Il CPN del PRC esprime il proprio ringraziamento a tutti i
compagni e le compagne che si sono impegnati con generosità e passione
anche in questa difficilissima campagna elettorale, dimostrando che
Rifondazione Comunista rimane una risorsa imprescindibile per la
sinistra e la democrazia in Italia, un patrimonio umano e politico il
cui valore nessuna soglia di sbarramento antidemocratica può cancellare.
Va riconosciuto il fallimento del tentativo di Rivoluzione Civile che
non è riuscita a diventare il punto di riferimento per la domanda di
cambiamento e la protesta di milioni di elettori. Hanno contribuito alla
sconfitta elettorale sicuramente limiti soggettivi nostri e dei nostri
interlocutori e alleati. In particolare il ritardo e la conseguente
rapidità nel configurare lo stesso progetto ne hanno impedito una
costruzione democratica e partecipata. Non va sottovalutato che la
collocazione in alternativa al PD per il PRC era una scelta maturata da
tempo e unanimemente condivisa all’interno, mentre per gli altri
soggetti politici della lista si è trattato di uno sbocco obbligato a
causa della chiusura del PD nei loro confronti. La stessa esperienza
della Federazione della sinistra si era arenata sul nodo dell’alleanza
con il PD. Anche un processo partecipato come quello apertosi con
l’appello “Cambiare si può” è giunto troppo tardi per poter determinare
un percorso condiviso di costruzione unitaria dal basso. Rivoluzione
Civile, che pure avrebbe dovuto coniugare questione morale e questioni
sociali ed economiche, non è riuscita a definire e a presentarsi con un
profilo e un’identità forti dentro la campagna elettorale in cui sia la
crisi economica che il rifiuto di una politica corrotta sono stati temi
centrali.
L’esito elettorale, da cui esce vincente il movimento di Beppe
Grillo, ha determinato un terremoto politico che fotografa una
fortissima crisi di legittimazione dell’intero sistema dei partiti come
articolatosi durante il ventennio del bipolarismo.
Il segno politico del voto è quello del rifiuto delle politiche di austerità e di bocciatura dei partiti che hanno sostenuto il governo Monti, la cui ombra ha ipotecato e pregiudicato anche la possibilità di affermazione di un centrosinistra che si è candidato a proseguire con più equità quell’impianto rigorista dettato dalla BCE. La stessa parziale tenuta di Berlusconi può essere spiegata con la paura da parte di ampi settori sociali storicamente rappresentati dal centrodestra, in particolare piccole imprese e lavoro autonomo, di diventare il bersaglio di un nuovo governo rigorista.
Il segno politico del voto è quello del rifiuto delle politiche di austerità e di bocciatura dei partiti che hanno sostenuto il governo Monti, la cui ombra ha ipotecato e pregiudicato anche la possibilità di affermazione di un centrosinistra che si è candidato a proseguire con più equità quell’impianto rigorista dettato dalla BCE. La stessa parziale tenuta di Berlusconi può essere spiegata con la paura da parte di ampi settori sociali storicamente rappresentati dal centrodestra, in particolare piccole imprese e lavoro autonomo, di diventare il bersaglio di un nuovo governo rigorista.
Il risultato di fondo che ci consegna il voto è lo scardinamento del
bipolarismo che non possiamo che salutare positivamente ma senza
nasconderci possibili involuzioni del quadro. Se la sconfitta
dell’ipotesi di un governo Bersani-Monti costituisce un dato positivo,
non possiamo escludere il profilarsi di una risposta conservatrice al
terremoto in termini di blindatura ulteriore del sistema politico
attraverso l’introduzione del doppio turno e del presidenzialismo. La
stessa mancata vittoria del PD potrebbe produrre un ulteriore
spostamento a destra dell’asse programmatico, mascherato da
ringiovanimento della classe dirigente. Dentro questo quadro va
rilanciata la nostra battaglia per il proporzionale e l’urgenza di
risposte a un’emergenza sociale senza precedenti.
