sabato 3 agosto 2013

Dopo Berlusconi, Napolitano vuole salvare il berlusconismo di Alfonso Gianni, huffingtonpost.it

Tra le varie dichiarazioni che si sono susseguite in questi minuti successivi alla proclamazione della sentenza della Cassazione - una volta che i fans di Silvio e anche numerosi giornalisti sono finalmente riusciti a capire che non si trattava di una vittoria del Caimano - quella che forse è destinata a sollevare più problemi è proprio quella del capo dello Stato.
Giorgio Napolitano dice che bisogna rispettare la magistratura. Non è una novità, anche se è sempre bene ribadirlo. D'altro canto ci sarebbe da stupirsi, o meglio da inquietarsi, se avesse detto il contrario. Ma la parte che conta della dichiarazione presidenziale viene dopo, quando invita il parlamento a procedere alla riforma della giustizia. Come a dire: la magistratura ha fatto bene, ma è il quadro legislativo e normativo entro la quale opera che le impediva di fare meglio o diversamente.
Ecco quindi che ciò che era stato escluso, ovvero la riforma della parte della Costituzione che riguarda la giustizia, dal novero delle riforme costituzionali, ritorna in auge proprio su indicazione di Napolitano. Era esattamente ciò che voleva il Pdl. Per evitarlo il Pd, per bocca della senatrice Anna Finocchiaro, era giunto a concedere che si sarebbero potuti rivedere anche articoli della prima parte della Costituzione, purché facessero direttamente riferimento ad articoli della seconda parte sottoposti a revisione. Un cedimento già grave, perché metteva a nudo il fatto che non si sarebbe potuto nel processo di revisione distinguere fra prima e seconda parte della Carta costituzionale, malgrado le infinite promesse elargite soprattutto dal Pd per tranquillizzare il proprio elettorato.
Ora questo viene dato addirittura come indicazione da parte del capo dello Stato al parlamento. Vi è naturalmente un corollario conseguente di questa indicazione. Cioè che Napolitano non ritiene minimamente di prendere in considerazione la possibilità che il trambusto susseguente alla sentenza possa determinare la fine di questa maggioranza e, in mancanza di altre possibili, lo scioglimento anticipato delle camere. Per il capo dello Stato la modifica della Costituzione, anche sul delicatissimo tema della giustizia, fa premio su qualunque altra questione. La missione deve essere compiuta in un modo o nell'altro, con o senza Berlusconi il governo deve sopravvivere e agire in quella direzione.
Vedremo nelle prossime ore se questo sarà possibile. Ovviamente molto dipende dalle scelte che il Pdl farà. Per quanto riguarda il Pd le cose sono state chiarite immediatamente da Epifani. Ovviamente il segretario del Pd non poteva che dire che la sentenza va rispettata e applicata. E che i suoi deputati si atterranno a questa linea. Dopo di che si è appellato alla moderazione del Pdl, facendo intendere che, a meno di reazioni del tutto scomposte da parte di quest'ultimo, la gravità della sentenza, con tutto quello che significa della realtà del fenomeno berlusconiano in questi decenni, non modifica la scelta del Pd di proseguire con il governo delle larghe intese.
Napolitano sembra determinato a dare una mano decisiva in questa direzione. Una volta che Berlusconi è stato definitivamente condannato in qualità di evasore fiscale - uno dei reati più gravi per un uomo politico, la rimodulazione delle pene accessorie è in realtà un dettaglio - il capo dello Stato tende la mano al Pdl e al berlusconismo anche senza Berlusconi, per potere salvare il governo.
Mi auguro che non ci riesca.

