice che non farà ai suoi concorrenti alle primarie il regalo di fare il leader della sinistra radicale.
È una proposta debole. La ricostruzione della sinistra non può essere legata al fatto che in Italia si facciano o no le primarie, o se c'è un leader con capacità mediatiche. Una bella immagine non basta, Zapatero lo insegna. La nostra proposta è più concreta e realistica. Anche se quella di Nichi oggi sembra più attrattiva.
Se Vendola vi imbarcasse, rischierebbe di far scappare l'elettorato e i potenziali alleati che non vogliono sentire parlare di comunisti.
Ma ci saranno le elezioni? Non lo sappiamo. E le primarie? Non sappiamo neanche questo. È tutto un percorso incerto. E che comunque non affronta la crisi della sinistra. Non basta un leader, serve un progetto in grado di dare una risposta alla crisi. I governi socialisti di Spagna e Grecia non fanno scelte molto diverse da quelli di centrodestra di Germania e Francia. Naturalmente io mi auguro le elezioni al più presto. E se ci saranno le primarie, non ho dubbi che Nichi Vendola, che è il candidato con il programma più vicino, sarà sostenuto da tutte le forze della sinistra.
Il suo segretario, Ferrero, non è sempre tenero verso Vendola. Anche sulle primarie, non dà per scontato il voto del Prc.
Per esperienza lunga sulle scissioni, purtroppo, conosco le dinamiche del dopo. Anche quelli di Sel non sono proprio gentili verso di noi. E a parte le battute, alle ultime regionali è stata Sel a optare per certi candidati insostenibili voluti dal Pd. In Lombardia e in Campania, per esempio.
Appunto. Fra Prc e Sel c'è una differenza netta sull'alleanza: voi darete l'appoggio esterno al governo, Sel ci entrerà.
Ma sui contenuti la differenza sparisce. Ai cancelli di Pomigliano, a sostenere il no all'accordo di Marchionne, ci siamo trovati insieme. Così ai banchetti della raccolta firme sul referendum dell'acqua. E il 16 ottobre in piazza. In tutte queste occasioni il Pd non c'era. Anzi, era dalla parte opposta. Per questo sostengo che l'unità sui contenuti si può costruire. Certo, oggi il progetto di Sel e quello della Federazione sono diversi. Vendola pensa di poter prendere la leadership della sinistra con le primarie. Per noi è velleitario. Crediamo a una modalità graduale, e più solida e giusta. Fra l'altro, per noi è sbagliato chiudere, a parole, la stagione delle due sinistre: il fatto che il Pd su cose decisive stia dall'altra parte vuol dire almeno che ci sono due opposizioni diverse, una moderata e una di alternativa. Bisogna scegliere da che parte stare.
di Daniela Preziosi su Il Manifesto


