venerdì 5 marzo 2010

Giù le mani dall'Articolo 18

Un "arbitro" al posto del giudice: lo prevede l'articolo 31 del Ddl lavoro. Con l'articolo 31 cambiano le modalità di dirimere le controversie sul lavoro, e da oggi invece del giudice può intervenire una nuova figura, l'arbitro

Ci risiamo, dopo che il Governo Berlusconi ci aveva già provato nel 2002 a cancellare l'art 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970), ma non ci era riuscito, ma solo grazie alla ferma opposizione della Cgil (c'ero anche io al Circo Massimo, quando la Cgil organizzò la più grande manifestazione in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, portando in piazza 3 milioni di persone) , adesso ci riprova con il Ddl lavoro, introducendo l'arbitrato nelle controversie di lavoro.
L'unico sindacato che sta facendo ferma opposizione contro l'aggiramento dell'articolo 18 (come fece nel 2002) è la Cgil.
Cisl e Uil stanno a guardare, non facendo nessuna barricata. Angeletti ha detto: Per la Uil un ricorso all'arbitrato in alternativa al giudice per la risoluzione dei rapporti di lavoro è "un'alternativa ragionevole" Mentre Bonanni ha detto: "Il lavoratore può tranquillamente continuare ad andare dal giudice del lavoro come ha sempre fatto. "Lo statuto dei lavoratori non è stato toccato e l'articolo 18 sta lì".E come potevano fare diversamente, quando nel 2002 (sono in pochi che se lo ricordano), Cisl e Uil firmarono con l'allora Governo Berlusconi il "Patto per L'Italia", che sospendeva l'articolo 18 per ben tre anni: http://archivio.rassegna.it/2002/lavoro/documenti/pattoitalia.htm
Il ddl Lavoro è stato approvato definitivamento dal Senato con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti.Un "arbitro" al posto del giudice: lo prevede l'articolo 31 del Ddl lavoro. Con l'articolo 31 cambiano le modalità di dirimere le controversie sul lavoro, e da oggi invece del giudice può intervenire una nuova figura, l'arbitro.
L'articolo 18 stabilisce che il giudice reintegri il lavoratore che sia stato licenziato senza giusta causa. Con la nuova norma - invece - sarà il lavoratore a decidere a chi affidarsi, se al giudice (come prima), o l'arbitro.In questo modo l'articolo 18 diventa un optional !!!E chiaro a chiunque che l'articolo 31 del Ddl è incostituzionale, solo una persona non l'ha ancora capito, cioè il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, tanto che in una nota dell'agenzia Adnkronos, Sacconi dice: Pd e Cgil facciano pure ricorso, "non temo per nulla l'incostituzionalità" della norma sull'arbitrato per i licenziamenti".
Su Facebook è ieri è stato aperto un gruppo dal titolo "Giù le mani dall'art 18": http://www.facebook.com/group.php?gid=334745019772&ref=ts ieri, nel giro di poche ore aveva raccolto 3 mila adesioni. Oggi le adesioni sono salite a 10792. Invito tutti ad aderirvi.


Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

Soldi e censura Mediaset brinda

Il centrodestra è nei guai per le liste elettorali, ma la casa madre del Pdl, l'azienda, la "ditta" festeggia il pienone d'ascolti di Canale5, con Zelig e Matrix, campioni della serata. Senza nulla togliere ai bravi comici degli Arcimboldi, né al valore del talk-show lasciato in eredità da Enrico Mentana, quei 6 milioni e mezzo del varietà di Canale5 e quel 20 per cento di share al programma di attualità sono il risultato della scomparsa di Ballarò e di Porta a Porta. Raiset ha centrato due risultati con un colpo solo: censura e soldi. Domani misureremo quanto ha guadagnato Mediaset con la cancellazione di Annozero. Intanto, come era prevedibile, il documentario di Raitre sulla dittatura fascista, mandato in onda in alternativa a Floris, ha fatto precipitare l'audience della rete di due milioni di telespettatori e il film Ricette d'amore, nella seconda serata di Raiuno, ha dimezzato il pubblico di Vespa. Danno non solo d'immagine, ma salasso finanziario stimato attorno ai 4 milioni di euro per il mese del black-out se nessuna autorità di controllo del pluralismo televisivo interverrà per riaccendere l'informazione del servizio pubblico.
L'esclusione di alcune liste del centrodestra, in Lombardia e nel Lazio, dalla competizione del 28 marzo, sarà comunque in parte ammortizzata dalla propaganda unica della tv finalmente libera di dispiegarsi senza l'intralcio di quel rompiscatole di Michele Santoro, vero obiettivo dell'impar-condicio decretata dai berlusconiani del consiglio di amministrazione di viale Mazzini. La sfida regionale potrà svolgersi senza il disturbo delle telecamere di Annozero piazzate sul campo della battaglia politica, all'incrocio tra il telespettatore-elettore e le veline (intese anche, ma non solo, come metafora della propaganda).Saranno soprattutto i telegiornali (con le testate regionali saldamente schierate) ad avere la linea diretta con il pubblico votante, sarà specialmente il Tg1 di Minzolini a raccontare cosa sta succedendo nel paese. Il direttore amico dei Balducci e degli Anemone, come rivelano le ultime intercettazioni delle loro affettuose conversazioni, deciderà di "assolvere" chi vuole, libero di offrire (come ha fatto) al figlio di Balducci i potenti mezzi del telegiornale per promuoverne il suo film. E pazienza se dovrà sopportare la satira del bravo Max Paiella che ne fa una divertente imitazione a Parla con me (il talk della Dandini non lo hanno spento perché è rubricato alla categoria "varietà"). L'altra sera il finto Minzolini cantava la nuova sigla del tg «...in questo servizietto che si chiama assoluzione, fatti grande Tg1 non parlare di prescrizione». Qualche problema il vero direttore potrebbe invece averlo dall'iniziativa dei 120 mila firmatari di un appello su Facebook che chiede, all'Ordine dei giornalisti e al presidente della Rai, di intervenire con un ordine di rettifica sulla falsa notizia dell'assoluzione dell'avvocato Mills. Che ci sia bisogno di raccogliere le firme per un atto dovuto dice a che punto siamo. Oltretutto non è detto che la richiesta venga accolta.
Norma Rangeri, Il manifesto 04.03.2010

PRESENTATA LA LISTA DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

Stamattina la presentazione della squadra della Federazione:
"Non una lista elettorale ma un grande progetto politico"




Una lista competitiva che chiede consenso per salvaguardare il lavoro, per dire dei no “chiari e netti”, per riconfermarsi come la seconda forza della regione e per “essere l’anima critica della coalizione di centrosinistra”. Con queste parole questa mattina Stefano Vinti, Franco Calistri, Roberto Carpinelli e Orfeo Goracci hanno presentato i 18 nomi che compongono la lista della provincia di Perugia della Federazione della sinistra.
“Non siamo una lista elettorale – ha detto Vinti – ma un progetto politico di livello nazionale che mira all’unità della sinistra d’alternativa”. Un progetto che, secondo Vinti, poggia le basi “sulla crisi di democrazia che il paese sta vivendo”.Un esempio è il caos che regna in Lazio e Lombardia sull’affaire liste: “Non si fanno – dice Vinti – leggi e decreti per chi non rispetta le regole. Ci dispiace – conclude – per quei partiti che non ce l’hanno fatta a raccogliere le firme. La soglia di firme è stata alzata, rispetto alla vecchia legge, solo di 250 unità. Mai come in questo caso però, visto che nessuno le doveva raccogliere, il mercato è stato così ‘libero’ e così poco affollato”.
“In consiglio regionale – dice invece Franco Calistri, coordinatore regionale di Socialismo 2000 – vogliamo portare le ragioni del lavoro, anche di quello autonomo. E vogliamo portare anche tre no chiari e netti: quello al nucleare, quello alla privatizzazione dei beni pubblici e quello alla termovalorizzazione dei rifiuti: ci sono tecnologie alternative e meno impattanti”.
Il segretario del Pdci Carpinelli poi, candidato sia nel listino che nella quota proporzionale, ricorda come “la Federazione vuole rappresentare le ragioni della sinistra, anche di quella che non ce l’ha fatta a presentare le firme. La Federazione – conclude - è già la seconda forza del centrosinistra: l’obiettivo è puntare a riconfermare questo risultato”. Più concreto sarà il sindaco di Gubbio Goracci, testa di lista insieme a Vinti: “La mia personalissima valutazione – dice – è che oscilleremo tra il 7 e il 9 per cento”.
Una forza consistente che punta, secondo le intenzioni di Goracci, “a spostare l’asse della coalizione. Non è mica che quelli dell’Udc ci stanno antipatici: è che le nostre ricette sono incompatibili”. Ricettario che spiega Goracci stesso: “Il lavoro – dice – è la priorità delle priorità: l’Umbria sta subendo una crisi pesantissima. In più va aggiunto il tentativo di scardinamento dell’articolo 18 che il governo sta portando avanti”. Le attenzioni del sindaco poi si concentrano sulla sanità, “alla quale va tagliata qualche baronia e qualche apicalità”. La strada che porta al rilancio della regione poi, secondo Goracci, passa anche da una “nuova fase di programmazione che faccia tornare l’Umbria un modello per tutta Italia”.
LISTA PROVINCIA DI PERUGIA
Sono 18 i compagni candidati in provincia di Perugia Le donne sono 6, molti sono importanti amministratori, capolista a Perugia Orfeo Goracci. Candidato anche il segretario regionale Stefano Vinti.