L’incalzare e l’approfondirsi della crisi e il malcontento suscitato
dalle misure assunte per contrastarla, tanto inique quanto inefficaci,
hanno determinato nel contesto italiano un rivolta dell’elettorato che
si è espressa però non sul terreno della lotta di classe ma su quello
della contrapposizione dei cittadini contro la casta.
A determinare questa dilagante percezione di massa non è stata
soltanto la indubbia capacità comunicativa e “diversiva” di Grillo, ma
le caratteristiche specifiche della situazione italiana a partire da una
corruzione sistemica, una questione morale che i partiti non hanno
voluto affrontare in termini di autoriforma, un clima di
delegittimazione del Parlamento e della politica alimentato dagli stessi
media dei “poteri forti”, la pervasività del lungo discorso
antipolitico berlusconiano, il disarmo culturale agito dalla stessa
sinistra di governo.
Ha pesato fortemente l’anomalia italiana di un mancato sviluppo del
conflitto sociale di fronte al dispiegarsi di uno stillicidio di
provvedimenti antipopolari.
Non può essere taciuta la responsabilità in tal senso di sindacati
come Cisl e Uil che hanno coperto persino la strategia di Marchionne, ma
anche la linea del gruppo dirigente della Cgil (con significative
eccezioni a partire dalla Fiom) condizionata dal suo rapporto con un PD
che sosteneva il governo Monti. La mancanza di ondate di movimenti di
lotta paragonabili a quelle degli altri Paesi europei impone anche a noi
e al resto della sinistra antiliberista una riflessione. Al tempo
stesso impone la ripresa di una iniziativa del partito in sinergia con i
movimenti a partire dalle prossime scadenze delle manifestazioni No Tav
e No Muos.
Non va mai dimenticato che la nostra sconfitta è l’ultimo capitolo di
una sconfitta più grande e storica che è quella del movimento operaio e
di processi di atomizzazione sociale di lungo periodo che abbiamo da
tempo analizzato e vissuto sulla nostra pelle, ma rispetto ai quali non
siamo riusciti a determinare un’inversione di tendenza. Le nostre
responsabilità soggettive si iscrivono dentro questo quadro.
Negli ultimi cinque anni abbiamo difeso con dignità e orgoglio
Rifondazione Comunista. Il progetto intorno al quale ci siamo impegnati
contemplava il rilancio del partito e la costruzione dell’unità della
sinistra d’alternativa. Non possiamo non constatare che nessuno di
questi obiettivi è stato conseguito. Il quadro di difficoltà dentro il
quale abbiamo sviluppato la nostra iniziativa politica non ci esime
certo da una riflessione senza reticenze sui nostri limiti, errori,
insufficienze.
Si rende indispensabile aprire una fase di riflessione e confronto
per ridefinire il ruolo di Rifondazione Comunista, con la consapevolezza
che siamo di fronte alla chiusura del ciclo di Rifondazione per come
l’abbiamo conosciuta e che sia ineludibile la necessità di rimetterci in
discussione.
Ripensare il ruolo del Prc non implica rinunciare al progetto della
Rifondazione Comunista ma cercare di individuare le strade per
rilanciarlo sul piano dell’elaborazione teorica e programmatica, della
pratica sociale, del radicamento, dell’organizzazione, della relazione
con tutto ciò che si muove al di fuori di noi.
La sconfitta di Rifondazione e del complesso della sinistra radicale,
che dentro la più grave crisi del capitalismo non sono riuscite in
Italia a diventare punto di riferimento dell’ampio malcontento e del
disagio sociale, costringe tutte le culture politiche e le esperienze
organizzate a mettersi profondamente in discussione e ad attivare un
processo di ricomposizione che non può essere riproposto in forme
pattizie che non coinvolgono anzi accentuano l’ostilità e la diffidenza
assai diffuse nei confronti dei partiti.
La profondità della sconfitta, nonostante la gestione unitaria del
partito e una ampia condivisione della linea, impone un percorso di
confronto ed elaborazione collettiva fondato sull’ascolto reciproco e
sul coinvolgimento dell’intero corpo del partito a partire dal livello
territoriale.