Alla Camera tutti per la Tav. Anche l’Idv

Con un voto praticamente unanime, 512 voti a favore e 1 solo contrario, la Camera ha approvato la mozione del Partito democratico, su cui il governo ha espresso parere favorevole, che spinge per fare la Tav in Piemonte. La mozione ha avuto come primo firmatario il deputato Esposito ma è stata firmata anche da Piero Fassino, Cesare Damiano, Salvatore Merlo, dai deputati rutelliani dell’Api, Vernetti e Calgaro, ma anche da Renato Cambursano dell’Italia dei Valori, partito che deve registrare qualche problema.Oltre alla mozione Esposito sono state approvate con larghissima maggioranza anche le altre mozioni presentate rispettivamente da Ghiglia (Pdl), Delfino (Udc), Misiti (Mpa) e Allasia (Lega) anch’esse con il parere favorevole del governo. Un parlamento “bipartisan”, quindi, come si usa dire e unanimemente favorevole a costruire l’Alta velocità in Val di Susa nonostante la netta contrarietà di tutta la valle come ha dimostrato l’imponente manifestazione del 9 ottobre che ha visto sfilare circa 50 mila persone.Essendo stata presentata dall’opposizione la mozione più rilevante è quella di Esposito che impegna il governo «a confermare la valenza strategica della realizzazione della Torino-Lione come asse decisivo per i collegamenti europei, attraverso l’adozione di tutte le iniziative e gli atti necessari anche sulla base del lavoro condotto dall’osservatorio». La mozione poi chiede di «garantire un adeguato piano finanziario con programmazione pluriennale che copra l’intero ammontare dell’opera», impegna l’esecutivo ad «accelerare la firma di un nuovo accordo tra Italia e Francia» e «a promuovere una campagna di informazione sulla realizzazione della Torino-Lione da realizzarsi in accordo con gli enti locali interessati e la regione Piemonte».Insomma, un approccio molto realista e che contribuisce non poco ad aiutare il governo a proseguire con un’opera che invece, da diversi mesi, sembrava in difficoltà proprio per l’opposizione incontrata sul territorio e per i distinguo che sono arrivati fin dentro al Pdl. Solo qualche settimana fa, è stato il deputato europeo del centrodestra, il potente Vito Bonsignore, a sottolineare i suoi dubbi e l’antieconomicità del progetto. Una posizione che ha avuto, tra le reazioni più agguerrite, quella del presidente Pd della provincia di Torino, Saitta.Per capire il ruolo decisivo del Pd, resto, basta leggere la dichiarazione dei deputati piemontesi Merlo, Esposito e Lovelli: «Ora la Torino-Lione può decollare. L’approvazione unanime – l’unica – della Camera della mozione che abbiamo presentato con l’Idv, i Moderati e l’Api, oltre a impegnare il governo sulla certezza delle risorse necessarie per la realizzazione dell’opera e a assumere tutte le iniziative per accelerare l’iter procedurale, ha raccolto le sollecitazioni provenienti dal mondo economico e produttivo piemontese». Difficile che raccolga i consensi dei cittadini interessati, che già alle ultime elezioni regionali hanno votato massicciamente per la lista 5 Stelle di Grillo.A colpire di più, però, è la posizione dell’Idv, che ha partecipato alle manifestazioni della Val di susa e che non a caso è costretto a registrare uno scontro interno. «Ci eravamo iscritti a parlare – dicono i deputati Idv Barbato e Zazzera, accusando il capogruppo Donadi – ma alla fine non ci è stato consentito. Per questo durante la votazione ci siamo alzati mostrando la scheda magnetica in segno di dissenso e protesta».
Salvatore Cannavò,


Il Fattoquotidiano

giovedì 21 ottobre 2010

Con l’arbitrato cancellati i diritti dei lavoratori.

Costruire i comitati 16 ottobre per fermare l’offensiva delle destre

Con l’approvazione del disegno di legge cosiddetto “collegato lavoro” il parlamento ha fatto un grande regalo a Confindustria e a quella parte di imprenditori che premono per la messa in mora dello Statuto dei diritti dei lavoratori e l’introduzione della libertà di licenziamento.
Il provvedimento, che era stato rimandato all’esame delle Camere dal Presidente Napolitano lo scorso giugno, ha visto le destre ricompattarsi in un voto favorevole, mentre il centro, Udc in testa, si è astenuto, vista la piena condivisione della Cisl di Bonanni sulle nuove norme in materia di lavoro.
E così l’arbitrato d’equità è divenuto legge, in barba a decenni di lotte dei lavoratori e del mondo sindacale: d’ora in poi per ogni nuovo lavoratore assunto, in sede di stipula del contratto, si avrà la possibilità di stipulare una clausola in cui lavoratore e azienda scelgono di affidare le controversie in materia di lavoro non più al giudice, ma ad un arbitro, che potrà decidere anche in deroga rispetto ai contratti di lavoro.È evidente che la possibilità di scelta sta solo da una parte dei due contraenti del contratto, cioè del datore di lavoro, mentre il lavoratore, soprattutto se a tempo indeterminato o in prova sarà obbligato a optare per l’arbitro invece che per la tutela giurisdizionale.
E così si chiude a livello legislativo il quadro che l’apripista Marchionne ha inaugurato con l’accordo di Pomigliano, cioè quello di far diventare regola la deroga al contratto collettivo nazionale di lavoro in molte materie inerenti il rapporto di lavoro. Nel collegato lavoro, infatti, è prevista a chiare lettere l’ipotesi della certificazione, cioè il ricorso ad un contratto individuale che deroga in peggio le condizioni dettate dalle leggi sul lavoro e dal contratto collettivo nazionale.
In più, un emendamento al testo ha messo in soffitta la previsione, introdotta dal centrosinistra quando era al governo, dell’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, visto che sotto la maschera dell’apprendistato si potrà iniziare a lavorare a 15 anni.Siamo di fronte ad un attacco pesante ai diritti dei lavoratori voluto da Confindustria, e assecondato da Cisl e Uil, proprio all’indomani della grandissima manifestazione della Fiom e delle sinistre in difesa del contratto collettivo nazionale di lavoro e per il ristabilimento della democrazia nei luoghi di lavoro.
È ancora più necessario oggi costruire comitati unitari della sinistra per dare rappresentanza politica al popolo del 16 ottobre e mettere un argine al progressivo smantellamento dell’impianto lavorista della nostra carta costituzionale perseguito con metodo e costanza dal governo Berlusconi. Dal 16 ottobre bisogna ripartire per una nuova stagione di conquiste di diritti per i lavoratori, per combattere la precarietà, per mettere un freno alla corsa verso il basso di salari, stipendi e pensioni.

