giovedì 4 marzo 2010

La domanda diminuisce ma i prezzi aumentano. Forse c'è qualcuno che specula?

Si conferma con segno positivo anche a febbraio il tasso di inflazione. “Nonostante la lievissima flessione, dall’1,3% di gennaio all’1,2% di febbraio, si tratta sempre di un dato gravissimo, in piena contraddizione con l’andamento economico della domanda di mercato”. Lo denunciano congiuntamente le associazioni Federconsumatori e Adusbef.
Domanda di mercato che, affermano i sindacati dei consumatori, “ha registrato, nell’ultimo anno, un vero e proprio tracollo, attraverso: una fortissima contrazione dei consumi (da -2,5% a -3%); una caduta verticale dei redditi della famiglie (-1,8/-1,9% secondo le stime dell’Osservatorio Federconsumatori confermate da più fonti) e, quindi, una drastica riduzione della loro capacità di acquisto”.
Cadute che hanno determinato “pesantissime ripercussioni”sull’intera economia del Paese, che, in assenza di interventi mirati, rischia di andare sempre peggio.
In questo contesto, continuano ancora le due associazioni, “un tasso di inflazione con segno positivo, non solo appare del tutto incoerente con le più elementari logiche di mercato, ma fa insorgere più di un sospetto circa la presenza di forti speculazioni a danno delle famiglie e del mercato”. “Non dimentichiamo – sottolineano – che un tasso di inflazione all’1,2% contribuisce a debilitare ulteriormente i bilanci delle famiglie, comportando un aumento di 360 Euro annui”.
Per questa ragione i consumatori sollecitano il Governo “ad intervenire in maniera determinata: avviando maggiori controlli e verifiche sul versante delle speculazioni, operando, come chiediamo da tempo, una detassazione per il reddito fisso di almeno 1200 Euro annui, indispensabile per rilanciare la domanda di mercato, realizzando – scrivono ancora – quel blocco delle tariffe promesso dal Viceministro Vegas, del quale, però, ancora non abbiamo visto traccia”.
Tariffe che, secondo lo studio aggiornato di Federconsumatori ed Adusbef, registrano aumenti che nel 2010 determineranno per le famiglie maggiori spese per 660 euro.

Tremonti pensa ancora "positivo", ma l'Italia va a rotoli

Nel 2009 il Pil è diminuito del 5%
e il deficit pubblico è schizzato al 5,3%. A gennaio senza lavoro all'8,6% e aumentano i fallimenti




Nel biennio 2008-2009 il Pil italiano è diminuito del 6,3%: -1,3% nel 2008 e, secondo la revisione comunicata ieri dall'Istat, 5% lo scorso anno, il maggior crollo dalla fine della seconda guerra mondiale. Di più: lo scorso anno c'è stato una debacle dei conti pubblici: il deficit è salito al 5,3% del Pil dal 2,7% del 2008 e il debito pubblico a fine anno sfiorava il 116% del Pil e, i dati sono di Bankitalia, era superiore e 1.761 miliardi.
Di questi dati (salvo alcune correzioni) già sapevamo tutto: la «novità» è rappresentata dalla disoccupazione che seguita a crescere anche nel 2010. In gennaio il tasso di disoccupazione è salto all'8,6% (l'1,3% in più rispetto al gennaio 2008) e le persone in cerca di occupazione erano 2,144 milioni, con un incremento di 334 mila senza lavoro in 12 mesi, pari al 18,5%.Particolarmente pesante si sta facendo il tasso di disoccupazione giovanile: in gennaio era pari al 26,8%, con una crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti rispetto a gennaio 2009. Quanto al numero di inattivi (di età compresa tra 15 e 64 anni), a gennaio, è pari a 14 milioni 871 mila unità, con un aumento dello 0,2% (+28 mila unità) rispetto a dicembre 2009 e dell'1,2% (+172 mila unità) rispetto a gennaio 2009. Il tasso di inattività è pari al 37,7 per cento (invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a gennaio 2009).
Tornando ai conti economici nazionali, la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) nel 2009 è salita al 43,2% per cento, 3 decimi di punto in più rispetto al valore del 2008 (42,9%). Le imposte dirette, però, sono diminuite del 7,2% e le indirette del 4,2%. La entrate totale sono diminuite dell'1,9%. Le uscite totali sono risultate pari al 52,5% del Pil (49,4 per cento nel 2008), con una variazione del +3,% rispetto all'anno precedente.Da sottolineare come il saldo primario (indebitamento al netto della spesa per interessi) è risultato negativo per 9,5 miliardi, lo 0,6% del Pil, contro un attivo del 2,% del prodotto nel 2008. Negativo anche il saldo delle partite correnti: -31 miliardi in caduta dall'attivo di 12 miliardi dell'anno precedente. Altro dato interessante riguarda l'interscambio con l'estero: nel 2009 le importazioni sono scese del 14,5% e le esportazioni del 19,1%. Forte anche la caduta degli investimenti: -12,1%. Le retribuzioni lorde nell'industria sono diminuite del 5,7%.
Ieri il Cerved ha fatto sapere che nel 2009 le imprese che sono fallite hanno fatto un balzo del 23% e che anche l'ultimo trimestre è stato nero: tra ottobre e dicembre sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, +15% rispetto allo stesso periodo del 2008, trimestre nel quale si era già registrato un aumento di fallimenti del 43% rispetto al 2007. Dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi d'impresa - spiega il Cerved - dall'aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre.


