Dall’altra parte si risponde con l’ ipotesi abbastanza romanzesca
secondo la quale l’aereo malese sarebbe stato abbattuto per errore dal
governo golpista ucraino perché scambiato con quello su cui volava Putin
di ritorno dal viaggio in Sudamerica. Ora anche ammesso che l’aereo del
presidente russo abbia pensato di sorvolare un territorio così
pericoloso questo implicherebbe che Kiev sia stata informata del volo e
della sua rotta (un’identificazione visiva è impossibile a 10 mila metri
di quota) dai servizi segreti occidentali: troppo compromettente,
troppo scoperta la complicità e troppo pericoloso in questa fase anche
se la crisi ucraina ha aperto un nuovo scontro geopolitico.
Ci sono però interrogativi ben più consistenti ed evidenti che anche
in base alle fonti informative occidentali lasciano trasparire la
possibilità che si sia fatto di tutto per costruire un incidente.
Nell’immagine sopra si vedono riportati sulla cartina i tracciati radar
dei voli della Malaysian Airline da Amsterdam a Kuala Lumpur : per dieci
voli precedenti a quello maledetto i velivoli si sono mantenuti su una
rotta ben lontana dalla zona degli scontri, mentre quello del 17 luglio è
stato guidato dalle autorità ucraine proprio sopra i territori di
guerra. Come mai visto che Kiev sostiene che i filorussi sono in
possesso dei missili Buk, gli unici nel teatro di guerra capaci si
abbattere un aereo alla quota di diecimila metri? E perché – come
riferisce la Reuters, fonte non certo sospetta di parzialità filorussa –
al Boeing malese non venne permesso di sorvolare il Paese a 35 mila
piedi di altitudine come aveva richiesto, ma fu fatto scendere a 33
mila, vale a dire entro il limite massimo di azione dei Buk?
In realtà è assai difficile che queste armi siano realmente
utilizzabili dai filorussi, visto l’impiantistica e la logistica che
richiedono e la loro totale inutilità nel quadro degli scontri per
l’indipendenza delle regioni orientali. La triste verità, quella sassi
più probabile, è che il regime ucraino, indebitato fino al collo,
guidato da un oligarca che si appoggia a milizie nazifasciste, costretto
ad infierire sulla popolazione per mantenere in vita il pretesto del
golpe, ossia l’entrata nella sfera europea, abbia architettato o creato
le condizioni per un tragico incidente destinato a far rialzare le
proprie azioni. Il problema è se queste funeste intenzioni abbiano preso
corpo solo a Kiev o non abbiano avuto qualche suggeritore: sono ben
noti i malumori che si manifestano dappertutto in Europa contro le
sanzioni imposte alla Russia, così forti da mettere in crisi i governi
amici e da suscitare aperte disubbidienze come avviene per Austria e
Slovenia. E’ probabile che l’incidente non faccia comodo solo al
cioccolataio ucraino che anzi, alla fine è destinato a raccogliere solo
gli spiccioli.
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