giovedì 11 febbraio 2010
domenica 7 febbraio 2010
IL MINISTRO ANTIBAMBOCCIONI
Non tutti sanno che il Ministro della Pubblica Amministrazione, il “grande” Renato BRUNETTA, in aggiunta al lauto stipendio di parlamentare e alla diaria e ai benefits da ministro prende ben 3.000 euro di pensione. Ne saranno contenti gli operai dell’Alcoa, i precari della scuola, i futuri disoccupati di Termini Imerese e tutti i cassaintegrati che sono costretti a campare con 800 euro mensiliNon tutti sanno che il nostro ministro, da giovane costretto a vendere gondolette, già a 23 anni conquistò il posto di assistente all’università e diventò professore universitario grazie ad una sanatoria per precari. Chissà che gioia per le centinaia di plurilaureati con master e tutti i titoli in regola che da anni aspettano invano un concorso universitario.
Non tutti sanno che mentre il nostro ministro antifannulloni faceva il deputato europeo (con un notevole tasso di assenteismo) la sua cattedra stava li ad aspettarlo buona buona, alla faccia di centinaia di ricercatori che ormai hanno perso le speranze di avere una “cattedra” (e quindi un posto fisso). E mentre non faceva né l’eurodeputato (troppe assenze) né il professore universitario (era in aspettativa) la sua pensione futura aumentava grazie ai contributi figurativi.
Non tutti sanno che il ministro che vuole abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori in modo da favorire i giovani prende, solo di pensione, più del doppio dello stipendio dei padri dei giovani che intende difendere.
Non tutti sanno che mentre nelle sue comparsate televisive il nostro ministro si scaglia contro i doppi stipendi, contro i pensionati che lavorano, contro quelli che vanno in pensione prima dei 65 anni, contro un welfare cattivo che penalizza i giovani, in realtà sta facendo outing: sta confessando di non aver mai lavorato seriamente, di prendere insieme stipendio e pensione, più prebende varie, sconti, agevolazioni e privilegi.
Ma d’altra parte lui non è come noi, non è mai stato un “bamboccione”.
Forse era il caso che non fosse mai stato ministro!
PECS
venerdì 5 febbraio 2010
IL PRESIDENTE OPERAIO
http://www.youtube.com/watch?v=wfeqJtJailA
Ricordo, al "Presidente operaio",
l'articolo 3 della Costituzione italiana,
che recita:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
mercoledì 3 febbraio 2010
GAP TORGIANO

ESCI DAL SUPERMERCATO
ENTRA DAI PRODUTTORI
ENTRA A FAR PARTE DEI
GRUPPI di ACQUISTO POPOLARE
IL GAP è UN GRUPPO DI ACQUISTO POPOLARE
L'iniziativa che è partita da Roma, da PRC ed ACTION, si ispira al lavoro fatto dai GAS ( gruppo di acquisto solidale). I GAS e la rete che li mette insieme www.retegas.org infatti hanno nel tempo svolto un lavoro molto importante in termini di innovazione sul versante dei consumi critici; i GAS, pur essendo molto diversi fra loro sono stati riconosciuti dalla Finanziaria del 2008 – negli art. 266 –267 - 268.
Il Gas può essere riconosciuto quindi come ente associativo o come gruppo di persone informale che si mettono d’accordo per ordinare direttamente il prodotto al produttore. Quello che lo contraddistingue è il fatto che esso è un soggetto associativo senza scopo di lucro costituito al fine disvolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale.
CARTA D'INTENTI
Il gesto di fare la spesa può assumere una forte e chiara valenza sociale, economica e politica. Prendere consapevolezza di questo potere permette di elaborare una strategia di condizionamento della politica di approvvigionamento, produzione e distribuzione delle imprese.Accanto a questa finalità il GAP ispira la sua azione anche a criteri legati alla qualità merceologica e alla valutazione delle politiche compiute dalle imprese produttrici in termini di:
· Impatto sociale: rispetto delle norme di sicurezza e dei diritti dei lavoratori, tipo di rapporti adottati con i regimi oppressivi, forme di presenza nei Paesi del Sud del Mondo.
· Impatto ambientale: rispetto della natura e dei suoi ritmi, rispetto delle norme e convenzioni internazionali, scelte in materia di imballaggi e di riciclaggio, test sugli animali.
Essere un Gruppo d’acquisto popolare perciò vuole dire risparmiare, ma anche chiedersi che cosa c’è dietro a un determinato bene di consumo: se chi lo ha prodotto ha rispettato le risorse naturali e le persone che le hanno trasformate; quanto del costo finale serve a pagare il lavoro e quanto invece la pubblicità e la distribuzione; qual è l’impatto sull’ambiente in termini di inquinamento, imballaggio, trasporto fino a mettere in discussione il concetto stesso di consumo attuale ed il modello di sviluppo che lo sorregge.
I CRITERI DI SCELTA DEI PRODUTTORI
· L’occupazioneI produttori piccoli sono in generale ad elevata intensità di mano d’opera (ore di lavoro utilizzate per un prodotto), rispetto alle aziende grandi che sono per lo più ad elevata intensità di capitale (quota di finanziamenti utilizzata per un prodotto). La scelta dei primi rispetto ai secondi è quindi uno strumento importante per creare occupazione, ovvero per fare in modo che i soldi che spendiamo servano a pagare in misura maggiore chi ha lavorato rispetto alle banche o agli azionisti.