Stefano Vinti,
segretario regionale Prc Umbria

Orvieto. Il PDCI e il centro sinistra escano dalle ambiguità e caccino i consiglieri favorevoli alla Giunta Concina

La Federazione Provinciale di Terni del PRC esprime il più profondo dissenso rispetto alle scelte di alcuni esponenti del centro sinistra nel Comune di Orvieto, dove mercoledì 20 ottobre, in occasione del voto sulle linee programmatiche del sindaco Concina, hanno espresso parere favorevole, sancendo di fatto la nascita di una maggioranza per la giunta di centro-destra nella città, di cui è fin troppo facile prevedere un rimpasto.
Nella votazione di mercoledì si poteva consumare la fine di una giunta che per oltre un anno ha scelto di non governare la città, determinando un peggioramento della già delicata situazione economica dell’ente.
Il grave comportamento dei consiglieri che hanno deciso di rompere con il centro sinistra e di sostenere Concina, magari con la promessa di un posto al sole, è ormai agli atti; si è determinata una maggioranza formata da PDL, UDC, PDCI; a ciò si aggiunge il voto del presidente del consiglio comunale, eletto nelle liste del PD, nonché la complice assenza del consigliere socialista e la fuga, al momento del voto, di un altro consigliere del PD.
La situazione si dimostra quindi essere tragica ma non seria. In particolare il Consigliere Tonelli, già candidato a sindaco di Orvieto nelle liste del PDCI, ha dimostrato una concezione della coerenza del tutto personale, sostenendo nel corso del dibattito che la sua scelta è supportata dal segretario regionale del PDCI: Giuseppe Mascio. Prendiamo atto quindi che al PDCI di Orvieto e al suo consigliere, Tonelli, non interessa il contenuto dei programmi, ma di partecipare al governo, secondo la migliore tradizione berlusconiana.
Il PRC ritiene che sia ormai giunta l’ora di fare chiarezza; per questo richiede agli organi provinciali e regionali dei partiti del centro sinistra ed in particolare a quelli del PDCI, di prendere le misure necessarie di espellere i consiglieri resisi complici delle destre, le cui politiche restano, a livello locale come a livello nazionale, le principali cause del disagio sociale ed economico della nostra comunità.
Segreteria PRC Terni

mercoledì 20 ottobre 2010

Appunti sul congresso di Sinistra Ecologia e Libertà

Introduzione
Nella maggior parte dei partiti odierni,il congresso ha perso la funzione che aveva un tempo:quella di decidere gli obiettivi di medio periodo , le linee di azione del partito, gli alleati sociali da coinvolgere per raggiungere tali obiettivi.
La funzione rimasta è quella identitaria, sia verso l'esterno che verso l'interno.
Questa assume tanta più importanza quando il congresso è quello fondativo del partito. Nel caso di Sinistra Ecologia e Libertà, la cui identità è rimasta fino ad oggi legata alla somma delle identità eterogenee dei componenti e alla sintesi fatta dal suo leader carismatico, Nichi Vendola, questo congresso serve a definire una nuova identità (per i componenti) e a richiamare i soggetti sociali acui SEL intende fare riferimento.
Per questa ragione, penso che un'analisi del “Manifesto Fondativo” di SEL sia utile a comprendere meglio radici, referenti e cultura della nuova formazione.