1) Goracci Orfeo, sindaco di Gubbio
2) Vinti Stefano, segretario regionale Prc e capogruppo Prc in consiglio regionale
3) Benigni Furio Ferruccio, presidente dell’Ater Perugia, di Pietralunga
4) Buono Chiara, consigliere comunale di Spello
5) Carpinelli Roberto, segretario regionale Pdci e capogruppo Pdci in consiglio regionale
6) Coltorti Maura, artigiana, segretaria circolo di Spoleto (Prc)
7) Feligioni Stefano, assessore Provincia di Perugia (Pdci)
8) Finzi Tatiana, vigile urbano di Foligno (Pdci)
9) Fugnanesi Giampiero, consigliere provinciale di Perugia (Pdci)
10) Giorgetti Maria Palma detta "Lella", indipendente, cooperazione sociale, Foligno
11) Granocchia Giuliano, assessore Provincia di Perugia (Prc)
12) Mari Manuela, assessore di Citerna (Pdci)
13) Monaco Oscar, segretario Prc di Castiglione del Lago
14) Pellegrini Manuela, impiegata al comune di Perugia, di Montefalco (Pdci)
15) Peverini Alessandro, consigliere comunale di Tuoro (Pdci)
16) Schippa Gianluca, consigliere comunale di Bettona (Prc)
17) Tampellini Pierluigi detto "Stefano", vigile urbano di Perugia (Pdci)
18) Tomassini Enzo, indipendente, artigiano, Todi

GIU' LE MANI DALL'ARTICOLO 18


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Mobilitiamoci contro il decreto in discussione al Senato che attua una vera e propria controriforma del mercato del lavoro. Il decreto porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle liberta' dei lavoratori di poter adire a queste scelte'.
'In questo modo si rende il lavoratore piu' debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro lo si segna per tutta la vita.