· Le condizioni di lavoro
L’economia mondiale, nell’era della globalizzazione, sta portando ad una corsa verso il fondo nelle condizioni di lavoro: le multinazionali spostano la loro produzione dove i costi sono più bassi, ovvero dove la manodopera è pagata meno ed i diritti dei lavoratori sono meno rispettati. L’unico modo per uscire da questa corsa che danneggia tutti è richiedere un livello minimo accettabile nelle condizioni di lavoro, che venga rispettato in qualsiasi parte del mondo.
· Cultura e coltura
I prodotti locali spesso si accompagnano a colture e culture tradizionali della propria zona; entrambe rischiano di scomparire sotto le spinte di uniformità del mercato globale. Mangiare prodotti tradizionali è un modo per allungare la loro vita e proteggere la biodiversità, oltre che conservare un mondo di sapori, ricette e tradizioni
IL GAP è UN GRUPPO DI ACQUISTO POPOLARE
L'iniziativa che è partita da Roma, da PRC ed ACTION, si ispira al lavoro fatto dai GAS ( gruppo di acquisto solidale). I GAS e la rete che li mette insieme www.retegas.org infatti hanno nel tempo svolto un lavoro molto importante in termini di innovazione sul versante dei consumi critici; i GAS, pur essendo molto diversi fra loro sono stati riconosciuti dalla Finanziaria del 2008 – negli art. 266 –267 - 268.
Il Gas può essere riconosciuto quindi come ente associativo o come gruppo di persone informale che si mettono d’accordo per ordinare direttamente il prodotto al produttore. Quello che lo contraddistingue è il fatto che esso è un soggetto associativo senza scopo di lucro costituito al fine disvolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale.
CARTA D'INTENTI
Il gesto di fare la spesa può assumere una forte e chiara valenza sociale, economica e politica. Prendere consapevolezza di questo potere permette di elaborare una strategia di condizionamento della politica di approvvigionamento, produzione e distribuzione delle imprese.Accanto a questa finalità il GAP ispira la sua azione anche a criteri legati alla qualità merceologica e alla valutazione delle politiche compiute dalle imprese produttrici in termini di:
· Impatto sociale: rispetto delle norme di sicurezza e dei diritti dei lavoratori, tipo di rapporti adottati con i regimi oppressivi, forme di presenza nei Paesi del Sud del Mondo.
· Impatto ambientale: rispetto della natura e dei suoi ritmi, rispetto delle norme e convenzioni internazionali, scelte in materia di imballaggi e di riciclaggio, test sugli animali.
Essere un Gruppo d’acquisto popolare perciò vuole dire risparmiare, ma anche chiedersi che cosa c’è dietro a un determinato bene di consumo: se chi lo ha prodotto ha rispettato le risorse naturali e le persone che le hanno trasformate; quanto del costo finale serve a pagare il lavoro e quanto invece la pubblicità e la distribuzione; qual è l’impatto sull’ambiente in termini di inquinamento, imballaggio, trasporto fino a mettere in discussione il concetto stesso di consumo attuale ed il modello di sviluppo che lo sorregge.
I CRITERI DI SCELTA DEI PRODUTTORI
· L’occupazioneI produttori piccoli sono in generale ad elevata intensità di mano d’opera (ore di lavoro utilizzate per un prodotto), rispetto alle aziende grandi che sono per lo più ad elevata intensità di capitale (quota di finanziamenti utilizzata per un prodotto). La scelta dei primi rispetto ai secondi è quindi uno strumento importante per creare occupazione, ovvero per fare in modo che i soldi che spendiamo servano a pagare in misura maggiore chi ha lavorato rispetto alle banche o agli azionisti.
· Le condizioni di lavoro
L’economia mondiale, nell’era della globalizzazione, sta portando ad una corsa verso il fondo nelle condizioni di lavoro: le multinazionali spostano la loro produzione dove i costi sono più bassi, ovvero dove la manodopera è pagata meno ed i diritti dei lavoratori sono meno rispettati. L’unico modo per uscire da questa corsa che danneggia tutti è richiedere un livello minimo accettabile nelle condizioni di lavoro, che venga rispettato in qualsiasi parte del mondo.
· Cultura e coltura
I prodotti locali spesso si accompagnano a colture e culture tradizionali della propria zona; entrambe rischiano di scomparire sotto le spinte di uniformità del mercato globale. Mangiare prodotti tradizionali è un modo per allungare la loro vita e proteggere la biodiversità, oltre che conservare un mondo di sapori, ricette e tradizioni
Per maggiori informazioni
inviare una mail con un recapito all'indirizzo: gap.torgiano@hotmail.itOppure chiama il numero 347-9408649 (Andrea)
L’Umbria e le elezioni: la sfida politica e progettuale del PRC e della sinistra.