Il partito dei ceti medi riflessivi e dei suoi figli
Il Manifesto è di non facile lettura per chi cerchi di andare al cuore del nuovo partito. La ragione sta nel linguaggio molto prosaico e a tratti poetico, inusuale per un documento politico.
Se dovessi riassumere in una frase l'identità di SEL penso che sarebbe questa:SEL è il partito dei ceti medi (riflessivi) e dei loro figli precari.
Tanto i membri che i referenti sociali di SEL sembrano essere quei ceti che appunto hanno una cultura medio alta, che svolgono o hanno svolto lavori intellettuali o impiegatizi (insegnanti, medici,avvocati,lavoratori pubblici) e che hanno una naturale predilezione per le battaglie di ordine etico-morale.
A questa categoria si aggiunge quella dei precari. Anche in questo caso, sembra che ci si riferisca a una segmento particolare di precari: quelli con un elevato livello di istruzione e di iniziativa , ma che a causa dell'attuale organizzazione del mercato del lavoro,non riescono ad esprimere appieno le proprie potenzialità.
In quest'ottica SEL si definisce come la reazione dei ceti medi al loro ormai decennale declino. Un declino che è stato sicuramente accentuato dall'attuale crisi economica. Tra questi vanno aggiunti i “figli” precari di questi ceti medi:questi, siano essi figli effettivi o solo metaforici, si trovano in una posizione sociale inferiore a quella dei loro genitori, quindi espulsi dal proprio ceto di appartenenza o di elezione, e comunque in una posizione inferiore rispetto a quella che ritengono essere quella a loro spettante.
SEL, in questo senso, si configura come una reazione opposta a quella dei ceti medi produttivi
(operai specializzati, artigiani etc) che hanno eletto a proprio rappresentante la Lega Nord ed entra in concorrenza con altri progetti simili (quello dell'Idv e di Grillo).
Da questo punto di vista l’orizzonte politico di SEL appare quello dell’alleanza di governo di centro sinistra, in un’ottica che quindi resta bipolare. Il governo è visto come obiettivo e principale strumento di cambiamento della realtà. Tanto che l'unico strumento citato per aumentare la partecipazione è quello delle primarie.
L'obiettivo politico-sociale di SEL appare quindi essere quello di effettuare un'operazione egemonica sul Centro Sinistra, per definirne gli obiettivi in vista della difesa e del rilancio dei ceti medi: il centro sinistra appare infatti come il rappresentante naturale di questi ceti;un rappresentante che però ha svolto male il suo compito e che ha lasciato che la situazione dei ceti medi peggiorasse.
Il fine è quello di una partecipazione di primo piano ai governi di centro sinistra, definendone i programmi e fornendo gli uomini di primo piano per svolgerli. Cerchiamo di capire con maggiore definizione chi è veramente il nuovo partito.