Le ragioni e gli obiettivi del nostro sciopero della fame

In questi giorni il dibattito politico è assorbito dal tema delle regionali e dalle manovre del centro destra per aggirare le leggi e violare la Costituzione. In questa situazione però il vero colpo di stato è stato commesso quasi di soppiatto nelle aule parlamentari con una norma che nei fatti introduce in Italia i contratti individuali in deroga a quanto previsto dalle leggi e dai contratti nazionali di lavoro. Questa norma approvata in via definitiva dal Senato è molto più pesante del solo tentativo di abolire l’articolo 18. E’ un passo decisivo per la trasformazione completa dei rapporti di lavoro in Italia, ponendo le condizioni per spazzare via un secolo di conquiste del movimento dei lavoratori. E’ infatti evidente che con la crisi e la disoccupazione ogni padrone avrà la possibilità di ricattare i lavoratori che intende assumere facendo loro firmare qualsiasi cosa. Al diritto del lavoro si sostituisce l’arbitrio della legge del più forte. Questa norma colpisce tutto il mondo del lavoro perché allarga a dismisura i lavoratori ricattabili e toglie qualunque rete di protezione che sino ad oggi era rappresentata dalla possibilità di rivolgersi al giudice per ottenere l’applicazione dei contratti nazionali o della legge. Questa norma distrugge le basi materiali della democrazia .In altri tempi avremo avuto scioperi spontanei nelle fabbriche, manifestazioni, un forte dibattito pubblico. Oggi nulla di tutto questo.
In questa situazione, in cui una modifica strutturale dei rapporti di forza tra le classi rischia di passare sotto silenzio dobbiamo mettere tutte le nostre energie per informare i lavoratori, aprire una discussione e costruire momenti di mobilitazione e di protesta. Oggi ho chiesto un incontro al Presidente della repubblica per chiedergli di non promulgare la legge. Nei prossimi giorni incontreremo organizzazioni sindacali e partiti dell’opposizione per cercare di costruire una mobilitazione comune, per chiedere alla Cgil di mettere la lotta a questa norma in cima alla piattaforma dello sciopero generale. Parallelamente stiamo definendo i quesiti della campagna referendaria per abrogare questo obbrobrio. Abbiamo cioè posto al centro dell’iniziativa della Federazione della Sinistra la battaglia contro questa legge infame. Dobbiamo evitare che una misura di questa portata passi senza colpo ferire e dobbiamo costruire la nostra iniziativa politica sui territori a partire da questa battaglia. Per rendere più incisiva e chiaramente comprensibile la radicalità della nostra avversione a questa norma la compagna Fantozzi ed io abbiamo cominciato lo sciopero della fame.


Paolo FERRERO, Segretario nazionale PRC

Regionali, il sondaggio boomerang del Club della libertà

Ad oggi, a seguito di quanto deciso dalle Corti d’appello di Milano e Roma, il Pdl non ha più né il candidato presidente alle prossime elezioni regionali in Lombardia (secondo la Corte per ‘irregolarità’ nelle firme presentate) e né la lista a Roma (“Il Pdl non ha rispettato le scadenze”). Apriti cielo! Polverini: “Andiamo in piazza, serve una prova di forza”. Berlusconi: “E’ un golpe”. La Russa: “Siamo pronti a tutto”. Cicchitto: Conseguenze per la democrazia”. Calderoli: “Serve una risposta politica ai furbi”. Cota: “Ci vogliono rubare le elezioni”. Pionati: “I controlli sembrano orientati in una sola direzione”. A leggere i commenti dei dirigenti del Pdl c’è da preoccuparsi, anche perché tra le cose che dicono loro ed i commenti che circolano sul sito online del ‘Club della libertà’ (http://www.clubdellaliberta.it/) – dove si sta svolgendo in presa diretta un sondaggio dal titolo: “La lista del PdL di Roma e Provincia non consegnata entro i tempi previsti, le 500 firme contestate in Lombardia a Formigoni. La conseguenza: l’esclusione del PdL dalla provincia di Roma e dalla Lombardia. Trovi giusto impedire agli elettori del centrodestra di votare i loro candidati per formalità burocratiche?” – c’è una macroscopica discrepanza. I voti al sondaggio parlano chiaro: il 97,8% dei partecipanti vota ‘Sì’, con la motivazione: “Le regole sono regole” e, quindi, vanno rispettate. La stessa domanda del sondaggio, inoltre, nella sua formulazione testuale, ammette una sacrosanta e indiscussa verità: “La lista del PdL di Roma e Provincia non” è stata “consegnata entro i tempi previsti…”.A seguire oltre 400 commenti, la maggior parte dei quali critici nei confronti del Pdl e di chi materialmente ha commesso ‘l’errore’ o ‘l’orrore’.
“Sono un iscritto a Forza Italia – scrive Francesco – e devo constatare che si dà tutto per scontato..sono un branco di incapaci i nostri amministratori…da quando ci siamo alleati con la Lega poi quelli non si capisce se stanno fuori o dentro!!! pur governando con noi e Alleanza Nazionale, sembra che stanno all’opposizione,e il nostro caro ministro Zaia, dà una mano solo al Veneto, se gli parli del meridione gli si accappona la pelle! eppure dovrebbe rappresentare tutto il popolo italiano”.
“Sono regole che ci sono da oltre cinquant’anni – scrive ad esempio Tony – se non siete in grado di presentare una semplice lista, come pensate di poter governare un paese con oltre 2 miliardi di euro di debito???”.“Se io partecipassi a un concorso – scrive invece una ‘cittadina qualsiasi’ – mandando la domanda in ritardo (puta caso che arrivo dopo che la posta è chiusa… l’ultimo giorno!!!) e vincessi… tutti mi farebbero causa di esclusione perché avrei violato la legge. Per una volta vedere che la legge è uguale per tutti è stato un segno di giustizia che ad oggi mancava…”.
“Esempio: Se un giorno dovessi presentarmi alle 13 anziché – scrive Saintbull85 – le 12 ad un esame universitario scritto, chiederei l’intervento del Rettore e andrei in giro dicendo “Non vogliono farmi fare l’esame”, “E’ un attacco ai miei diritti civili”…E’ proprio figo essere Liberali”.
“Io ho votato Pdl fino alle scorse Politiche – scrive Claudio – ma adesso basta. Siamo guidati da un poveretto che è circondato da poveretti e incapaci. Pensavo in un partito serio, invece mi trovo un partito che rappresenta uno solo. Le regole sono regole. Tutti devono rispettarle, compresi quelli che ho votato l’ultima volta. Sono Italiano, non di Berlusconi. Voglio legalità e un centro destra serio. Senza Berlusconi”.“E’ proprio il caso di dirlo – ironizza Jacopo Venier, responsabile comunicazione del PdCI – gli elettori e i simpatizzanti del Pdl sono molto più realisti, e corretti, dei loro dirigenti!”. E se lo dicono loro…