Il contesto politico dell’Umbria a due mesi dalle elezioni regionali ci induce ad una riflessione seria su quanto ancora sia necessario fare per dare una scossa riformatrice incisiva all’azione del futuro governo regionale. A seguito delle vicende che hanno interessato il gruppo dirigente del Partito Democratico, ovvero la parte più numerosa e consistente delle classi dirigenti politiche dell’Umbria, ci saremmo aspettati un diverso atteggiamento. L’esito di questa discussione si è, invece, attestato sul crinale di autosufficienza delle primarie di partito. Nessuno ha mai osato mettere in discussione il diritto del PD, in virtù dei numeri e delle condizioni politiche, ad esprimere il candidato alla Presidenza, a trovare ipotesi condivise e a sviluppare una sintesi politica capace di esercitare ancora sul resto della coalizione quella funzione di guida mai misconosciuta. Rifondazione Comunista è stata in questa fase forza politica responsabile perché ha atteso con pazienza gli esiti di un travaglio interno di cui ci sfuggiva in verità il nocciolo vero della contesa ma di cui abbiamo avvertito tutta la drammaticità. Mentre in questi mesi accadeva ciò, abbiamo elaborato e sviluppato una proposta politica per l’Umbria autenticamente riformatrice che faceva i conti con i drammi della crisi economica e sociale e con l’urgenza di mettere in campo un nuovo modello di sviluppo ponendoci la meta di una riforma sociale. Politiche incisive contro la crisi del sistema industriale e in difesa del reticolo produttivo delle piccole imprese artigianali e commerciali, Reddito sociale per spezzare l’odioso ricatto sul lavoro e salvaguardare il diritto ad una vita libera e dignitosa dei giovani in cerca di lavoro, centralità del lavoro e dei suoi diritti, lo stesso ragionamento sull’Italia mediana, la pratica di lavoro sociale messa in campo dalle forze più fresche del nostro partito nei territori e sul “territorio” della crisi, la difesa e l’affermazione dei principi del “bene comune” in materia di diritti sociali, di diritto alla salute, di risorse ambientali come l’acqua che si possono ben saldare con un’azione di governo senz’altro più vicina all’interesse collettivo dei suoi cittadini piuttosto che ai soli poteri economici. Non è questo, di per sé, uno sforzo di elaborazione politica e programmatica che restituirebbe all’intera coalizione un profilo sociale e democratico degno delle migliori tradizioni della sinistra umbra? E non è questa una possibilità di governo che rimetterebbe in campo energie e soggetti da poter restituire un po’ di entusiasmo ad un corpo elettorale, considerato sempre e più e solo come tale, piuttosto che come attivo partecipe delle sfide cui è chiamata l’Umbria futura? Noi crediamo di sì. Ed è anche per questo che abbiamo sostenuto la necessità di una grande partecipazione che consentisse a tutto il centro sinistra di mettere a confronto, attraverso le primarie di coalizione, i progetti e i nomi che si candidano a realizzarli. Noi un progetto ce l’abbiamo e l’abbiamo messo in campo e la stessa candidatura di Orfeo Goracci, per l’esperienza e la capacità di governo dimostrata, può rappresentare al meglio quella sfida e quel progetto. Aspettiamo ancora una risposta dal Partito Democratico che domenica celebrerà la sua ennesima e tutta interna resa dei conti. Questo significa che lunedì prossimo il centro sinistra dell’Umbria avrà comunque due candidati su cui confrontarsi e su cui esprimersi. Questa coalizione, ad oggi, una proposta chiara ce l’ha ed è quella della sinistra e di Rifondazione Comunista: essa porta il senso della riforma e il dovere delle scelte chiare. Roba da matti? No, un contributo alla rigenerazione della politica e alla ricostruzione della capacità di governo della sinistra, una sveglia per tutti che i tempi possono cambiare e la sinistra, solo che voglia, può tornare a segnare la rotta, anche in Umbria.Giuliano Granocchia
Comitato Politico Nazionale PRC-SE
Calistri (Socialismo 2000): primarie di coalizione e convergenza su candidato unico. Sinistra Democratica batta un colpo

Bisognerebbe chiedere la penna in prestito ad un Ionesco o un Tardieu o un Beckett o ad un altro grande del teatro dell'assurdo, per descrivere la vicenda che si sta vivendo all'interno del centro sinistra per l'individuazione del candidato Presidente da presentare alle prossime elezioni regionali: un partito, il Partito Democratico, che nazionalmente quasi si vanta di aver inventato le primarie, o comunque di averle introdotte in Italia quale pratica massima di democrazia e partecipazione popolare, che per mesi tuona di non volere giammai ricorrere alle primarie e che l'indicazione del candidato spetta al gruppo dirigente allargato, ma poi, letteralmente dalla sera alla mattina si converte alle primarie. Quando le altre forze della coalizione (Italia dei Valori esclusa perché a tutt'oggi non si è mai fatta vedere al tavolo della coalizione) si dicono d'accordo con primarie che coinvolgano tutto il centro sinistra, arriva l'alto là del Partito Democratico. Ma che scherziamo, primarie si, ma solo quelle che dico io, dove tutti possono partecipare, anzi più ampia è la partecipazione e meglio è, ma chi gareggia, i candidati, lo decido io. Il senatore democratico Agostini fin dall'inizio solitario fautore delle primarie e per lungo tempo candidato unico alle stesse, una volta ottenute le primarie, si ritira lanciando strali infuocati contro il suo partito ed i suoi amici di corrente. Il segretario provinciale del PD, Stramaccioni, si dimette all'indomani della scelta delle primarie, definendo, di fatto, il gruppo dirigente del PD una manica di incapaci. Altri pezzi importanti del PD, ad iniziare dal sindaco Locchi, si ritirano storcendo il naso. Le altre forze della coalizione, ad eccezione di Rifondazione Comunista, che pur avevano chiesto primarie di coalizione attonite, un po' sbandate, si acconciano ad aspettare gli esiti della competizione interna al PD, schierandosi, apertamente o sottobanco, per uno o l'altra dei candidati, che intanto sono scesi a due. Ovviamente, manco a dirlo, dei problemi dell'Umbria, di come affrontare nel prossimo quinquennio il combinato disposto di effetti della crisi ed avanzare di un progetto di federalismo voluto dal governo di centro destra, iniquo e non solidale, solo per citare due temi specifici, di tutto ciò non se ne parla.