venerdì 2 agosto 2013

Chi farà evadere l’evasore


POPOLO VIOLA IN PIAZZA DEL POPOLOAnna Lombroso per il Simplicissimus
No,  non riesco ad esultare. Immagino non fossero  raggianti, forse appena appena sollevati i cittadini di Chicago, per via della modesta condanna per evasione fiscale del pericolo pubblico n.1, Al Capone. A differenza di Renzi, io Berlusconi lo voglio ad Alcatraz, e a differenza di molti post garantisti, oltre alla condanna della storia, per chi viola la legge, esigo anche quella giudiziaria. Inoltre non considero superfluo il valore simbolico del castigo per i trasgressori, della  gogna esemplare per i colpevoli ed anche per gli astanti, compresi quelli che sferruzzano a Place de la Concorde.
Ma condannato il volto prestato, che continua a imperversare indisturbato in tutte le reti mediaset e diversamente private, il fenomeno chiamato berlusconismo continua, come ha scritto il Simplicissimus  http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/08/02/vinta-una-battaglia-non-la-guerra-il-berlusconismo-continua/ , tra ipocrita riprovazione e patetica indulgenza, tra riconoscimenti e disconoscimenti, via misurazioni della percezione e sondaggi tarocchi, bignami di giurisprudenza e realpolitik de noantri.
La imitazione nostrana di grosse koalition, questo blocco affaristico- clerical- populistico quanto anti-popolare, vige ed è probabile vigerà, con o senza Berlusconi, rispecchia un’italietta incanaglita, con una classe politica sempre più strutturata su una logica di ceto, sempre più remota e separata da tutto ciò che sta “in basso”, cittadinanza, lavoratori o mai occupati, movimento o elettorato, società civile o astensionisti. Con gli attori  di una narrazione pubblica che ha sempre meno a che fare con l’esperienza vissuta di ognuno di noi, che procede e si riproduce lungo quella traiettoria che va dai media alla classe politica e dalla classe politica ai media, che ogni giorno ci dicono che cosa è il mondo che conta, che cosa deve essere assunto come realtà:  smart city, Expo, modernità, profitto, egemonia e benefici  del privato, profittevole progresso, euro e europa, e cosa al contrario sta fuori, esecrata come marginale e disfattista, che non ha corso legale anche se è legale, costituzionale, morale, democratica. Si tratta di un racconto pubblico persuasivo, fatto di gossip e gergo, nel quale si materializzano figure inconsistenti e grigie ma molto troppo loquaci, nel quale le vite vissute, le nostre non contano, perché vale la parte assegnata in commedia, l’ultima immagine a Porta a Porta, l’annuncio imbonitore al tiggì.
Il fatto è che Berlusconi e l’Italia si sono berlusconizzati reciprocamente, nel loro intimo, nei comportamenti più profondi, nelle emozioni e nelle immagini del mondo che si proiettano e si portano dentro. Non è bastata una brezzolina elettorale, che anzi confondeva i campi fino alla coincidenza di principi e programmi, non basterà la ventata giudiziaria a ripulire l’aria dei miasmi tossici, a fermare il contagio delle sacche infette, fatte di conservazione oscena di privilegi, di rancore e ambizione, di antichi egoismi e nuove volgarità. Il condannato non è un errore nel meccanismo di riproduzione genetica della classe dirigente italiana:  è un fenomeno antropologico, la faccia ridicola e plastificata di un tipo umani che si è formato in quel processo di de-costruzione  morale, civile e sociale, nel quale lavoro, diritti,  ideologie sono stati smantellati, trasformando il produttore in consumatore – quando ci sono soldi da spendere, l’elettore in utente, i diritti in elargizioni, le garanzie conquistate in erogazioni arbitrarie continuamente ridiscusse.
In questa tramortita contemporaneità, annichilita da nuove povertà, perdite inattese, principi etici irrisi e sovranità espropriata, di rapina dei suoli identitari personali e collettivi, i messaggi pop, pubblicitari e persuasivi del grande venditori hanno agito come una rassicurazione, con la sua semplificazione governante, quella del ghe pensi mi, in grado di condensare le categorie astratte per non dire nemiche della politica e delle istituzioni, in una figura sola, che sorride e minaccia, chiede e promette, entrando in sintonia con fastidio diffusa tramite Imu, che interpreta il malessere per la burocrazia, tramite licenze condoni, che testimonia il disappunto per le tasse tramite evasione.
Si, non mi riesce di esultare, in troppi, a cominciare a chi sta in alto sul colle, stanno confezionando lo sfilatino con dentro la lima, per liberare l’influente condannato e quelli che rappresenta e interpreta.

Vinta una battaglia, non la guerra: il berlusconismo continua Di ilsimplicissimus


BerFinalmente una condanna definitiva: Berlusconi che ha pregiudicato l’Italia è a sua volta un pregiudicato. Una bella soddisfazione anche se manca – come del resto in molti avevano preconizzato – il detonatore per far saltare le larghe intese, vale a dire una decisione definitiva sull’interdizione dai pubblici uffici. In attesa di sapere quanti cazzi di gradi di giudizio ci siano in questo Paese, si può però dire che è comunque una vittoria, anche se arrivata dopo una dozzina d’anni estenuanti e su una vicenda di sconcertante evidenza: se Berlusconi fosse stato innocente sarebbe stato anche un truffato e avrebbe dovuto fare causa a chi gonfiava i costi di Mediaset.
Ma insomma lasciamo perdere e lasciamo godere a Silvio i domiciliari in qualche augusto palazzo o villa più grande di un villaggio vacanze e con molti più animatori.  Quello che dobbiamo domandarci è se questa riconciliazione di una verità processuale con la realtà del berlusconismo porterà a qualche sostanziale cambiamento. E purtroppo le risposte sono tutt’altro che chiare, se non inquietanti. Certo la sentenza non facilita la vita del governo, ma nemmeno la impedisce in un Parlamento di nominati e ricattati con la poltrona, soprattutto non pare che il progetto di stravolgimento in senso autoritario della Costituzione sia destinato a subire un arresto, non comunque senza una chiara ribellione dei cittadini.
Il segnale lo si è avuto subito dopo la notizia della condanna, quando l’insonne uomo del Quirinale si è pronunciato. Dapprima sorprendendo con l’assoluta originalità e pregnanza di un incipit in cui dice che bisogna rispettare la magistratura. Diavolo di un presidente, ma come se le inventa? Subito dopo però fa capire che la sgradevole sentenza  per il suo editore -mentore gli sta proprio sul gargarozzo e annuncia che il Parlamento dovrà assolutamente occuparsi della riforma della giustizia e che dovrà essere scardinata la Costituzione anche nel titolo quarto ossia quello che si occupa del tema.
Come dire, in soldoni, che se anche la condanna è legittima alla luce dell’attuale ordinamento, in futuro non si dovrà permettere che un ricco tycoon, per giunta onorevole, rischi la galera. Alla fine questi europeisti di diamante sono molto simili alla bigiotteria sudamericana.  Quindi riforma come vuole il Pdl. L’uscita è quanto mai opportuna per comprendere la personalità da sempre modesta, ma da tempo anche appannata di chi regge le fila della Repubblica.   Uscirsene a pochi minuti dalla sentenza della Cassazione con una dichiarazione in cui si appoggiano le richieste del partito di Reo Silvio, non è solo segno di un’ossessione patologica per i destini dell’inciucio, ma espressione di aperta complicità col berlusconismo. Forse erano meglio le telefonate segrete con Mancino, fossi nell’uomo del Colle comincerei a secretare anche le pubbliche dichiarazioni.
Dunque una battaglia è stata vinta, ma non certo la guerra perché le quinte colonne sono infilate nei muri e nelle colonne delle istituzioni, come untori di una classe dirigente e di un modello di Italia che è giunto al capolinea e comincia a divorare se stesso. Per questo non bisogna affatto abbassare la guardia, ma anzi alzarla al massimo perché proprio queste sono le situazione pericolose, non certo a causa del gregge elettorale del berlusconismo, subalterno per definizione, ma a causa del potere sclerotizzato che si difende. Continuiamo a firmare contro i tentativi di scippo della Costituzione (qui), sapendo però che non basterà questo e che tutta una politica è da ricostruire e reinventare.