Il manifesto fondativo
Cercherò di analizzare il manifesto fondativo su due punti di vista:l’analisi socioeconomica dell’Italia e quella della situazione internazionale.
La prima cosa che si nota è l’assenza di un’analisi di classe della società italiana. L’appello è sempre rivolto a una cittadinanza o a un popolo indistinto. Spariscono insomma, al pari di quello che avviene nel discorso liberista, la differente provenienza delle persone e le diverse fonti di reddito con cui ciascuno vive. Il discorso viene quindi spostato su una divisione tra ricchi e poveri in nome di una maggiore perequazione dei redditi.
Inoltre SEL appare un partito che non si pone in alcun modo l’obiettivo di un superamento del sistema capitalistico. Il suo obiettivo appare essere una forma di capitalismo maggiormente egualitario, sostenuto da un forte welfare, ma in cui la proprietà dei mezzi di produzione, tanto quelli monopolistici che quelli medio piccoli, resti nelle mani dei capitalisti
. Il modello forse più vicino ai desideri di SEL appare la socialdemocrazia scandinava.
Dal punto di vista internazionale invece manca un’analisi tanto dei nuovi equilibri mondiali,quanto delle guerre che sconvolgono il mondo. In questo caso,quello che manca è un’analisi dei rapporti interimperialistici mondiali. Si arriva persino al paradosso che la potenza nascente (la Cina) non viene nemmeno citata, al pari degli altri poli ascendenti continentali : Russia, Brasile,Sud Africa,India. La conseguenza di questa analisi è un appello generico al pacifismo e alla non violenza come soluzione dei conflitti.
La proposta che colpisce maggiormente è quella della creazione di un polo autonomo europeo
dotato di un proprio esercito
. Questa è forse la proposta più forte avanzata in tutto il manifesto e la più condivisibile. In mancanza però di un’analisi internazionale non si capisce che ruolo dovrebbe avere nei rapporti internazionali il nuovo polo. Quindi la proposta di un polo europeo neutrale appare piuttosto in continuità con la tradizione socialdemocratica. Questa però aveva una ragione in un mondo bipolare, in cui i paesi scandinavi si trovavano a fronteggiare il pericoloso vicino sovietico.
La seconda richiesta molto forte è quella relativa a una nuova Bretton Woods. Anche in questo caso, quello che appare maggiormente è la mancanza di analisi. Bretton Woods rappresenta il momento in cui, tramite accordi internazionali, fu sancita la supremazia del dollaro e dell’economia Usa a livello mondiale, come conseguenza della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. In contemporanea, la precedente valuta mondiale, la Sterlina inglese, vide perdere la sua funzione di riserva mondiale, con la conseguente perdita dei benefici che questo comportava.
Richiedere oggi una nuova Bretton Woods significa sancire la fine del dollaro e la supremazia di un’altra valuta o di un paniere di valute a livello mondiale. Premessa di tutto ciò è l’insostenibilità da parte del governo Usa del valore del dollaro e la fine degli Usa come potenza mondiale.
La proposta quindi appare essere piuttosto uno slogan non seguito da una vera coscienza del suo vero significato.
In generale si potrebbe dire che queste non sono analisi bensì osservazioni:molte di queste,anche se corrette, risultano disordinate e tra loro scollegate. Molto spesso ci si trova davanti tanto a una lunga lista di evenienze presenti o passate,quanto a liste di desiderata. Non emerge ne il legame tra i vari elementi presenti, ne il processo che collega l'oggi al domani desiderato.
L’effetto di tutto ciò è una corrispondente scarsa analisi della situazione italiana e del modo per invertire le sorti della sinistra italiana.
Quello che sembra emergere è che la sconfitta della sinistra sia frutto di una sconfitta ideologica, a cui sarebbero seguite le sconfitte materiali. Quindi la soluzione è quello di reinventarsi un linguaggio evocativo, che risulti egemonico su larghi strati della società
. L'obiettivo è quindi quello di creare una nuova narrazione , che si contrapponga a quelle liberista e che sia capace di vincerla.
Una narrazione si compone di grandi parole, con un forte significato morale ed etico, capaci quindi di smuovere le coscienze intorpidite da anni di egemonia della destra.
Come si vede tutto si svolge a livello sovrastrutturale, a livello ideologico. Sembra quasi esserci nostalgia per quella che loro chiamano “narrazione”, cioè per un pensiero egemonico di sinistra.
A mio parere la nostalgia per la narrazione passata viene dall'assenza della lotta di classe. Chi vi partecipa o vi ha partecipato non sente la nostalgia di narrazioni; al massimo può sentire nostalgia per quelle conquiste e quelle condizioni di vita che ora non può più permettersi. Questo ci dice molto sulla collocazione sociale di SEL. Sono infatti i ceti medi di oggi e di ieri che sentono nostalgia per quella narrazione egemonica che era propria del Pci e che era stata appunto capace di avvicinare questi ceti alle lotte del movimento dei lavoratori italiano.