C'è veramente di che chiedere scusa a tutte le elettrici ed elettori di centro sinistra che tra lo sgomento e l'indignato assistono attoniti a questa vicenda.
Di fronte a questo insopportabile atteggiamento di autosufficienza del Partito Democratico, che forse pensa di essere il PCI degli anni sessanta e non si ricorda che alle ultime europee e sceso al 34% con una PdL al 36%, è necessario che le altre forze della coalizione battano un colpo. Rifondazione Comunista e Socialismo 2000 lo hanno fatto. Coerentemente con quanto da sempre sostenuto al tavolo della coalizione, non solo hanno continuato a chiedere primarie di coalizione, ma per dimostrare che facevano sul serio hanno presentato un candidato, il sindaco di Gubbio Orfeo Goracci, e, cosa non di poco conto, un programma, che parla di piano regionale del lavoro, di reddito sociale, di nuove misure per la piccola impresa, di Italia mediana, e così via: un programma che parla dell'Umbria e parla agli umbri. Il resto della coalizione cosa spetta.
Mi rivolgo sopratutto alle compagne ed i compagni di Sinistra Democratica. Anni fa abbiamo fatto la scelta di non entrare nel Partito Democratico, di non acconciarci ad essere la sinistra di un qualcosa che, a nostro avviso, non aveva più alcuna connotazione di sinistra e ci siamo avviati lungo un percorso che aveva come meta la costruzione di una nuova sinistra forte ed autonoma. Adesso è il momento di dimostrare la nostra autonomia dal PD, uno scatto di orgoglio. Uniamoci tutti per chiedere primarie di coalizione e troviamo un'intesa su di un candidato della Sinistra.
Franco Calistri
Socialismo 2000 Umbria
C'è veramente di che chiedere scusa a tutte le elettrici ed elettori di centro sinistra che tra lo sgomento e l'indignato assistono attoniti a questa vicenda.
Di fronte a questo insopportabile atteggiamento di autosufficienza del Partito Democratico, che forse pensa di essere il PCI degli anni sessanta e non si ricorda che alle ultime europee e sceso al 34% con una PdL al 36%, è necessario che le altre forze della coalizione battano un colpo. Rifondazione Comunista e Socialismo 2000 lo hanno fatto. Coerentemente con quanto da sempre sostenuto al tavolo della coalizione, non solo hanno continuato a chiedere primarie di coalizione, ma per dimostrare che facevano sul serio hanno presentato un candidato, il sindaco di Gubbio Orfeo Goracci, e, cosa non di poco conto, un programma, che parla di piano regionale del lavoro, di reddito sociale, di nuove misure per la piccola impresa, di Italia mediana, e così via: un programma che parla dell'Umbria e parla agli umbri. Il resto della coalizione cosa spetta.
Mi rivolgo sopratutto alle compagne ed i compagni di Sinistra Democratica. Anni fa abbiamo fatto la scelta di non entrare nel Partito Democratico, di non acconciarci ad essere la sinistra di un qualcosa che, a nostro avviso, non aveva più alcuna connotazione di sinistra e ci siamo avviati lungo un percorso che aveva come meta la costruzione di una nuova sinistra forte ed autonoma. Adesso è il momento di dimostrare la nostra autonomia dal PD, uno scatto di orgoglio. Uniamoci tutti per chiedere primarie di coalizione e troviamo un'intesa su di un candidato della Sinistra.
Franco Calistri
Socialismo 2000 Umbria
La candidatura di Goracci: "E' stata una scelta necessaria: mentre gli altri si dilaniavano, noi parlavamo con la gente"

L’uomo è navigato ma una certa emozione non la nasconde: “Non nascondo l’emozione per questa scelta – ha detto il sindaco di Gubbio Goracci durante la conferenza stampa di questa mattina – che rappresenta una parte di storia importante di questa regione”. Il Prc dunque, “di fronte allo spettacolo poco edificante del Pd”, propone un suo candidato alla presidenza. Una scelta, secondo Goracci, che andava fatta addirittura qualche giorno prima: “La scelta che oggi rendiamo nota - dice - non solo è necessaria, ma addirittura avremmo dovuto farla qualche settimana fa, perché la gente dell'Umbria non si può permettere di aspettare ancora che il Pd risolva le sue numerose problematiche interne. Facendo, in questo modo, un danno non solo a sé stesso ma a tutto il centrosinistra ed ai cittadini umbri. Un danno per il quale dovrebbe chiedere scusa''.
L’occasione delle primarie, secondo Goracci, servirà anche “per parlare ai tanti elettori della sinistra che ci sono in Umbria. Io di certo non sono un grande amante delle primarie, ma di fronte a questa incapacità del Pd questa scelta si è rivelata necessaria”. Goracci poi si sofferma sullo scenario politico degli ultimi mesi e sottolinea che “mentre il Pd è stato capace soltanto di dilaniarsi, senza però essere in grado di intercettare i sentimenti e la realtà della gente comune, questo lavoro è stato portato avanti dal Prc”. A sostegno della sua tesi il sindaco eugubino porta alcuni esempi: “Anziché di mandati, statuti e ricorsi, noi abbiamo provato a parlare, ad esempio, della grande emergenza del lavoro: ci siamo dimenticati della crisi della Merloni che sta mettendo in ginocchio 1070 dipendenti?”.