“Il Cavaliere ha perso, ma ha vinto”. Intervista a Paolo Ferrero


“Il Cavaliere ha perso, ma ha vinto”


di Romina Velchi  – liberazione.it -

Segretario Ferrero, ieri, prima della sentenza, dicevi che comunque non sarebbe cambiato nulla. La pensi ancora così?
In verità penso sarebbe vergognoso se non cambiasse nulla. Temo, però, che sarà così. Nel senso che il Pd dice: “Il Pdl come farà a tenersi come capo uno condannato”, ma appunto, dopo tutte queste condanne, il problema non è più Berlusconi ma chi si accompagna con lui. Quindi io auspicherei che il Pd traesse le conseguenze, ma, di nuovo, temo che non sarà così. Il che è un ulteriore punto di degrado, anche morale, della politica e rende ulteriormente chiaro che cosa sia questa cosa che chiamano centrosinistra.

Ma il governo è più debole o no? Riuscirà a portare a casa le riforme per le quali dice di essere nato?
La mia opinione è che le cose che loro vogliono fare sono negative. Sul piano istituzionale, ad esempio, vogliono il presidenzialismo; il centrosinistra vuole il doppio turno nei collegi e Berlusconi vuole la riforma della giustizia, cosa che in parte vogliono anche nel centrosinistra (sono tornati a dirlo). E’ possibilissimo che i signori si mettano d’accordo sul peggio del peggio. Cioè che ognuno, per ragioni sue, accetti qualcosa degli altri pur di avere quello che gli interessa. E quindi io non penso che la sentenza indebolisca il governo per le cose che deve fare. Perché il programma di riforme che ha è un programma che risponde da destra alla crisi della democrazia, in termini di plebiscitarismo, riduzione ulteriore degli spazi di democrazia e di messa sotto controllo della magistratura.

Dici che il governo, in qualche modo e paradossalmente, si ricompatta?
Diciamo così. L’esecutivo oggi è oggettivamente più debole di tre giorni fa, ma non è detto che caschi, se non altro perché il Pd pare intenzionato ad accettare qualsiasi cosa. Il governo è più debole per fare le riforme istituzionali? No, perché per il tipo di riforme che vuole fare non è per nulla detto. Poi, per quanto riguarda le scelte politico-economiche per adesso non hanno fatto alcuna modifica nella direzione di marcia rispetto a Monti. Le due cose grosse sono: l’aver detto sì al Ttip (il trattato economico con gli Usa), per altro senza alcuna discussione in Italia (gli italiani non se ne sono nemmeno accorti); e l’altra è il fiscal compact l’anno prossimo. Per il resto è possibile che il governo continui a galleggiare dentro l’impianto di Monti e che le uniche cose che farà sono per l’appunto queste riforme istituzionali che mettono insieme il peggio del sistema elettorale; il peggio del sistema previdenziale e il peggio delle riforme sulla giustizia, facendolo tutti insieme appassionatamente. Con, aggiungo, la riforma costituzionale come cornice. Quello che non è riuscito alla p2 e all’eversione stragista, rischia di riuscire al governo Letta: una maggiore messa sotto controllo della magistratura, il presidenzialismo e lo stravolgimento della costituzione.

Con la sentenza di ieri si chiude davvero un ciclo? Berlusconi è finito?
C’è con tutta evidenza una crisi della seconda repubblica, ma è in campo un’idea di costruirne un’altra da destra e il governo Monti prima e quello Letta poi sono i governi costituenti di questo sbocco a destra dalla crisi della seconda repubblica. Uno sbocco in termini di taglio del welfare, minori diritti dei lavoratori e riduzione della democrazia con manomissione della costituzione. Insomma, siamo in una fase di passaggio verso il peggio. Quanto a Berlusconi, è possibile che esca di scena, ma, paradossalmente, avendo vinto. I vent’anni si possono senz’altro chiudere con la fine politica di Berlusconi, la sentenza è pesante. Ma realizzando, sul piano economico-sociale, esattamente le cose che voleva: il presidenzialismo, via la costituzione, magistrati sotto controllo, welfare, diritti dei lavoratori. Cioè proprio i temi in discussione, quelli che chiamano riforme. Insomma, l’eventuale uscita di scena di Berlusconi non equivale alla sua sconfitta politica, ma anzi ad un inveramento del suo disegno politico, che, per certi versi, non ha più bisogno di Berlusconi, perché è diventato senso comune di questo accrocchio centrodestra-centrosinistra.