Conclusione
La frase forse più significativa del Manifesto è quella iniziale. La cito :
“Il Novecento è finito. La contesa generale che ne ha scandito il calendario storico è stata quella tra Capitale e Lavoro.[...]Il Novecento è finito con la sconfitta del lavoro e la vittoria del nuovo Capitale Finanziario. Tra le sue macerie rischia di rimanere sepolta la speranza di una società di “liberi e uguali”.
Sinistra Ecologia e Libertà nasce dalla convinzione che questo scontro sia finito, che non esita più alcuna divisione tra capitale e lavoro. Si configura come uno dei tanti partiti contemporanei, composti essenzialmente da un leader carismatico in contatto diretto con gli iscritti e gli elettori. Il modello appare simile a quello del Pdl, di Di Pietro e di Grillo. SEL, come questi, si configura piuttosto come un comitato elettorale, volto a sostenere il leader indiscusso, che incarna in se stesso i valori alla base del movimento e le pratiche del cambiamento
. Da questo punto di vista risulta inutile un’analisi articolata e approfondita:non è del passato che si deve parlare, ma del futuro, che sarà costruito a immagine e somiglianza del leader. I mezzi utilizzati, come negli altri casi citati sono quelli mediatici che consentono di mettere in comunicazione immediatamente il leader con gli elettori. Meglio, permettono di diffondere tra gli elettori il messaggio del leader. Appare evidente che una struttura partitica classica, relativamente pesante e lenta, risulta quindi inutile e d’impiccio. Questa serviva all’elaborazione di analisi e programmi, a creare feedback tra la base militante e i vertici dirigenti. Questo ruolo è diventato unidirezionale, dal leader agli elettori, ed è ora svolto dai nuovi media: la televisione per il Pdl, il blog e i meet up per Grillo , i social network per Vendola.
Questi risultano strumenti inadatti o insufficienti se si vuole cambiare radicalmente la realtà, ma sono adatti a manovre egemoniche in presenza di elettori-consumatori a cui vendere il messaggio più allettante. Inoltre sono i mezzi con cui i giovani precari, figli delle classi medie, sono maggiormente abili a utilizzare e a comprendere.
Il risultato prevedibile sarà contradditorio. Da una parte è probabile che l’operazione egemonica sul centrosinistra abbia successo, soprattutto per l’attuale mancanza da parte del Pd di persone carismatiche e innovative in grado di competere con Vendola sul piano mediatico. Dall’altro molte speranze riposte dalle classi popolari nel cambiamento proposto da Vendola andranno deluse:anche in caso di vittoria, Vendola sarà costretto a piegarsi ai vincoli di un’economia capitalistica globalizzata e al massimo potrà favorire le classi medie rispetto al grande capitale. Difficilmente però ci saranno cambiamenti sostanziali. Per questo, sarebbe necessario un grande partito anticapitalista di classe, radicato nella società e produttore di lotta di classe e di conflitti.
Questo non toglie che Sinistra Ecologia e Libertà rappresenti una novità all’interno del panorama
politico italiano. Molte battaglie comuni potranno essere condotte tra SEL e il resto della sinistra,
anche quella anticapitalista.
L’importante è non confondere l’ennesimo partito personale con la soluzione dei nostri problemi.
Per questo ci vuole molto di più, dal punto di vista sia teorico sia della partecipazione collettiva.

di Lorenzo Battisti
lorenzo.battisti@gmail.com



Cosenza, in centinaia denunciano il tesseramento "SEL....vaggio"