Oltre alle tematiche del lavoro, Goracci intende mettere sul piatto della discussione altri punti che lui ritiene decisivi per quella politica di sinistra che, come ha ribadito anche stamattina, “in questa coalizione non può mancare: c’è bisogno di chi ha una lettura diversa delle cose”. E allora, oltre a ribadire un no forte al nucleare e la necessità di una forte riflessione sulla laicità, secondo il sindaco c’è bisogno di una grande valorizzazione delle politiche ambientali, come un’intensa opera di ripubblicizzazione delle acque ad esempio. Così come c’è la necessità di un “ragionamento sulle infrastrutture: non parlo solo di strade e autostrade, che vanno fatte evitando di devastare il territorio, ma anche di infrastrutture immateriali come quelle telematiche che sono decisive per uno sviluppo della regione”.
L’occasione delle primarie, secondo Goracci, servirà anche “per parlare ai tanti elettori della sinistra che ci sono in Umbria. Io di certo non sono un grande amante delle primarie, ma di fronte a questa incapacità del Pd questa scelta si è rivelata necessaria”. Goracci poi si sofferma sullo scenario politico degli ultimi mesi e sottolinea che “mentre il Pd è stato capace soltanto di dilaniarsi, senza però essere in grado di intercettare i sentimenti e la realtà della gente comune, questo lavoro è stato portato avanti dal Prc”. A sostegno della sua tesi il sindaco eugubino porta alcuni esempi: “Anziché di mandati, statuti e ricorsi, noi abbiamo provato a parlare, ad esempio, della grande emergenza del lavoro: ci siamo dimenticati della crisi della Merloni che sta mettendo in ginocchio 1070 dipendenti?”.
Oltre alle tematiche del lavoro, Goracci intende mettere sul piatto della discussione altri punti che lui ritiene decisivi per quella politica di sinistra che, come ha ribadito anche stamattina, “in questa coalizione non può mancare: c’è bisogno di chi ha una lettura diversa delle cose”. E allora, oltre a ribadire un no forte al nucleare e la necessità di una forte riflessione sulla laicità, secondo il sindaco c’è bisogno di una grande valorizzazione delle politiche ambientali, come un’intensa opera di ripubblicizzazione delle acque ad esempio. Così come c’è la necessità di un “ragionamento sulle infrastrutture: non parlo solo di strade e autostrade, che vanno fatte evitando di devastare il territorio, ma anche di infrastrutture immateriali come quelle telematiche che sono decisive per uno sviluppo della regione”.
SCHEDA BIOGRAFICA DI ORFEO GORACCI
Di professione maestro elementare, diviene segretario del PCI nel 1987, dopo tre anni passati alla guida della locale sezione della FGCI. Nel 1988 è capogruppo in Consiglio comunale, e nel 1989 viene nominato assessore all'ambiente e ai lavori pubblici.
Nel 1992 aderisce al Partito della Rifondazione Comunista. Nello stesso anno viene eletto alla Camera dei Deputati, dove resta fino al 1994, mentre dal 1995 al 2000 siede nel Consiglio regionale dell'Umbria, e per quattro anni è anche vice-presidente della Giunta regionale.
Nel 2001, sostenuto da Rifondazione Comunista, Verdi e una lista civica, viene eletto Sindaco di Gubbio al ballottaggio con 10.623 voti; è confermato nel ruolo di primo cittadino anche dopo le consultazioni del 2006, nelle quali riceve oltre 11.000 preferenze.
Membro del comitato politico nazionale di Rifondazione in quota alla mozione 1 (Ferrero, Grassi), Goracci è stato candidato alle elezioni europee del 2009 nella Circoscrizione Italia centrale per la lista anticapitalista formata da PRC e PdCI.
Di professione maestro elementare, diviene segretario del PCI nel 1987, dopo tre anni passati alla guida della locale sezione della FGCI. Nel 1988 è capogruppo in Consiglio comunale, e nel 1989 viene nominato assessore all'ambiente e ai lavori pubblici.
Nel 1992 aderisce al Partito della Rifondazione Comunista. Nello stesso anno viene eletto alla Camera dei Deputati, dove resta fino al 1994, mentre dal 1995 al 2000 siede nel Consiglio regionale dell'Umbria, e per quattro anni è anche vice-presidente della Giunta regionale.
Nel 2001, sostenuto da Rifondazione Comunista, Verdi e una lista civica, viene eletto Sindaco di Gubbio al ballottaggio con 10.623 voti; è confermato nel ruolo di primo cittadino anche dopo le consultazioni del 2006, nelle quali riceve oltre 11.000 preferenze.
Membro del comitato politico nazionale di Rifondazione in quota alla mozione 1 (Ferrero, Grassi), Goracci è stato candidato alle elezioni europee del 2009 nella Circoscrizione Italia centrale per la lista anticapitalista formata da PRC e PdCI.
di Daniele Bovi
La Lega Nord “Tiene famiglia”. Il figlio di Bossi candidato alle regionali
Alla notizia che Renzo Bossi, secondogenito dell’Umberto leader incontrastato della Lega Nord, verrebbe candidato per le regionali nel collegio blindatissimo di Brescia, è subito scoppiato un grande malumore nella seconda città lombarda. E’ addirittura sorto un movimento di giovani leghisti che si sono schierati apertamente contro questa proposta aprendo un dibattito su Facebook: il logo da loro inventato rappresenta un’urna elettorale con la figura di una trota sbarrata di rosso e la scritta esplicita “no, grazie”. E poi giù con i commenti del tipo “ Che vada a Varese”, “Forse a Milano non hanno ben capito che non siamo qui per farci prendere in giro!”, “Facciamoci sentire!” ed altri sullo stesso tono.