La Ue degli affamatori vuole vietare gli orti personali

La Ue degli affamatori vuole vietare gli orti personali
Un esempio di come l'Unione Europea intenda chiudere la popolazione continentale nella borsa del bisogno assoluto e della dipendenza totale dal capitale. Vietare "l'uso di semi non certificati" non è una follia burocratica, ma una linea di governo che punta a togliere anche i minimi margini di "autonomia vitale". Che potrebbero diventare importanti nel prosieguo della crisi.
Non solo. Tutto l'articolato del progetto di legge mira a eliminare la stragrande maggioranza delle sementi tradizionali, per favorire quelle brevettate - ovvero i semi venduti dalle multinazionali tipo Monsanto, ecc - e, ancora una volta, quelle geneticamente modificate.
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Quando ti tolgono il lavoro e ti ammazzano di tasse, l’ultima speranza rimane quella di tornare alla terra per auto produrre il sostentamento necessario alla vita di tutti i giorni. Tanto è vero che la fortissima crisi economica ha favorito la nascita di migliaia di nuovi agricoltori, anche in Italia, ognuno con il proprio orticello. Ma ecco arrivare la proposta di legge UE – totalmente folle – che vuole mettere al bando i piccoli orti e vietare l’autoproduzione di cibo. A questo punto, e se dovesse andare in porto, cosa resterà se non la rivolta sociale contro il regime tecnocratico?
Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”. Si chiama “Plant Reproductive Material Law”, e tenta di far gestire al governo la regolamentazione di quasi tutte le piante e i semi. Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale. Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala. «Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su “Natural News” – questa mossa è la “soluzione finale” della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta».
Criminalizzando i piccoli coltivatori di verdure, qualificandoli come potenziali criminali – aggiunge Adams – i burocrati europei possono finalmente «consegnare il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto». Il problema lo chiarisce lo stesso Gabel: «I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti». Per cui, «non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali». Praticamente, d’ora in poi, tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati. «Tutti i governi sono, ovviamente, entusiasti dell’idea di registrare tutto e tutti», sostiene Adams. Tanto più che «i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi». Gestione delle richieste, esami formali, analisi tecniche, controlli, denominazioni delle varietà: tutte le spese saranno addebitate ai micro-produttori, di fatto scoraggiandoli.
«Anche se questa legge verrà inizialmente indirizzata solo ai contadini commerciali – spiega Adams – si sta stabilendo comunque un precedente che, prima o poi, arriverà a chiedere anche ai piccoli coltivatori di rispettare le stesse folli regole». Un tecno-governo impazzito: «Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo», spiega Ben Gabel. «Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono». Inoltre, aggiunge Gabel, è molto preoccupante che si siano dati poteri di regolamentare licenze per tutte le specie di piante di qualsiasi tipo e per sempre – non solo di piante dell’orto, ma anche di erbe, muschi, fiori, qualsiasi cosa – senza la necessità di sottoporre queste rigide restrizioni al voto del Consiglio.
Come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli: «Il problema di questa legge è sempre stato il sottotitolo, che dice un sacco di belle cose sul mantenimento della biodiversità e sulla semplificazione della legislazione», come se il nuovo dispositivo rendesse finalmente le cose più facili, ma «negli articoli della legge c’è scritto tutto il contrario», avverte Adams. Esempio: dove si spiega come “semplificare” le procedure per le varietà amatoriali, non si fa nessun accenno alle accurate classificazioni già elaborate dal Defra, il dipartimento britannico per l’agricoltura impegnato a preservare le varietà amatoriali. Di fatto, spiega lo stesso Adams, la maggior parte delle sementi tradizionali saranno fuorilegge, ai sensi della nuova normativa comunitaria. «Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale». Inoltre, spiega Gabel, questa legge «uccide completamente qualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea», avvantaggiando così i grandi monopoli sementieri.
E’ quello che stanno facendo i governi, insiste Adams: «Stanno prendendo il controllo, un settore alla volta, anno dopo anno, fino a non lasciare più nessuna libertà», al punto di «ridurre le popolazioni alla schiavitù in un regime dittatoriale globale». Si avvera così la “profezia” formulata da Adams nel libro “Freedom Chronicles 2026” (gratuito, scaricabile online), nel quale un “contrabbandiere di semi” vive in un tempo in cui le sementi sono ormai divenute illegali e c’è gente che, per lavoro, ne fa contrabbando, aggirando le leggi orwelliane imposte della Monsanto. L’incubo pare destinato a trasformarsi in realtà: «I semi stanno per diventare prodotti di contrabbando», afferma Mike Adams. «Chiunque voglia prodursi il suo proprio cibo sta per essere considerato un criminale». Questo, conclude Adams, è il dominio totale sulla catena alimentare. «Tutti i governi cercano un controllo totale sulla vita dei cittadini». Per questo, oggi «cospirano con le multinazionali come la Monsanto», ben decisi a confiscare la libertà più elementare, cioè il diritto all’alimentazione. «Non vogliono che nessun individuo sia più in grado di coltivare il proprio cibo».
* da greengeneration.it