di Galapagos
su il manifesto del 02/03/2010

IL "VUOTO" AL POTERE

“LA DEMOCRAZIA E’ IN PERICOLO” , tuonano le corti berlusconiane di fronte alla bocciatura dei listini di Roberto Formigoni e di Renata Polverini decretata dalle Corti d'appello di Milano e di Roma. Certo, una tornata decisiva di consultazioni regionali dalla quale mancasse l'insegna del partito di maggioranza relativa in Lombardia e nel Lazio sarebbe un test elettorale assai incompleto e incomprensibile. Ma nell'attesa che i tribunali amministrativi dicano l'ultima parola sui ricorsi presentati dal Pdl, e al di là delle complicate valutazioni giuridiche del caso, una considerazione politica si può e si deve trarre
In base a quanto si è visto in questi mesi e in questi giorni, ad essere in pericolo non è la vita della democrazia, ma piuttosto la sopravvivenza del Pdl. Cos'altro è questa farsesca tragicommedia delle liste, taroccate o presentate fuori tempo massimo, se non la plastica dimostrazione di un partito che sta morendo in culla? Cos'altro dicono le convulsioni e i veleni interni al mistico Popolo delle libertà, se non il dilettantismo e l'avventurismo di un esperimento identitario che non ha funzionato perché in realtà (come avevamo scritto su questo giornale la settimana scorsa) un centrodestra italiano moderato e moderno non è mai nato, né dal punto di vista politico né dal punto di vista culturale?
Secondo la bugiarda vulgata berlusconiana, dagli anni Novanta in poi i "comunisti" hanno usato le toghe "rosse" per liquidare la vecchia Cdl per via giudiziaria: pm invasati, pool milanesi esagitati, e così via sragionando. Adesso gli stessi "comunisti" starebbero usando le toghe "grigie" per liquidare il nuovo Pdl per via amministrativa: discreti magistrati di Corte d'appello, anonimi giudici di Tar, e via sproloquiando. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Quello che il Cavaliere non dice, e i suoi scudieri non ammettono, è che questa volta non reggono il teorema dell'opposizione barricadera e dei pubblici ministeri torquemadisti né la teoria del "nemico esterno".
Stavolta, molto più semplicemente, questo centrodestra si sta auto-liquidando per via politica. Questa è la pura e semplice verità, disvelata in modo quasi grottesco dal patetico autodafé politico in cui sono involontariamente incappati Formigoni e Polverini. La crisi è tutta interna al Pdl, e nemmeno il collante puramente ideologico del berlusconismo di guerra sembra più reggere. Dal trionfale successo del 13 aprile 2008 in poi, archiviata in troppa fretta la sorprendente parentesi da "federatore" della destra e da "uomo di Stato" dei primi due mesi, il premier si è illuso di poter affrontare e risolvere l'intera legislatura sull'onda del suo autoritarismo populista e plebiscitario. Lui è il "messaggio", tutto il resto non conta niente. L'intera proiezione del governo si esaurisce nell'esibizione della forza e nella manipolazione della propaganda. L'intendenza seguirà, come diceva il generale De Gaulle. Ma questa è la gigantesca, miope illusione, che oggi si infrange e va in frantumi per una banale questione di firme e di timbri. Se non c'è la politica, oltre i decreti urgenti, le ordinanze in deroga e i sondaggi confidenti, l'intendenza non segue affatto. Semmai si auto-tutela, quando addirittura non si auto-distrugge, come dimostrano i sospetti e i veleni che si consumano nella Capitale sulle candidature, tra le correnti forziste e i luogotenenti finiani.
E senza una solida struttura politica basta una risibile stortura burocratica per smascherare un bluff, per capire che il partito di plastica non è diventato di ferro, e insomma per accorgersi che il re è nudo. Su questo limite genetico dovrebbe riflettere il premier. Su questo deficit originario dovrebbero interrogarsi i suoi accoliti, invece di attaccare e delegittimare l'unico che l'ha capito fin dal primo giorno, cioè il presidente della Camera Gianfranco Fini. Rischia di essere tardi, adesso. Come diceva ieri un ministro, "ormai siamo al capolinea, il Pdl così non regge più e presto ognuno di noi tornerà a fare il mestiere che faceva prima...". Come dire: l'amalgama Forza Italia-An rischia di sciogliersi per sempre. E serve a poco urlare contro i sedicenti "furbi" che vorrebbero alterare il risultato delle elezioni (come fa il ministro per la Semplificazione) o invocare improbabili "prove di forza" (come fa la candidata del Lazio). I "furbi" di Calderoli non esistono: sono fantasmi evocati per confondere e intorbidare le acque. E la "piazza" della Polverini è a dir poco surreale: contro chi marcia, stavolta, il vasto Popolo delle libertà? Contro il Tar del Lazio? Viene da sorridere, solo a pronunciare lo slogan. Senza contare, da ultimo, che i giudici amministrativi applicano, come sempre, solo le regole. E quelle sì, assicurano la vita della democrazia.
Ma questo resta un arcano troppo complesso da far capire a Silvio Berlusconi. Fin dalla sua epica "discesa in campo", il Cavaliere concepisce la democrazia come pura estensione della sua signoria.