Ma che c’entra la trota? Per comprendere il termine occorre riandare a qualche tempo fa, allorché il Senatur aveva preso l’abitudine di farsi accompagnare dal pargolo in ogni occasione importante, tenendoselo accanto sul palco dei comizi, nelle riunioni importanti e perfino in occasione della rituale cerimonia della raccolta dell’acqua alle sorgenti del Po. Era il chiaro segnale che l’Umberto aveva scelto il figlio Renzo quale successore a capo della Lega, proclamandolo di fatto suo delfino, salvo poi ripensarci allorché cominciarono ad arrivargli dalla base messaggi non proprio incoraggianti, tanto che se ne scappò con la famosa frase che al momento più che ad un delfino il “bimbo” assomigliava ad una trota, per cui doveva ancora crescere. Da qui il nomignolo che gli è rimasto attaccato addosso.
Ma se come successore dell’augusto genitore la strada gli è stata sbarrata, occorreva comunque trovare anche a lui una buona sistemazione, migliore se possibile di quella rimediata per il figlio più grande, Riccardo, piazzato a Bruxelles, con un buon stipendio, quale assistente di Speroni. Insomma, anche l’integerrimo leader leghista ha un cuore da genitore, non insensibile perciò al richiamo del sangue, per cui non ha esitato ad issare la bandiera con su scritto “tengo famiglia”, quella stessa bandiera che era stata sventolata in passato da altri politici italiani.
Da qui la pensata di fargli posto come candidato a Brescia, liberandolo dalla presenza imbarazzante della “titolare” del ruolo, Monica Rizzo, che è stata comunque tacitata piazzandola nel “listino” bloccato del governatore Formigoni. Governatore che con una buona dose di piaggeria ha addirittura definito la mossa “Lo sbiadirsi del familismo”, e non mettetevi a ridere per la spiegazione che ha dato al riguardo: “E’ la democrazia, ora dovrà cercarsi le preferenze”. Piaggeria seconda solo a quella di Calderoli, una sorta di zio per il Renzino: anche lui ha infatti messo in risalto i pericoli che il giovane correrebbe poiché “dovrà affrontare la campagna elettorale e ottenere le preferenze sufficienti”, per poi aggiungere, senza minimamente arrossire, si tratta di “un atto di coraggio di fronte al quale mi tolgo tanto di cappello”.
Oltre alle numerose comparsate al fianco del padre, del giovane Bossi non si ricorda nulla di più, se non le pessime figure rimediate in ambito scolastico. La tesina su Cattaneo, che il fratello Riccardo poco simpaticamente attribuì ad alcuni deputati, non gli bastò per essere promosso agli esami di Stato ed il padre Umberto ne approfittò per prendersela con gli insegnanti meridionali che si sarebbero voluti vendicare di lui. Poi però venne respinto di nuovo, questa volta dai preti, ed il Bossi non se la sentì di dichiarare guerra al Vaticano. Dopo di che il giovine si dedicò tutto alla nazionale di calcio della Padania della quale si ricordano memorabili imprese.
Ora, il salto di qualità in Regione, con la speranza che almeno questa volta i suoi esaminatori siano clementi e non lo boccino di nuovo.
Ma che c’entra la trota? Per comprendere il termine occorre riandare a qualche tempo fa, allorché il Senatur aveva preso l’abitudine di farsi accompagnare dal pargolo in ogni occasione importante, tenendoselo accanto sul palco dei comizi, nelle riunioni importanti e perfino in occasione della rituale cerimonia della raccolta dell’acqua alle sorgenti del Po. Era il chiaro segnale che l’Umberto aveva scelto il figlio Renzo quale successore a capo della Lega, proclamandolo di fatto suo delfino, salvo poi ripensarci allorché cominciarono ad arrivargli dalla base messaggi non proprio incoraggianti, tanto che se ne scappò con la famosa frase che al momento più che ad un delfino il “bimbo” assomigliava ad una trota, per cui doveva ancora crescere. Da qui il nomignolo che gli è rimasto attaccato addosso.
Ma se come successore dell’augusto genitore la strada gli è stata sbarrata, occorreva comunque trovare anche a lui una buona sistemazione, migliore se possibile di quella rimediata per il figlio più grande, Riccardo, piazzato a Bruxelles, con un buon stipendio, quale assistente di Speroni. Insomma, anche l’integerrimo leader leghista ha un cuore da genitore, non insensibile perciò al richiamo del sangue, per cui non ha esitato ad issare la bandiera con su scritto “tengo famiglia”, quella stessa bandiera che era stata sventolata in passato da altri politici italiani.
Da qui la pensata di fargli posto come candidato a Brescia, liberandolo dalla presenza imbarazzante della “titolare” del ruolo, Monica Rizzo, che è stata comunque tacitata piazzandola nel “listino” bloccato del governatore Formigoni. Governatore che con una buona dose di piaggeria ha addirittura definito la mossa “Lo sbiadirsi del familismo”, e non mettetevi a ridere per la spiegazione che ha dato al riguardo: “E’ la democrazia, ora dovrà cercarsi le preferenze”. Piaggeria seconda solo a quella di Calderoli, una sorta di zio per il Renzino: anche lui ha infatti messo in risalto i pericoli che il giovane correrebbe poiché “dovrà affrontare la campagna elettorale e ottenere le preferenze sufficienti”, per poi aggiungere, senza minimamente arrossire, si tratta di “un atto di coraggio di fronte al quale mi tolgo tanto di cappello”.