Il ‘Corriere’ e gli anti italiani di Alessandro Gilioli, Piovonorane.it

Di tutto quello che ho letto oggi la cosa più vergognosa non l’hanno scritta né ‘il Giornale’ né ‘Libero’, ma il ‘Corriere della Sera’, nell’editoriale in prima pagina firmato Antonio Polito.
Un passaggio appena accennato, s’intende: secondo il quale «la condanna di Berlusconi è un colpo molto duro non solo per lui, ma anche per l’Italia e la sua immagine internazionale perché l’imputato è stato per tre volte il capo del governo».
Si tratta di un rovesciamento logico agghiacciante, di quelli che fanno venire un po’ il sangue caldo.
Ieri l’Italia ha dimostrato, al contrario, di essere uno Stato di diritto: e proprio questa era la posta in gioco.
Uno Stato in cui la legge può essere uguale per tutti. Uno Stato in cui ci sono giudici diversi (quindici, in tutto, fra Milano e Roma) che non si sono fatti influenzare né dal governo, né dai partiti e nemmeno dal Capo dello Stato: che si sa bene per quale sentenza tifasse.
Giudici che non si sono fatti spaventare dal ricatto a reti unificate che andava in onda da mesi: la stabilità, la pacificazione, le reazioni dei mercati!
E’ stato uno schifo, come hanno cercato di imbrogliare le carte, di farci credere che il rispetto della legge dovesse passare in secondo piano rispetto alle esigenze delle ‘larghe intese’. O che un cittadino non poteva essere condannato perché ha preso otto milioni di voti.
E’ stata invece una cosa di cui andare orgogliosi scoprire che lo Stato di diritto non ci è cascato.
Altro che duro colpo all’Italia.
Dire che la sentenza di ieri è stato un duro colpo all’Italia è proprio un effetto della subcultura berlusconiana: quella per cui l’immagine del nostro Paese non era rovinata dalla mafia, ma dalle inchieste che raccontavano cos’è la mafia e quali legami ha.
Ma soprattutto quella che quando il Caimano era a palazzo Chigi manganellava l’opposizione accusandola di essere «anti-italiana», parola che è stata un refrain dei suoi media per anni, ve lo ricordate?
Già, a danneggiare l’Italia allora non era un premier criminale, ma chi lo contestava. Oggi, per il ‘Corriere’, non è chi viola la legge, ma chi la fa rispettare.

Capitalismo all’italiana: bisogna distruggere quello dei magliari di Fabio Marcelli, Il Fatto Quotidiano