"Guerra a sinistra", "Il mistero degli iscritti", "Tesseramento Sel...vaggio". I giornali di Cosenza si stanno sbizzarrendo per raccontare la storia della locale federazione di Sel. «Una storia solo cosentina», assicura a Liberazione Francesco Gaudio, consigliere comunale eletto col Prc e transitato dopo Chianciano nel movimento vendoliano. A spulciare bene anche nel Lazio, in quello stesso partito, c'è chi riconta le tessere in vista del congresso nazionale e la storia recente, al congresso di Chianciano dopo lo choc elettorale, ha già registrato tesseramenti record, superiori al numero degli elettori, in città certo non rosse come Reggio Calabria o Caltanissetta.Torniamo a Cosenza dove ieri 250 iscritti a Sel hanno diffuso una lettera aperta per denunciare l'«illegittimità del percorso congressuale» nella città che solo una manciata di anni fa sembrava un laboratorio per la sinistra e che ora detiene un altro record. Qui Sel può vantare la cifra record di 1700 iscritti, seconda in termini assoluti solo ai tesserati di Roma e Napoli e a pari merito con la "capitale" Bari. Ma, per rapporto con gli abitanti, qui c'è la maggiore densità di iscritti di tutta la penisola.Ora si racconta che questo record sia frutto di un'Opa con la regia occulta di un dirigente nazionale.«Negli ultimi tre mesi avevamo registrato movimenti consistenti verso da parte di un'area che fa capo all'allora segretario Prc Angelo Broccolo (che farà il salto della quaglia a giugno) e al consigliere regionale Ferdinando Aiello (quello del famigerato concorsone alla Regione Calabria).In pratica si tratterebbe di un patto di reciproco sostegno, nei rispettivi congressi, tra quelle aree e pezzi della Cgil locale. Regista, prima occulto, poi palese, Gennaro Migliore, secondo i firmatari dissidenti che volantineranno le loro ragioni tra i congressisti che convergeranno a Firenze nel week end. Secondo la ricostruzione, il 23 maggio Migliore, della segreteria nazionale, scende a Cosenza in gran segreto. Broccolo e Aiello fanno parte della riunione ed è lì che, probabilmente, s'è deciso il transito a Sel che Broccolo ufficializzerà poco dopo con quadri e dirigenti del Prc e con Mario Melfi, consigliere provinciale Pd, sindaco di Amendolara, da sempre democristiano, osservanza Loiero. La versione ufficiale, sostenuta nella conferenza stampa, dove Migliore ci mette la faccia, è «che l'unità a sinistra oggi la fa Sel». Le trattative però si sono svolte alle spalle di chi aveva investito già dopo Chianciano nella formazione erede dell'Arcobaleno al punto che gli ex di Rifondazione - quando apprendono dai giornali della calata di Migliore - iniziano a sospettare che sia un'operazione per accaparrarsi un simbolo «che oggi pare piuttosto attraente».Passa l'estate, si avvicina il termine del 25 settembre per il tesseramento congressuale, «e succede di tutto», riprende Gaudio, insegnante di 45 anni: spostamento di pacchetti di tessere in poche ore, indifferenza alla cultura ed alla identità dei provenienti, spregiudicatezza totale (Broccolo fino ad una settimana prima dell'ingresso in Sel, chiedeva a nome del Prc l'assessorato alla Provincia per se stesso; Aiello cinque giorni prima del cambio di casacca, il 17 settembre, votava per il segretario provinciale del suo precedente partito). L'eruzione di buona politica, vantata dal leader nazionale, se c'è serve solo a coprire «pratiche ben diffuse nella peggiore Dc». «E' questa la vera antipolitica», dicono i dissidenti all'indomani di un congresso provinciale che ha visto una scarna partecipazione. Ufficialmente solo il 30% avrebbe preso parte alla convention ma alcuni testimoni sono pronti a giurare che a votare sia stata la metà di quel dato. Migliore, nelle scorse settimane, è sceso di nuovo a Cosenza per presentare un altro nuovo acquisto: un giovane consigliere comunale di Mendicino, 10mila abitanti alle porte di Cosenza. Lo slogan che semina altro sconcerto tra i dissidenti: né destra, né sinistra, solo giovani. I mendicinesi non la prendono bene. Lo stesso Migliore si accorge che il suo partito non c'è. Ma Roma negano l'elenco degli iscritti a chi lo chiedeva per il congresso in un'escalation da «zero trasparenza» che ha prodotto, secondo Gaudio, la trasformazione di Sel cosentina in «lavanderia del centrosinistra».Ora tra i duecentocinquanta s'è aperto il dibattito, le adesioni alla lettera aperta che sconfessa l'assise provinciale «drogata» sembrano destinate a crescere. Restano le domande: che ne è stato del laboratorio cosentino? Come si fa a non mandare a casa un'altra generazione di militanti di sinistra?
Checchino Antonini
Da Liberazione del 19 ottbre 2010

martedì 19 ottobre 2010

AGORA': Ferrero vs Calearo

“Diamo continuità alla manifestazione del 16 ottobre per un processo unitario della sinistra sul lavoro"

La manifestazione di sabato 16 ottobre a Roma ha visto una partecipazione straordinaria e pacifica di lavoratori, giovani, pensionati, precari, studenti, una giornata di lotta che ha rimesso al centro il lavoro, i diritti, la democrazia su una piattaforma, quella della Fiom, che ha colto la natura vera dell’attacco antidemocratico e antipopolare sferrato da governo e Confindustria al mondo del lavoro italiano. Da Pomigliano fino alla disdetta del contratto nazionale da parte di Federmeccanica. Un attacco che si inserisce su una serie di provvedimenti dell’Unione Europea che non incidono sulla crisi e che non hanno rimesso in discussione il modello di sviluppo. Anzi. Tra i tagli e il nuovo patto di stabilità interno l’Europa è sempre più liberista. In Italia l’asse Berlusconi-Marchionne, approfittando di questa situazione, si caratterizza sostanzialmente per la volontà di destrutturare alle fondamenta sull’altare del federalismo “padano” lo stato sociale, dal contratto nazionale fino alla scuola. Ma sabato davvero qualcosa è cambiato.La Fiom ha dimostrato concretamente di rappresentare oggi nel Paese un punto di riferimento centrale per la ricostruzione di una opposizione sociale degna di questo nome, legando insieme rivendicazioni di lavoro, vita e studio con la questione democratica. Non solo. Le organizzazioni politiche e sociali presenti alla manifestazione hanno ritrovato nel lavoro, nella sua dignità e nella sua difesa, il senso profondo della propria azione e della propria proposta. Di grande rilievo è stata la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori umbri e straordinario il contributo di Rifondazione comunista e della Federazione della Sinistra. Ecco, dobbiamo ripartire da qui anche nella nostra regione, dare continuità nei territori alla manifestazione attraverso la mobilitazione e la proposta politica. E possiamo farlo provando a lavorare insieme sui contenuti, anche attraverso la sperimentazione di Comitati 16 ottobre, un processo concreto di unità a sinistra che si possa poggiare in Umbria sul Piano regionale del lavoro, sul reddito sociale e sulla legge contro la delocalizzazione delle imprese. Proprio continuando a dimostrare l’impegno di parte nella difesa dei posti di lavoro e dei diritti del lavoro la sinistra può tornare ad essere protagonista della proposta politica per un nuovo modello di sviluppo: cambiare non solo è necessario, ma da sabato è anche possibile.
di Luciano Della Vecchia,