giovedì 4 marzo 2010

GIU' LE MANI DALL'ARTICOLO 18

Contro la libertà di licenziamento,
il segretario del PRC,

Paolo FERRERO,
ha iniziato lo sciopero
della fame.



L’approvazione da parte del Senato del disegno di legge 1167-B sarebbe un atto gravissimo. Si tratta di una vera e propria controriforma che mina radicalmente i diritti del lavoro e precarizza ulteriormente i rapporti di lavoro.
Gli aspetti profondamente regressivi sono contenuti in tutto il testo, ma in particolare è evidente che la sottrazione al giudice delle controversie sul lavoro, attraverso una clausola compromissoria inserita nei contratti certificati, che affida le decisioni ad arbitri non tenuti al rigoroso rispetto di leggi e contratti collettivi, svuota in radice il sistema di garanzie a tutela dei diritti del lavoro. E’ la volontà di sancire la totale subordinazione del lavoro all’impresa. E’ un nuovo attacco all’articolo 18.
Per questo motivo crediamo sia necessario, in queste ore in cui sembra precipitare definitivamente la volontà di approvare questa controriforma, compiere ogni atto che possa contribuire a bloccarla.
Per questo, come atto estremo di protesta e di sottolineatura della gravità di quanto si sta compiendo, abbiamo deciso di fare uno sciopero della fame.Ma oltre a questo crediamo anche che sia necessario attrezzare da subito una risposta nel caso in cui il Senato approvi la controriforma.
Nel pacchetto di Referendum che stiamo predisponendo, e a cui ha lavorato il professor Alleva, che contengono tra l’altro vari quesiti di contrasto alla precarietà del lavoro, un quesito in particolare è una risposta “preventiva” all’intervento legislativo che si sta predisponendo. Si tratta della richiesta di abrogazione delle procedure di certificazione dei contratti di lavoro, previste dal decreto legislativo 276 del 2003. Quelle procedure cioè su cui si basa tutto l’impianto del DDL 1167-B. E’ uno strumento che mettiamo a disposizione di quanti vorranno opporsi con noi ad un attacco ai diritti del lavoro che non ha pari nella storia del nostro paese.