Chi mi conosce sa che mi ritengo un vecchio (neanche poi tanto) marxista. Sono cioè convinto che l’umanità possa aspettarsi qualcosa di meglio nel suo futuro di quello che sta vivendo attualmente. E che tale attuale (sotto)sviluppo con i suoi enormi costi sociali, umani ed ambientali, produce contraddizioni che prima o poi porteranno al suo superamento e alla sua sostituzione con qualcosa di meglio.
Assistendo però al triste spettacolo delle nostre classi dominanti, viene a volte di pensare anche a me che magari ci fosse anche in Italia un capitalismo serio, del tipo, diciamo, di quello tedesco o anche statunitense. Siamo del resto un Paese oramai sempre più periferico, all’interno di un’area regionale, quella europea, che per effetto delle sue interne contraddizioni e delle dissennate politiche, in primo luogo made in Germany, che vengono seguite, pare destinata a un declino rapido e inevitabile nel suo complesso.
Un fenomeno come Berlusconi, in effetti, può darsi solo in Italia. E non basterà la magistratura a risolvere il problema, anche se oggi ci rallegriamo tutti del fatto che continui a fare il suo indispensabile mestiere nonostante le pressioni e i tentativi di condizionamento. Si tratta, in buona parte, di difetti di origine, che non riguardano solo Berlusconi, che pure è il caso più tipico e inquietante. E’ proverbiale la mancanza di cultura e di prospettive dei nostri “capitalisti”.
Come pure fenomeni fortemente, anche se non solo italiani, sono la forte presenza delle mafie, della corruzione, dell’evasione fiscale, dell’abusivismo edilizio, delle lobby di ogni genere, dagli alti burocrati ai politicanti (in genere inutili e sempre più tali) ai professionisti d’alto bordo, a quelle più piccole, come i tassisti, sulle quali di solito si appunta l’esecrazione generale dato che con i grossi è meglio non prendersela, il coraggio non fa certo parte delle virtù nazionali riconosciute.
Non esiste del resto, contrariamente a quanto pensano gli idealisti un po’ naif, un Idealtipo di capitalismo cui commisurare quelli concretamente esistenti. Ogni capitalismo, con o senza le virgolette, ha la sua storia, le sue determinanti economiche e culturali. E’ il nostro, ahinoi, è contrassegnato prevalentemente, sia pure con eccezioni importanti, da sconcertante pochezza culturale, scarsa propensione all’innovazione, tendenza a infrangere le regole, caparbia ostinazione nel far tornare i conti mediante lo sfruttamento selvaggio, cui faceva almeno da argine fino a tempo fa la forza dell’organizzazione sindacale, che però, per precise responsabilità politiche di quella che fu la sinistra, vive oramai da più di trent’anni una stagione non certo gloriosa.
Un’altra cosa che gli ingenui fans del capitalismo puro e duro non capiranno mai è che questo nostro capitalismo deteriore non è certo destinato a risanarsi o a migliorare bagnandosi nelle acque limacciose della globalizzazione. Al contrario. L’esaltazione del potere della finanza (anche e soprattutto di quella mafiosa), la soppressione dello Stato sociale e dei servizi sociali, la svendita dei beni pubblici, l’immiserimento dei ceti subalterni sono tutti fenomeni che determinano inevitabilmente l’incancrenimento delle peggiori caratteristiche del capitalismo all’italiana dei magliari semianalfabeti.
La grande intuizione del governo Letta e di Giorgio Napolitano è stata del resto quella di prendere atto di questa situazione, adattandovi, in ottemperanza anche qui a precise richieste della finanza internazionale, il quadro istituzionale. Rafforzare l’esecutivo, depotenziare magistratura e diritti, anzitutto quelli sociali, farla finita con le irraggiungibili chimere dell’eguaglianza e ridurre definitivamente sessanta milioni di persone da cittadini ad individui senza poteri. Cancellare definitivamente il popolo italiano per salvare il “nostro” capitalismo da straccioni. Ecco il sogno di Letta e l’obiettivo reale dell’operazione di snaturamento della Costituzione che è in corso.
Non so se  i partiti che sostengono Letta e il suo disegno di affossamento della Costituzione repubblicana ce la faranno. Sicuramente bisogna fare di tutto per contrastarlo ad esempio firmando l’appello lanciato dal Fatto.
Quello che certo però è che questo capitalismo all’italiana non è riformabile. Non si deve quindi permettere che contagi con la sua nullità gli ordinamenti giuridici dignitosi per i quali i nostri nonni e i nostri padri hanno combattuto, dando a volte la vita. Nei momenti del bisogno, talvolta, il popolo italiano ha dato contezza di sé sorprendendo gli osservatori più imparziali. Occorre augurarsi che un momento del genere si avvicini.

Sogno di una notte di mezza estate...di Francesco Piobbichi, Controlacrisi.org


Susanna Camusso ha deciso, sarà rottura e sciopero generale. Nella riunione notturna straordinaria fatta dal direttivo della Cgil via Skype, chiesta urgentemente dalla segreteria nazionale dopo la condanna a Berlusconi, la leader della Cgil ha fissato per il 18 ottobre, in concomitanza con lo sciopero proclamato dai sindacati di base losciopero generale della Cgil. Motivazione? "E' intollerabile ha detto la leader del più grande sindacato che questo Governo possa ancora continuare a governare prendendo ordini da un corrotto massacrando diritti sociali in nome dell'alta finanza europea. Il PD deve far cadere questo Governo. Mi dispiace ma non condivido il pensiero di Giorgio Npolitano". La Camusso è un fiume in piena. "Abbiamo fatto troppi errori - ha detto la segretaria della Cgil - in questi mesi siamo stati troppo subalterni mentre Berlusconi, Monti e Letta massacravano i lavoratori. La sentenza della magistratura è uno spartiacque, occorre rimettere al centro i diritti dei lavoratori, l'Europa e la Merkel facciano pure quello che credono, il sindacato di Di Vittorio - ha continuato la Camusso - non si piega, questo non è un semplice sciopericchio ma uno sciopero politico, che continuerà ad oltranza fino alla cacciata di questo Governo per nuove elezioni". Con parole ancora più dure Landini commenta le parole della Camusso. "Finalmente la Cgil torna ad essere il sindacato di lotta, possiamo anche perdere .ha detto Landini - ma non possiamo tirarci indietro rispetto alla difesa dei diritti sociali in questo paese. “La classe operaia – ha concluso Landini - che in questi anni ha lottato continuerà a farlo, sarà uno sciopero generale e generalizzato, bloccheremo tutte le autostrade”. Tomaselli dell'USB comunica che "per quanto riguarda lo sciopero del 18 ottobre rimane il giudizio negativo sull'accordo sulla rappresentanza e sull'accordo sull'Expo che deve essere ritirato, per cui i cortei saranno diversi - dice ancora Tomaselli appena saputo della svolta notturna della Cgil - ma quello che conta è bloccare il paese per rovesciare il tavolo - la Cgil dice ancora Tomaselli - ha capito che doveva fare come nel resto d'Europa e come noi diciamo di fare da anni". Stesse parole anche da Cub e Cobas, fino ai facchini in lotta che aderiranno allo sciopero, mentre moltissimi lavoratori delle fabbriche in crisi ed RSU stanno aderendo in forma spontanea alla pagina fan di Fb che lancia le due giornate di mobilitazione del 18 e 19 ottobre. Se per il 18 ottobre la situazione sembra quella di uno sciopero generale che in Italia non si vedeva da decenni ancora più grande rischia di essere la manifestazione del 19 ottobre di Roma che sarà accompagnata da una settimana di mobilitazioni studenteche e per il diritto alla casa che partiranno dal 10 con la mobilitazione contro gli sfratti. Centri sociali, , movimenti ambientali e per il diritto al reddito, dicono che non faranno sconti e che assedieranno i palazzi del potere. Fanno sapere che non accetteranno zone rosse. Moltissime le adesioni provenienti da tutta Italia alla manifestazione di Sabato. No TAV, no Muos ed una marea di comitati ambientali che lottano contro la devastazione ambientale e gli inceneritori annunciano che saranno presenti con uno spezzone comune al corteo a difesa dei beni comuni. I collettivi studenteschi fanno sapere che per quella data molto probebilmente scuole ed università saranno occupate. La sinistra politica aderisce tutta, da SEL al PRC passando per Ross@ e Alba fino a Ferrando. Il rifiuto del Fiscal Compact unilaterale è la frase che sembra unire tutti. Anche molti meet - up grillini stanno aderendo, mentre non si sa se Beppe Grillo parteciperà. In tutta Italia inoltre sono pesantissime le contestazioni al PD e PDL, il sindaco Renzi che doveva essere l'uomo immagine del post Governo Letta è stato centrato da una torta al cioccolato mentre passeggiava per la festa del PD di Firenze. Per protesta molti militanti del PD hanno dichiarato che i fornelli delle feste di partito resteranno chiusi, loro non ne vogliono più sap....
Drin! Drin! Sono le 7 e 30, è suonata la sveglia! DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN DRIIIIIIIIIIIIIIIIIN SONO LE 7 E 30 DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN SONO LE 7 E 30 ….
La sveglia, merda, proprio sul più bello... per fortuna che Il 18 e il 19 ottobre la manifestazione e lo sciopero generale ci sono per davvero, anche se molte delle sigle che ho sognato non ci saranno è bene esserci, ne va del nostro futuro.

