domenica 24 marzo 2013

Bersani, un punto avanti, two pack indietro di Roberto Musacchio


Bersani, un punto avanti, two pack indietro


Dopo aver messo al centro della carta d’intenti il rispetto degli impegni europei, con il risultato di piacere agli establishment ma assai meno agli elettori, Bersani ha dedicato il primo punto degli otto cui affida l’ardua impresa di formare un proprio governo, a una ridiscussione dell’agenda europea stessa.
E’ senz’altro un passo avanti. Peccato però che ad esso sia immediatamente seguito, nel rovesciamento del motto popolare, il più classico dei due passi indietro. Dove il due si sposa perfettamente con l’oggetto dell’ulteriore arretramento e cioè il voto al Two Pack, cioè pacchetto di due. Cosa è? Sono i due Regolamenti Europei ad ulteriore, stringentissima, definizione delle pratiche tecnocratiche di imposizione dell’austerity, voluti dalla Commissione e dal Consiglio e a cui è arrivato il voto favorevole del Parlamento Europeo, Socialisti compresi e, per quanto concerne gli italiani, PD e Pdl anche.
Il fatto che il si del PD sia arrivato dopo il lancio degli otto punti, e della “nuova” linea contenuta nel primo, la dice lunga sui problemi che ci sono ad un effettivo cambio di prospettiva. Problemi che risulteranno aggravati proprio dall’approvazione del Two Pack. Il quale, come dicevo, è composto di due Regolamenti.
Il primo sostanzialmente estende a tutto l’anno la supervisione dei bilanci nazionali da parte di Bruxelles, per altro con un cambiamento sostanziale che modifica nel profondo le forme democratiche e la natura delle scelte. Infatti ad oggi, per effetto del precedente Six Pack, è stato instaurato il semestre europeo, che parte da gennaio di ogni anno, e, nei fatti, stabilisce che la Governance Europea, la quale dà gli indirizzi di austerità, supervisiona le leggi di stabilità presentate in quei mesi dai vari Stati.
Ora invece, qui è la novità, entro ottobre di ogni anno gli Stati devono mandare i propri documenti finanziari a Bruxelles la quale ha il potere di correggerli lei stessa se non li considera in linea con le proprie prescrizioni. Il diktat di Bruxelles dunque si estende nel tempo e si rafforza in quanto non più di indirizzo e controllo ma di vera e propria riscrittura!
Il secondo regolamento invece consiste in un ulteriore inasprimento delle prescrizioni per i Paesi a deficit particolarmente elevato.
Il Two Pack era rimasto parcheggiato per qualche mese, in particolare per una qualche ostilità socialista. Ma poi è arrivato il via libera con il più classico degli scambi cui il PSE ci ha abituato. Si al Two Pack dopo una dichiarazione di Barroso e Rehn, il Commissario finlandese agli affari economici, che si impegnano a che ci sia un gruppo di studio di tecnici qualificati sugli eurobond (come sempre) e sul cosiddetto “fondo di redenzione” e cioè il fondo che dovrebbe servire per i Paesi eccedenti il 60% del debito il cui rientro è prescritto dal Fiscal Compact. Si studia e si riporta nel marzo 2014! Intanto si approva.
Al via libera al Two Pack manca ancora l’ultimo timbro del Consiglio Europeo. E’ bene ricordare che essendo Regolamenti entreranno subito in vigore senza necessità di atti di recepimento da parte degli Stati.
Da qui, in tempi di consultazioni, le domande a chi vuol fare governi in Italia.
La prima è se si intende dare il via libera al Two Pack al prossimo Consiglio Europeo o se non si ritenga che per cominciare a ripensare l’austerità si debba evitare che si metta un altro chiodo sulla bara.
Ne seguono almeno un altro paio. Siccome il Fiscal Compact è già in vigore, si pensa di cominciare a versare già ora le rate di rientro dal debito, una quarantina di miliardi, o si ha la forza, e l’avvedutezza, di dichiararlo insostenibile? Mettendolo nero su bianco sul documento di stabilità che va scritto ora in base alle regole già esistenti.
Un ultima cosa è su Cipro. La Troika ha fatto un disastro, con l’acquiescienza del Consiglio. L’Italia continuerà a lasciare Cipro in mano alla Troika?
Mario Draghi ha scritto recentemente che non bisogna preoccuparsi troppo dei problemi che si hanno a fare governi perché c’è il pilota automatico. Ed è vero, purtroppo, come è vero che molta parte delle norme costituenti una Europa tecnocratica sono state già varate; così come molte misure che cambiano di segno alla società, come quelle sulle pensioni o sul mercato del lavoro, sono già a regime grazie a governi come quello di Monti.
Quello che appare però evidente è che il pilota automatico sta portando i cittadini europei a sfracellarsi. Chi pensa di provare a mettersi alla guida dell’aereo senza disattivarlo e senza cambiare rotta non può certo pensare di salvarli.

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