Massimo Giannini su www.repubblica.it

mercoledì 3 marzo 2010

Regionali: ecco come sarà la scheda elettorale


PER L'ACQUA PUBBLICA


Venerdì 5 marzo a Palazzo Cesaroni
presentazione dei eferendum contro
la privatizzazione dell'acqua


Venerdì 5 marzo alle ore 16 presso la Sala della Partecipazione di Palazzo Cesaroni si terrà l'iniziativa sul tema "Fuori l’acqua dal mercato! Fuori i profitti dall'acqua!" durante la quale verranno illustrati i tre referendum presentati contro la privatizzazione dell'acqua voluta da BerlusconiIl Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua insieme a numerose realtà sociali e culturali promuove tre referendum abrogativi delle norme che hanno privatizzato l’acqua (Guarda il costituendo Comitato Promotore) per rendere possibile qui ed ora la gestione pubblica di questo bene comune.
Dopo la chiara tendenza alla privatizzazione e svendita del servizio idrico e delle risorse, da parte del Comuni dell’Umbria (tranne Gubbio, Spoleto, Narni, Orvieto, Nocera Umbra) e della Regione Umbria (vedi concessioni all’imbottigliamento), Il Comitato Umbro Acqua Pubblica rilancia la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua invitando tutte e tutti, le realtà associative, le forze politiche, all’assemblea di Costituzione del Comitato Umbro per il Referendum.


lunedì 1 marzo 2010

ECCO I CANDIDATI DELLA FEDERAZIONE DELLA SINSTRA PER LE REGIONALI


LISTA PROVINCIA DI PERUGIA

1)Goracci Orfeo

2)Vinti Stefano

3)Benigni Furio Ferruccio

4)Buono Chiara

5)Carpinelli Roberto

6)Coltorti Maura

7)Feligioni Stefano

8)Finzi Tatiana

9)Fugnanesi Giampiero

10)Giorgetti Maria Palma detta "Lella"

11)Granocchia Giuliano

12)Mari Manuela

13)Monaco Oscar

14)Pellegrino Manuela

15)Peverini Alessandro

16)Schippa Gianluca

17)Tampellini Pierluigi detto "Stefano"