Cacciamoli con la piazza, non con i magistrati! di Francesco Piobbichi, Controlacrisi.org

La Cassazione conferma le condanne per frode fiscale a carico di Silvio Berlusconi e degli altri tre imputati del processo Mediaset. In totale 4 anni di reclusione per Berlusconi per frode fiscale, ma tre anni della pena sono coperti da indulto, l'anno residuo dovrà essere scontato ai domiciliari o con l'affidamento ai servizi sociali, ma per il momento viene 'salvato' e può essere ancora il protagonista della politica attiva con la sua bella alleanza con il Pd. Infatti, la Cassazione ha annullato la pena accessoria a carico dell'ex Premier, l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Milano per la rideterminazione della pena accessoria. A quanto è dato sapere, "il nuovo processo d'appello di svolgerà in autunno a Milano, davanti a una sezione della Corte d'Appello diversa da quella che si espressa sul merito del processo. Sulla decisione si potrà ricorrere in Cassazione. Per cui Berlusconi potrebbe restare senatore ancora per diversi mesi" (cit). Alla fine  questa sentenza è una boccata d'ossigeno per Letta che potrà adesso, senza opposizione sociale organizzata, portare avanti a settembre il banchetto delle privatizzazioni dopo il salvataggio del “caimano”. Condannato, ma non interdetto, l'alleato scomodo del PD. Un alleato, dice Epifani dopo la sentenza che, se sarà responsabile, potrà continuare a governare. Una sentenza questa che lascia l'amaro in bocca sia alla sinistra legalitaria che sperava di far saltare il tavolo del Governo con la magistratura, sia all'esercito di Silvio che voleva l'assoluzione piena. Da oggi però il PD potrà dire che le sentenze vanno rispettate e che il Governo andrà avanti, mentre Napolitano manda un messaggio di rassicurazione al PDL dicendo che adesso occorre la riforma della giustizia. Tutto sembra studiato ad arte. Morale della favola? Berlusconi è  azzoppato ma ancora in piedi. Il Governo continuerà quindi a produrre interventi rilevanti che segneranno la politica economica, sociale e democratica di questo paese per i prossimi anni. Cane non mangia cane del resto, e chi pensava che in Italia la magistratura potesse avere un ruolo di rottura politico ha sbagliato enormemente i suoi conti. Ha sbagliato perché il centro di interessi che regge questo Governo è molto più potente di quanto uno creda, e non sarà una sentenza che toglie un pedone dalla scacchiera a scardinarlo. L'intreccio tra l'alta borghesia transnazionale - che di fatto guida il processo di ristrutturazione capitalista in Europa - e la “neo classe” di apparato politico e istituzionale degli stati,  svolge oggi una funzione primaria nei processi di Governance liberista. Questo in fin dei conti è il patto di potere che esiste in Italia da almeno due anni, da quando Giorgio Napolitano ha nominato Senatore a vita Mario Monti. Alti manager pubblici che vengono dal privato e viceversa, lo Stato che oltre ad accompagnare i processi di privatizzazione opera direttamente in forma privata. Pensare di rompere questo sistema con la magistratura, cancellando una figura politica ( importante ma sostituibile) con una sentenza è stato politicamente demente. Si può anche comprendere la disperazione del popolo della sinistra in questi anni, si può capire il perchè abbia delegato alla magistratura il ruolo di vendicatore degli oppressi. Quello però che non si comprende è la subalternità di un pezzo di intellettualità di sinistra che ha lavorato per tenere in piedi lo schema berlusconismo – antiberlusconismo quando tutto era chiaro da anni. Anche se Berlusconi venisse cancellato dalla faccia della terra infatti il “sistema”che lo ha tenuto in vita resta assolutamente in piedi ed è più forte di prima. Monti prima e Letta poi non sono una parentesi politica, essi dimostrano invece il vero volto del “bipolarismo” a geometria variabile dove centro destra e centro sinistra si scontrano sulla cornice, ma sono pronti alle larghe intese quando il sistema di fondo  è in difficoltà. 
 Fate il favore allora, invece di riempire il web di appelli e firme contro Berlusconi stile popolo viola, sarà bene organizzarsi ed andare in piazza per cacciarli tutti. Non solo perchè Berlusconi è moralmente impresentabile, ma perchè lui ed i suoi alleati ci stanno massacrando socialmente con la scusa del “ce lo chiede l'Europa (delle banche)” . Il 18 e il 19 ottobre, a Roma, lo sciopero dei sindacati di base prima, e la manifestazione dei movimenti sociali il giorno dopo possono essere il momento per costruire un movimento di massa organizzato per mandarli a casa tutti. Non solo Berlusconi, ma anche Letta, Renzi, Marchionne, De Benedetti, il Fiscal Compact e tutto il resto del regime politico mediatico e finanziario che governa questo paese.