Oltre alle numerose comparsate al fianco del padre, del giovane Bossi non si ricorda nulla di più, se non le pessime figure rimediate in ambito scolastico. La tesina su Cattaneo, che il fratello Riccardo poco simpaticamente attribuì ad alcuni deputati, non gli bastò per essere promosso agli esami di Stato ed il padre Umberto ne approfittò per prendersela con gli insegnanti meridionali che si sarebbero voluti vendicare di lui. Poi però venne respinto di nuovo, questa volta dai preti, ed il Bossi non se la sentì di dichiarare guerra al Vaticano. Dopo di che il giovine si dedicò tutto alla nazionale di calcio della Padania della quale si ricordano memorabili imprese.
Ora, il salto di qualità in Regione, con la speranza che almeno questa volta i suoi esaminatori siano clementi e non lo boccino di nuovo.
di Eugenio Pierucci
da www.umbrialeft.it
martedì 2 febbraio 2010
LETTERA DI PAOLO FERRERO

Cara compagna, caro compagno,
il nostro Partito arriva da un periodo molto travagliato: sconfitte elettorali, scissioni, e da un oscuramento dell’informazione che ci ha quasi fatto sparire dai mass media.In quest’ultimo anno abbiamo lavorato a ricostruire il partito. Per la prima volta dopo tanti anni siamo riusciti a darci una gestione interna unitaria, in cui tutte le le aree del partito collaborano, mentre parallelamente stiamo ricostruendo l’intervento politico esterno.Lo abbiamo fatto in questi mesi ricostruendo il lavoro sociale del partito: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori nelle lotte per la difesa del posto di lavoro, nel movimento dei precari, nelle battaglie ambientali e per l’acqua pubblica, con l’impegno nel terremoto e con la raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano. Lo abbiamo fatto costruendo dal basso il partito sociale, nelle mille forme di aggregazione e di solidarietà vertenziale a cui abbiamo dato vita sui territori.
Lo facciamo oggi con l’impegno concreto nella costruzione della Federazione della Sinistra, un processo unitario che partirà ufficialmente il 5 dicembre a Roma. Vogliamo mettere fine a troppi anni in cui i comunisti e la sinistra di alternativa si sono continuamente divisi, facendoci perdere ogni credibilità. Vogliamo ripartire unendo le forze, per ridare credibilità alla costruzione di un polo politico di alternativa, dove far vivere il progetto della rifondazione comunista. Una proposta unitaria che chiudendo la stagione delle continue divisioni, ridia una speranza alla nostra gente.
Per fare tutto questo abbiamo bisogno di voi. Abbiamo bisogno di rivitalizzare Rifondazione Comunista e di renderla più forte. Non si tratta di un fatto testimoniale. La crisi capitalistica ha riaperto i giochi e oggi concretamente ci troviamo di fronte al rischio di una svolta a destra, di cui il berlusconismo è l’espressione peggiore, fatta di ingiustizie e di guerra tra poveri: una vera e propria crisi di civiltà in cui tutti guardano al futuro con paura, in cui i giovani sono immersi in una precarietà senza confini che toglie ogni speranza. Noi lavoriamo per una uscita da sinistra dalla crisi, basata su maggior giustizia sociale, sull’allargamento della democrazia e su una riconversione sociale ed ambientale dell’economia. Per costruire l’alternativa abbiamo bisogno di più lotte ma anche di un Partito della Rifondazione Comunista e di una Federazione della Sinistra più forte.Per questo ti scrivo. Non è oggi il tempo di stare a guardare, è il tempo di dare una mano per ricostruire una sinistra degna di questo nome e una presenza dei comunisti forte e autorevole. Per questo ti propongo di iscriverti o re-iscriverti a Rifondazione; per ricostruire quel partito che ci ha fatto sperare e disperare ma di cui c’è, oggi più che mai, bisogno.Un caro saluto,
il nostro Partito arriva da un periodo molto travagliato: sconfitte elettorali, scissioni, e da un oscuramento dell’informazione che ci ha quasi fatto sparire dai mass media.In quest’ultimo anno abbiamo lavorato a ricostruire il partito. Per la prima volta dopo tanti anni siamo riusciti a darci una gestione interna unitaria, in cui tutte le le aree del partito collaborano, mentre parallelamente stiamo ricostruendo l’intervento politico esterno.Lo abbiamo fatto in questi mesi ricostruendo il lavoro sociale del partito: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori nelle lotte per la difesa del posto di lavoro, nel movimento dei precari, nelle battaglie ambientali e per l’acqua pubblica, con l’impegno nel terremoto e con la raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano. Lo abbiamo fatto costruendo dal basso il partito sociale, nelle mille forme di aggregazione e di solidarietà vertenziale a cui abbiamo dato vita sui territori.
Lo facciamo oggi con l’impegno concreto nella costruzione della Federazione della Sinistra, un processo unitario che partirà ufficialmente il 5 dicembre a Roma. Vogliamo mettere fine a troppi anni in cui i comunisti e la sinistra di alternativa si sono continuamente divisi, facendoci perdere ogni credibilità. Vogliamo ripartire unendo le forze, per ridare credibilità alla costruzione di un polo politico di alternativa, dove far vivere il progetto della rifondazione comunista. Una proposta unitaria che chiudendo la stagione delle continue divisioni, ridia una speranza alla nostra gente.