GIU' LE MANI DALL'ARTICOLO 18

Il governo vuole cancellare l’art.18 e dare alle imprese la libertà di licenziamento. Il Prc pronto alla lotta

di Stefano Vinti, segretario regionale Prc-Umbria

Il Senato ha approvato il collegato alla Finanziaria che contiene norme in materia di lavoro e ha dato il via libera all’arbitrato, anche secondo equità, nelle controversie di lavoro. Si tratta di un colpo durissimo al mondo del lavoro, che porta a termine l’offensiva berlusconiana contro l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori iniziata quasi dieci anni or sono e fermamente combattuta da Rifondazione, dalla sinistra, dalla Cgil e dal sindacalismo di base.
Rendere effettiva la libertà di licenziamento (anche senza giusta causa) e rendere inefficace la contrattazione collettiva nazionale è il più bel regalo che il governo delle destre potesse fare a Confindustria e al mondo delle imprese, che coerentemente con il loro punto di vista – la ricerca massima del profitto – cercano di scaricare i costi della crisi economica e finanziaria del sistema neoliberista sui soliti noti: i lavoratori dipendenti e i precari.
Già la Legge Biagi varata dal governo Berlusconi nel 2003 aveva introdotto la possibilità di derogare al contratto collettivo di lavoro al momento dell’attivazione del rapporto di lavoro, con la semplice certificazione delle due parti interessate, consentendo così ai datori di lavoro di mettere in atto delle forme cogenti di ricatto verso i tanti soggetti deboli disposti, pur di lavorare e portare a casa uno stipendio, ad accettare condizioni peggiorative rispetto alla legislazione vigente sul lavoro. Adesso con il pacchetto approvato l’arbitrato consentirà al giudice, in caso di vertenza giudiziaria, di dirimere le controversie proprio in base a quanto pattuito tra le parti interessate, aggirando la contrattazione collettiva nazionale in vigore, rimettendo in campo forme di contrattazione individuale che cancellano i diritti conquistati con decenni di lotta sindacale e dei lavoratori.
Non sono pochi gli esperti di diritto che hanno subito parlato di un disegno eversivo del governo rispetto all’ordinamento della giurisprudenza in materia di diritto del lavoro e che ravvisano nel provvedimento elementi di incostituzionalità, visto che la nostra Carta impedisce che ci siano contratti che sfuggono alla possibilità di un controllo giurisdizionale.
Rifondazione comunista ha sempre contrastato la legge 30, e in Umbria abbiamo messo in atto politiche del lavoro che puntavano a boicottarne l’applicazione, perché faceva riemergere forme di lavoro servile, e adesso siamo alla ciliegina sulla torta: la totale sottomissione al ricatto “o mangi questa minestra…”, cioè se vuoi lavorare lo fai alle condizioni che ti dico io datore di lavoro (e già sappiamo quante volte succede che insieme all’assunzione ti fanno firmare la lettera di licenziamento). Una sottomissione resa possibile grazie al fatto che con la “certificazione” e “l’arbitrato” si impedisce concretamente al lavoratore di arrivare a chiedere giustizia davanti al tribunale del lavoro.
Rifondazione comunista contrasterà strenuamente anche questa nuova normativa, così come ha fatto per la legge Biagi e il precedente attacco all’art.18: stavamo per iniziare a raccogliere le firme per abolire la legge 30, siamo pronti a presentare anche un quesito referendario contro queste nuove norme feudali.

IL FANTASMA DI UN PARTITO

La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto.
Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità. E’ per l’appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all’azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere.
Da quel che si può capire, e soprattutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo? Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l’altro è quasi sicuramente maggioritaria sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità.
Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consig l i o ; è prima a v e r e un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile.
Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell’impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l’uno né l’altra esauriscono il problema. Che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che come tali riguardano tanto la Destra che la Sinistra. In realtà, il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella fascista avendo già fatto naufragio nel ’45). È quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare. Non si è affacciata sulla scena nessuna visione per l’avvenire, nessuna idea nuova, nessun’indicazione significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in campo. Niente.
Il risultato è che in Italia i capi politici più giovani hanno come minimo superato la cinquantina. Ma naturalmente il vuoto è più sensibile a destra, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell’Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia. Così come nel centro-sinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito della politica, non si è certo aggiunto il meglio del Paese.

Ernesto Galli della Loggia, su Il Corriere delle sera

LODE AL "PANINO" LISTE PDL, ROMA...

DA UN VIDEO DI REPUBBLICA:
Liste Pdl: la versione di Milioni, incastrato dallo spuntino.
Roma, ore 12.50 di sabato 27 febbraio, da

50 minuti è scaduto il termine per la presentazione delle liste elettorali