La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le
forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata
attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l’utilizzo di
internet, coinvolgendo gli iscritti e con l’apertura al contributo di
compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l’orizzontalità e
partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e
non rituale il percorso.
Lo stesso risultato del voto non smentisce l’asse della nostra
battaglia politica di questi anni e neanche la collocazione difficile
che abbiamo scelto nelle ultime elezioni. Milioni di elettori hanno
scelto una proposta politica di rottura netta con il bipolarismo e che
non si presentava come moderata. Al di fuori e contro il bipolarismo lo
spazio si è allargato enormemente ma non è stata Rivoluzione Civile a
occuparlo.
Rifondazione Comunista rimane e resta valida l’esigenza di costruire
una sinistra antiliberista unita e autonoma dal centro-sinistra,
alternativa rispetto a questo sistema politico.
Rifondazione Comunista da tempo è cosciente della sua non
autosufficienza e quindi della vitale necessità della ricomposizione
della sinistra di alternativa come in tutta Europa.
I successi recenti delle formazioni aderenti al Partito della
Sinistra Europea ci dicono che è possibile uscire dalla marginalità
senza rinunciare alla radicalità, alla coerenza sui contenuti e a una
posizione di alternativa e di indipendenza rispetto a partiti di
centrosinistra che hanno fatto proprie le politiche neoliberiste. Si
tratta ora di compiere un salto di qualità dando impulso ad un percorso
nuovo e unitario di rilancio e rinnovamento dell’intera sinistra di
alternativa.
L’esperienza di questi anni e degli ultimi mesi ci induce a ritenere
non riproponibili pratiche ‘pattizie’ e quindi a rilanciare la
centralità della democrazia e del principio “una testa un voto” come
metodo indispensabile per la costruzione di una nuova soggettività
politica unitaria della sinistra e dei movimenti sociali antiliberisti,
ambientalisti, contro la guerra.
L’apertura della discussione a tutti i livelli sull’esito elettorale,
sulle prospettive del partito, sulla necessità di un suo rinnovamento
(in primo luogo delle pratiche, delle modalità di intervento e dei
gruppi dirigenti, anche sul piano generazionale) e sul futuro della
sinistra non deve bloccare l’operatività del partito e l’iniziativa
politica, a partire dalle prossime elezioni amministrative e da una
forte partecipazione alle prossime scadenze di mobilitazione.
Al fine di coniugare il più ampio dibattito e il proseguimento dell’attività del partito il CPN individua i seguenti impegni:
- Partecipazione alle manifestazioni No ponte il 16 marzo, il 16
marzo a Firenze manifestazione antimafia, la mobilitazione No Tav il 23
marzo e quella No Muos il 30 marzo.
- Convocazione attivi di circolo e di federazione
- Convocazione dell’assemblea nazionale dei segretari di circolo e di federazione
- Convocazione periodica della riunione dei segretari regionali e di federazione
- Convocazione della conferenza programmatica entro il mese di luglio
- Convocazione del congresso straordinario nazionale entro novembre.
- Elezione della commissione politica per la stesura del documento congressuale e avviamento del percorso di approfondimento e dibattito anche attraverso seminari tematici nazionali e territoriali,
- La segreteria nazionale rimane in carica per garantire il proseguimento dell’iniziativa politica del partito e della gestione amministrativa fino al congresso.
- Convocazione attivi di circolo e di federazione
- Convocazione dell’assemblea nazionale dei segretari di circolo e di federazione
- Convocazione periodica della riunione dei segretari regionali e di federazione
- Convocazione della conferenza programmatica entro il mese di luglio
- Convocazione del congresso straordinario nazionale entro novembre.
- Elezione della commissione politica per la stesura del documento congressuale e avviamento del percorso di approfondimento e dibattito anche attraverso seminari tematici nazionali e territoriali,
- La segreteria nazionale rimane in carica per garantire il proseguimento dell’iniziativa politica del partito e della gestione amministrativa fino al congresso.
Documento presentato dalla maggioranza della Commissione votata dal Cpn per il documento finale
La votazione del dispositivo finale è avvenuta per parti separate, gli ultimi tre punti sono stati approvati a maggioranza.
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