Per fare tutto questo abbiamo bisogno di voi. Abbiamo bisogno di rivitalizzare Rifondazione Comunista e di renderla più forte. Non si tratta di un fatto testimoniale. La crisi capitalistica ha riaperto i giochi e oggi concretamente ci troviamo di fronte al rischio di una svolta a destra, di cui il berlusconismo è l’espressione peggiore, fatta di ingiustizie e di guerra tra poveri: una vera e propria crisi di civiltà in cui tutti guardano al futuro con paura, in cui i giovani sono immersi in una precarietà senza confini che toglie ogni speranza. Noi lavoriamo per una uscita da sinistra dalla crisi, basata su maggior giustizia sociale, sull’allargamento della democrazia e su una riconversione sociale ed ambientale dell’economia. Per costruire l’alternativa abbiamo bisogno di più lotte ma anche di un Partito della Rifondazione Comunista e di una Federazione della Sinistra più forte.Per questo ti scrivo. Non è oggi il tempo di stare a guardare, è il tempo di dare una mano per ricostruire una sinistra degna di questo nome e una presenza dei comunisti forte e autorevole. Per questo ti propongo di iscriverti o re-iscriverti a Rifondazione; per ricostruire quel partito che ci ha fatto sperare e disperare ma di cui c’è, oggi più che mai, bisogno.Un caro saluto,
Paolo Ferrero
Segretario nazionale PRC-Se
sabato 9 gennaio 2010
IL CONFRONTO DELLE IDEE

“Il confronto delle idee” nasce, come tutte le cose che hanno un minimo di continuità, per gioco. Ricordo che eravamo a casa del Compagno Micheletti Walter in una fredda sera alla fine del 1993. Ci ritrovavamo spesso in quell’abitazione per parlare di politica, ragionare sulle varie possibilità di affermazione di un’idea rivoluzionaria che potesse trasformare il mondo. Le speranze erano tante anche se gli epocali avvenimenti (il crollo del socialismo reale, la fine del PCI) lasciavano pochi spazi a questi sogni. Ma nonostante tutto continuavamo a credere fortemente in quest’ideale di giustizia, uguaglianza, libertà e fratellanza: a credere cioè nel comunismo, a credere in una trasformazione radicale della società. E non eravamo soli, avevamo forti possibilità di affermazione. Alle elezioni politiche del 1992 Rifondazione a Torgiano ottenne il 14% dei consensi, in Umbria il 10% e in Italia il 6,5%. Io mi iscrissi al partito l’anno successivo, dopo che Ingrao lasciò definitivamente il PDS e Bertinotti conduceva la battaglia nella CGIL di “essere sindacato” per una maggiore democrazia sindacale nei luoghi di lavoro e si accingeva a diventare segretario nazionale. Ma come fare a diffondere le nostre idee, i nostri progetti, a poter materialmente chiarire, prima di tutto a noi stessi, i nostri sogni, le nostre speranze? Era naturale pensare ad un bollettino di circolo, ad un giornalino da distribuire nel nostro territorio .Si impose, così, immediatamente quale nome dare a questa nostra pubblicazione. Stavamo sfogliando un volume dove era raccolta una serie di numeri della storica rivista “Ordine Nuovo” fondata da Antonio Gramsci nel 1919. In questa rivista era curata una rubrica dal nome “la battaglia delle idee”. Pensavo che quello doveva essere il nome da dare al nostro giornalino. La nostra era, dopo tutto, una battaglia per affermare un’idea alternativa a quella che era la concezione del mondo e della società: una società liberista, dove le uniche leggi che avevano importanza erano quelle dettate dall’economia e dal cosiddetto “libero mercato”. Non accettavamo nella maniera più assoluta questa rassegnazione che l’unico mondo possibile fosse quello occidentale capitalistico. Perciò la nostra era prima di tutto una battaglia culturale per poter far si che il socialismo fosse (sia) un obiettivo concreto e necessario. “socialismo o barbarie” ripeteva Riccardo Lombardi. Noi avevamo fatto nostra quella massima. Il revisionismo storico aveva cominciato a tessere le proprie fila,e questo tipo di propaganda mirava, riuscendoci, a far passare tra l’opinione pubblica che la guerra di Resistenza era stata condotta da comunisti assassini, che la costituzione, atto fondante della nostra repubblica, nata appunto dalla Resistenza, doveva essere cambiata, che il PCI di Togliatti non era altro che la lunga mano di Stalin, che il comunismo era equiparabile al nazismo. Tutto questo sappiamo che non è vero, ma non siamo stati capaci di fermare e contrastare questa strumentalizzazione politica, così oggi ci troviamo costretti a puntualizzare storia e fatti che consideravamo acquisiti per poter diffondere le nostre idee, il nostro credo politico. Sono queste le ragioni che hanno indotto Lucio Magri a scrivere il libro “il sarto di Hulm” dove narra in maniera oggettiva la storia del movimento operaio del ‘900. Ma tornando a noi, e a quelle serate, fu Micheletti a dire con ragione che riproporre una rubrica di una storica testata fondata per l’appunto da Antonio Gramsci era presuntuoso, e propose di sostituire “la battaglia” con “il confronto”. Nacque così “Il Confronto delle Idee”, che ancora oggi con uguale entusiasmo, con la stesse fede politica di allora , nonostante le recenti e brucianti sconfitte, scriviamo e diffondiamo.
Attilio Gambacorta
Attilio Gambacorta
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