18)Tomassini Enzo


LISTA PROVINCIA DI TERNI

1)Stufara Damiano

2)Grassi Luna

3)Mascio Giuseppe

4)Piantoni Piera

5)Ragno Veriano

6)Urbani Valter

Scandali finanziari e governo. Si naviga sul fondo della crisi

Gli scandali finanziari si aggiungono ad una situazione di corruzione dilagante e questo genera una caduta di credibilità istituzionale e politica a livelli forse mai così bassi. Questo è certamente il primo filone di valutazione perché riguarda la qualità stessa della democrazia italiana. Ma c’è un altro filone non meno importante e riguarda l’impatto di tutto questo sulla situazione economica del nostro paese.
Quando la Corte dei Conti stima che la corruzione influisce negativamente per circa 60 miliardi di euro afferma in pratica che questo reato pesa - per avere un punto di paragone - circa 6 volte la legge finanziaria del 2010.
Questa valutazione della Corte dei Conti è stata fatta prima dello scandalo delle società di telecomunicazione. Scandalo che da solo ha sottratto alle finanze pubbliche centinaia di milioni di euro.
Miliardi regalati agli evasori
Aggiungiamo un altro dato. Lo scudo fiscale (ripulitura dei capitali in precedenza illegalmente esportati all’estero) è valutato fino ad oggi dal Ministero dell’Economia 95 miliardi di euro. Lasciamo da parte che di questi solo 35 sarebbero effettivamente rientrati in Italia. A noi interessa che su questi capitali - per i quali sono state evase tasse e contributi e compiuti reati societari – è stata fatta pagare la modesta somma del 5% di penale a rate. Meno della metà delle tasse che si pagano sui BOT. Più o meno un decimo di quello che avrebbero pagato in altri paesi che hanno fatto condoni simili, ad esempio in Inghilterra.
Sono quindi altri 40-45 miliardi di euro letteralmente regalati a quanti hanno illegalmente esportato capitali all’estero e che hanno ottenuto un vero e proprio salvacondotto, per di più a prezzi da saldo.
Scudo fiscale per ricchi e malavitosi
Quindi ai 60 miliardi stimati dalla corte dei Conti vanno aggiunti almeno altri 40 miliardi di euro regalati con lo scudo fiscale al settore più ricco, e in parte malavitoso, della società.
Siamo a 100 miliardi di euro. Poi c’è l’evasione fiscale, stimata molto prudentemente in almeno 200 miliardi di euro e quindi minori entrate per lo Stato per 80-100 miliardi di euro.
Non va dimenticato che il PIL italiano è circa 1600 miliardi di euro e che la pressione fiscale è stimata attorno al 42-43 %.
Quindi la cifra appena calcolata a vario titolo conferma che evasione, esportazione di capitali all’estero, economia sommersa, ecc sono una parte rilevante della ricchezza nazionale ed è esattamente ciò che manca per rimettere in sesto l’economia italiana, per sostenere i redditi più bassi, per rilanciare la ricerca e gli investimenti, per sostenere il sistema dell’istruzione.
Non è vero che non ci sono le risorse per fare gli interventi necessari.
Non ci sono perché questo Governo non può o non vuole trovarli e per di più continua a fare regali di portata impressionante alle aree sociali che l’hanno votato.
Del resto fino alla crisi attuale la ricchezza dell’Italia era cresciuta, non molto ma era cresciuta. Mentre la ripartizione della ricchezza prodotta ha subito da un ventennio una torsione a favore di alcuni e a danno di altri. Infatti la divaricazione tra i redditi è cresciuta in modo esponenziale. Del resto fino alla crisi i lavoratori dipendenti erano cresciuti di quasi 2 milioni di unità mentre la parte di reddito nazionale attribuita al lavoro è diminuita. Più lavoratori e pensionati hanno ricevuto una parte minore del reddito nazionale e quindi altri strati sociali ne hanno tratto vantaggio, hanno visto crescere la loro ricchezza.
Tartassati lavoratori e pensionati
Senza un intervento a favore della grande maggioranza dei redditi la ripresa economica non ci sarà ed è così una pura petizione di principio invocare una ripresa della domanda interna. Questo intervento a favore dei redditi da lavoro e da pensione - oggi reso più urgente per l’ulteriore caduta generata dalla cassa integrazione e dalla disoccupazione - è l’unico modo per rimettere in moto l’economia.
Per farlo occorre avere il coraggio di intervenire sui redditi che in questi hanno non solo guadagnato molto ma hanno evaso, esportato illegalmente, ecc.
Solo una diversa ripartizione dei redditi, un coerente intervento contro le illegalità può consentire all’Italia di riprendersi ma questo Governo anche se volesse non può farlo e per di più non risulta che voglia farlo.
Il Ministro dell’Economia sa che non può aprire i cordoni della borsa fuori da ogni controllo, come vorrebbe una parte della sua stessa maggioranza, che freme e bofonchia, ma non è in grado neppure di fare interventi diversi perché metterebbe in crisi la base di consenso al Governo della destra.
Di qui la linea Tremonti, fare il meno possibile, tenere i conti in ordine rinunciando a interventi significativi e sperare nello stellone italico che però da qualche tempo non fa più miracoli.
Ad esempio si parla molto del valore degli investimenti pubblici in infrastrutture. Sono stati spesi fiumi di parole ma la sostanza è quella descritta dall’ANCE e cioè che la spesa in lavori pubblici diminuirà nel 2010 del 13-15 %.
Così l’Italia resta ferma. La crisi non è affatto superata. Si continua a navigare sul fondo della crisi. Le illegalità economiche sono una pesante zavorra che impedisce la ripresa dell’Italia e il Governo assiste, in parte complice e in parte impotente