Ps. Anche contro le scelte di e gli interventi inappropriati di uno dei peggiori Presidenti della Repubblica di questo paese

COME E' POSSIBILE CHE UN DETENUTO DECIDA LE POLITICHE DELLO STATO? di Dante Barontini


Un detenuto che decide le politiche dello Stato
Una sentenza tecnicamente ineccepibile della Cassazione mette la politica italiana di fronte alla propria miseria.
La prima condanna definitiva per Silvio Berlusconi mette fine al lungo tormentone pseudo-politico che tiene in ostaggio l'Italia, apparentemente, da quasi un ventennio.
La Cassazione ha accolto l'obiezione del Procuratore Generale, non quelle della difesa. Trovando che i cinque anni di interdizione dai pubblici uffici non corrispondesse a quanto previsto dalla legge per il tipo di reato per cui il Cavaliere è stato condannato: non cinque anni, ma da uno a tre. Non potendo la stessa corte decidere nel merito la quantità, ha quindi rimandato alla Corte d'appello di Milano la determinazione dell'entità. Un errore giuridico materiale sfuggito sia alla corte di primo grado che a quella d'appello.
Questo  solleva il Senato dalla necessità di mettere immediatamente all'ordine del giorno la decisione sulla decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale. Ma lascia tutto il mondo politico italiano alle prese con un "governo di larghe intese" che ha i suoi due azionisti di riferimento... un detenuto.
Sorvoliamo sulla durissima ironia della storia, che in questo caso va a punire un "leader politico" che s'era fatto largo populisticamente cavalcando sentimenti forcaioli (ricordermo sempre quel che è avvenuto a Genova 2001), ma costretto a professarsi "garantista" per quanto riguardava se stesso.
C'è però il fatto nuovo, politicamente e internazionalmente devastante, per cui un governo sta in piedi o cade, fa una politica o un'altra, taglia la spesa sociale e mette nuove tasse, cancella diritti del lavoro  e riduce le pensioni, massacra l'opposizione sociale (No Tav, No Muos, movimenti vari al varco dell'autunno, ecc), sottostando al volere determinante di un evasore fiscale detenuto.
La condanna a quattro anni, ormai definitiva, comporterà per lui soltanto un anno di arresti domiciliari (tre anni sono cancellati dall'ultimo indulto e l'anno residuo non può essere scontato in carcere dagli ultra-settantenni). Ma tecnicamente e giuridicamente diventa da oggi un detenuto a tutti gli effetti.
Un problema del Pdl? Niente affatto. Questo è un problema di chiunque, nella classe politica italiana, a partire da Giorgio Napolitano per arrivare fino ai resti del Pd, passando ovviamente per Enrico Letta il Giovane e il suo governo della Troika.
Come può un ministro, per esempio degli interni (Alfano, sembra) prendere ordini da un detenuto? Con quale "spirito" può disporre i controlli di polizia sui suoi spostamenti, l'identità delle persone che frequentano la sua casa, il contenuto delle telefonate che riceve o fa, ecc?
Come può un ministro delle finanze subire il condizionamento o i consigli di un evasore fiscale conclamato?
Come può un ministro della giustizia ascoltare le condizioni politiche e/o giuridiche di un detenuto che può decidere della sua poltrona?
Come può insomma qualsiasi figura della "classe politica" italica andare in giro per il mondo - ed essere ritenuta credibile - intrattenere un rapporto di governo, alla pari, con una persona che detta o consiglia  o pretende decisioni da una "cella" (ancorché virtuale come quella domestica)?
Sappiamo bene che queste mezze figure sono capaci di questo ed altro. Ma queste sono le domande che ogni "cittadino" di questo paese dovrebbe porsi. E prendere una decisione conseguente. Mandandoli tutti e altrettanto definitivamente a quel paese.