Segreteria Regionale Prc Umbria - Responsabile Lavoro

16 ottobre. Non fate i Gattopardi

Spesso non capita una seconda occasione. Dal 2001 al 2003 un grande movimento di lotta ha contrastato in Italia la globalizzazione liberista. Quel movimento è stato poi abbandonato a se stesso e, infine, messo ai margini e ignorato nei due anni catastrofici del governo Prodi. Ora abbiamo un’altra occasione. La manifestazione di sabato è stata ben di più di una pur eccezionale mobilitazione dei metalmeccanici contro gli accordi separati, per il contratto nazionale e i diritti. E’ stato un incontro di popoli dispersi, che si ritrovavano assieme dopo anni di lotte frantumate e spesso deluse.Una differenza di fondo comunque c’è, rispetto ai primi anni del nuovo secolo. Allora nasceva un grande movimento di opinione, che portava qui in Italia gli echi di un risveglio delle coscienze che avveniva in tutto il mondo. Oggi la globalizzazione, il suo attacco frontale ai diritti sociali e costituzionali, ce l’abbiamo in casa. Chi era in piazza sabato raccontava di lotte concrete contro la globalizzazione qui ed ora. Per questo il movimento di oggi è radicato nella sofferenza sociale e per questo è ben più esigente di risposte concrete.Si è cercato di marginalizzare, o persino criminalizzare, la manifestazione della Fiom. Fallito clamorosamente questo obiettivo, ora si tenta la classica operazione di assorbimento. Nel paese del Gattopardo, adesso comincia l’attenzione verso il popolo che è sceso in piazza sabato e verso la Fiom, senza però dare risposte vere. Sul piano sindacale restano la violazione dei diritti a Pomigliano e la sua estensione a tutti i metalmeccanici. Non c’è contratto dell’auto o altro pasticcio che possa cancellare questo drammatico attacco ai diritti dei lavoratori. Si deve andare avanti fino a riconquistare il diritto ad un contratto nazionale degno di questo nome.Sul piano economico-sociale è evidente che il patto Sacconi, Confindustria, Cisl e Uil non tiene. Perché la crisi va avanti, le risposte non ci sono e le lotte si estendono, in Italia come in Europa. Di questo si sono accorti gli industriali e tanti poteri economici, da qui il tentativo di far rientrare in gioco la Cgil con un patto sociale che dovrebbe continuare le politiche dei sacrifici di questi anni, senza però le provocazioni e le asprezze di Sacconi. Il popolo in piazza sabato non si accontenta di questo e pretende una svolta reale. Chi non ha pagato sinora nulla della crisi deve cominciare a pagare. Per questo ci vuole e si chiede con forza lo sciopero generale e non il patto sociale.Anche a livello politico la piazza di sabato chiede di cambiare. Nessuno può metterci il cappello sopra, magari per riproporre l’ennesima riedizione di quel centrosinistra, da cui quel popolo è stato abbandonato e deluso nel passato. Se si vuole davvero rappresentare quella piazza e quelle persone, si devono abbandonare i vecchi giochini e i vecchi schieramenti. La manifestazione del 16 ottobre esige una svolta democratica nel sindacato, nella sinistra, nel paese.
Giorgio Cremaschi,
Liberazione del 19 ottobre 2010