La7, Telecom oscura “L'Infedele"... sul caso Telecom Sparkle-Fastweb

Oscurata dall'amministratore delegato di Telecom Italia Media, Giovanni Stella, la puntata della trasmissione televisiva L'Infedele, che avrebbe dovuto andare in onda stasera, con la conduzione al vetriolo di Gad Lerner. La puntata aveva in palinsensto lo scandalo Telecom Sparkle-Fastweb, era anche già andato in onda un promo televisivo proprio per pubblicizzare la trasmissione con i seguenti ospiti: Nicola Gratteri, Francesco Micheli, Massimo Mucchetti, Cecilia Guerra, Vittorio Malaguti e Ugo Maria Tassinari. Ma con una lettera pubblicata sul blog del giornalista, il rappresentante della proprietà Telecom scrive che: «Al fine di non turbare in alcun modo le delicate indagini giudiziarie in corso e le eventuali misure cautelari al vaglio delle competenti autorità giudiziarie in relazione alla vicenda della società Telecom Italia Sparkle», si è deciso di soprassedere alla puntata dell’Infedele del primo marzo dedicata al tema del “riciclaggio per il tramite di società telefoniche”. Ma per Lerner si tratta di un'illecita interferenza in una trasmissione «concordata secondo le procedure aziendali, e già pubblicizzata, che non avrebbe turbato né le indagini né le decisioni che competono alla magistratura». Secondo il giornalista, invece, si tratta di una decisione illiberale che «stravolge e snatura La7, una tv il cui profilo è l’approfondimento giornalistico, e che non vuole regolamentare ma uccidere il nostro palinsesto».

Licei, le iscrizioni nel caos

A rischio per il 2010 la "riforma" dello Scientifico, mistero sulle quelle per ex magistrali ed artistici.




Iscrizioni ai nuovi licei nel caos. Formalmente si sono aperte venerdì scorso e si chiuderanno il 26 marzo, ma restano ancora parecchi dubbi. Dove saranno attivati i nuovi licei linguistici statali? E i licei musicali, dove verranno aperti? Quali licei scientifici della città offriranno anche l'opzione delle Scienze applicate? E in quali licei delle Scienze umane sarà possibile seguire il corso Economico sociale? E ancora: nei licei artistici cittadini saranno attivati tutti e sei gli indirizzi previsti dalla riforma, o soltanto alcuni?
Ecco un semplice campionario di dubbi riguardanti i nuovi licei dell'era Gelmini ancora non chiariti. Intanto, oltre 500mila ragazzini della scuola media sono in procinto di scegliere come proseguire gli studi. E, se le cose andranno come negli anni passati, oltre 150 mila si dirigeranno verso i licei. Ma dove saranno i 6 licei previsti dalla riforma approvata in via definitiva pochi giorni fa? Genitori e figli non hanno affatto le idee chiare e si è visto durante l'Open day di due giorni fa a Torino.
"Interessano molto - spiega l'ispettore ministeriale Alessandro Militerno, coordinatore dell'Open day piemontese - soprattutto i licei nuovi: coreutico, musicale, delle scienze umane. Noi raccomandiamo di aspettare fino all'ultimo a iscriversi, soprattutto a chi si sta orientando sui licei della danza e della musica, in modo di dare il tempo a ministero e Regione di definire la situazione. E suggeriamo - conclude - a tutti di indicare sul modulo di iscrizione anche una seconda e una terza scelta, anche perché per entrambi gli istituti sono previste prove di selezione".
In effetti, i dubbi sono ancora parecchi e il 26 marzo si avvicina. Genitori e figli dovrebbero potere scegliere fra sei diversi licei: classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane, artistico e musicale/coreutico. Per lo scientifico è prevista anche una seconda opzione: quella delle Scienze applicate, che non prevede lo studio del Latino e introduce l'Informatica. Il liceo delle scienze umane, oltre a quella di ordinamento, avrà anche l'opzione Economico-sociale e per l'artistico sono previsti addirittura sei indirizzi: arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e multimedia; design; grafica; scenografia. Ma saranno tutti disponibili? Non sembra proprio.
Le informazioni sono ancora ufficiose e frammentarie. L'opzione delle Scienze applicate al liceo scientifico, quest'anno, non dovrebbe essere attivata. Dovrebbe scattare soltanto negli istituti (alcuni tecnici industriali e pochissimi licei scientifici) che quest'anno hanno la sperimentazione del liceo scientifico-tecnologico. Ma non allo scientifico. Stesso discorso per i licei musicali e coreutici che vedranno ai nastri di partenza appena 10 classi del primo e una soltanto del secondo. Dove? Non si sa.
I licei delle Scienze umane dovrebbero potere attivare anche l'opzione Economico-sociale. Ma quali scuole saranno autorizzate? E quante prime classi? Viale Trastevere aveva promesso di pubblicare tutto entro oggi sul proprio sito. Ma della "mappa", con istituti e indirizzi in tutte le città, non c'è ancora traccia. E per quanto riguarda i licei artistici, i sei indirizzi saranno disponibili in tutte le scuole?
Il discorso si fa ancora più complicato per i licei linguistici, altra vera novità della riforma. Dovrebbero essere attivati negli ex istituti magistrali che verranno trasformati in licei delle Scienze umane. Ma, in questo caso, la presenza di due diversi licei (quello delle scienze umane e il linguistico) costringe le singole Regioni e gli uffici scolastici regionali ad emanare decreti che trasformino le scuole interessate in istituti superiori. Al momento sono pochissime le Regioni che hanno provveduto. L'unico liceo per il quale, invece, non sussistono dubbi di sorta è il classico, con un unico indirizzo e nessun dubbio.
di Salvo Intravia, www.repubblica.it

Un primo marzo per l'integrazione e contro il razzismo

di Stefano Vinti, Segretario Regionale PRC-Umbria

Rifondazione comunista dell’Umbria sostiene la campagna unitaria “primavera antirazzista”, che si svolgerà da oggi 1 marzo al 21 marzo (promossa da un collettivo di organizzatori tra cui Acli, arci, cgil, nessun luogo è lontano, Sos razzismo, Uil) fatta di iniziative, momenti di lotta, sensibilizzazione e dialogo interculturale, a difesa e promozione dei diritti dei migranti.
Dopo i fatti di Rosarno e la continua strisciante avanzata delle pulsioni razziste fomentate dalla destra e dall’egoismo leghista, un fenomeno potenziato dalla crisi economica e dalla guerra tra poveri che si vuole scatenare per scaricare le contraddizioni della crisi, è necessario più che mai che nei diversi territori del Paese si sviluppi un movimento, che si nutre di fatti concreti, per valorizzare il ruolo e la presenza dei migranti in Italia, per contrastare ogni forma di discriminazione e di razzismo, per reclamare l’estensione dei diritti sociali e politici a tutti i residenti nel territorio italiano.
È quindi necessario che oggi le 60 piazze dell’iniziativa “Primo marzo- Una giornata senza di noi” si colorino di giallo per dire basta alle campagne denigratorie e xenofobe, alle politiche discriminatorie e al razzismo istituzionale e per promuove un'immagine positiva e propositiva dell'Italia che sa convivere.
Ma soprattutto per dire basta alle politiche discriminatorie, che in questi ultimi anni hanno portato alla approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della Costituzione Italiana e della Carta europea dei Diritti Fondamentali da poco divenuta vincolante in tutta Europa con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
Rifondazione comunista dell’Umbria contribuirà al successo di questa battaglia di civiltà che coinvolge quattro milioni di cittadini stranieri che rappresentano una risorsa importante per il nostro Paese e sono parte di una sfida importante per una vera integrazione in una società multietnica.