lunedì 18 febbraio 2013

Il mio voto a “Rivoluzione civile” – Per un voto utile per la democrazia di Tiziano Rinaldini


Il mio voto a “Rivoluzione civile” –  Per un voto utile per la democrazia


Nel considerare le vicende elettorali ed il problema della scelta del voto, il mio punto di vista si fonda su una questione che considero decisiva nell’orientarmi al di là della valutazione sugli specifici intenti che qua e là vengono dichiarati da candidati  o da parte della coalizione Bersani senza per questo   escludere  che possano essere sostenuti da buone e utili intenzioni e svalutarli a prescindere,
Mi riferisco a due aspetti che compongono un’unica questione in assenza della quale le attuali dinamiche di propaganda elettorale producono in me l’effetto di movimenti ricondotti inevitabilmente ad un risultato finale per cui le buone intenzioni inevitabilmente verranno depurate e commisurate alla compatibilità con la riconferma degli equilibri sociali, economici e di crisi democratica di partenza.
Quasi una sorta di “ammuina”.
Il primo aspetto inerisce l’apertura esplicita e praticata di una fase di critica radicale a questa Europa e al modello sociale che si è voluto costruire e di messa in campo di un altra idea di Europa.
Per essere  credibile, ciò implica la rimessa in discussione dello stesso meccanismo del fiscal compact non soltanto nel senso di quanto più o meno si può spendere, ma soprattutto nella sua ragion d’essere come strumento di controllo autoritario finalizzato alla omologazione ad un modello fondato su una dimensione sociale espropriata di diritti, democrazia, peso contrattuale e politico. Un modello per cui a partire dagli uomini e dalle donne nel lavoro e nella ricerca di lavoro viene inibita la possibilità democratica di essere portatori di un punto di vista generale altro e autonomo da quello fondato sull’interesse delle imprese,e della finanza.
Un modello che considera il conflitto sociale una malattia da curare e non il sale della democrazia.
Il secondo aspetto (decisivo nel comporre coerentemente la questione) è rendere possibile un ruolo da protagonisti, da soggetto (e non da oggetto di “amorevoli attenzioni”) da parte uomini e delle donne nell’intervenire sui processi che li investono a partire dalla dimensione sociale e dal lavoro, quando lavorano e quando lo ricercano.
Significa innanzitutto considerare i lavoratori e le lavoratrici titolari della contrattazione collettiva e delle richieste che vengono fatte  su di loro e a loro nome, e quindi intervenire anche legislativamente per rendere ciò possibile: diritti di cittadinanza sociale e di agibilità democratica nei luoghi di lavoro tra cui non solo, ma decisivamente, il vincolo del voto dei lavoratori e delle lavoratrici per decidere la validità di richieste e accordi a partire dai contratti nazionali, tanto più a fronte di diverse posizioni.
Senza la questione qui composta tutto il resto a me pare oggi velleitario e di partenza non in grado di tentare di modificare gli attuali rapporti di potere.
Lo stesso approccio ai problemi del lavoro verrebbe ( come già largamente accade) piegato a logiche di accompagnamento e adattamento “compassionevole” all’esistente.
Se assumiamo questo punto di vista, il problema non si limita affatto alla scelta di Bersani se connettersi o meno a Monti.
Chiunque, ben informato e in buona fede, non può non riconoscere che rispetto alla prospettiva del merito su cui governare i problemi di composizione interni al PD ed alla coalizione (forse interni allo stesso SEL) non sono alternativi a quelli che si porrebbero nel rapporto con Monti. È  sorprendente fingere di non vedere che la questione qui posta non è assunta dalla coalizione al proprio interno, prima ancora che nel rapporto con Monti.
Su questo piano le buone intenzioni si troveranno rapidamente a fare i conti con la scelta o di rompere o di adattarsi sulla base di una logica del meno peggio, che, come è accaduto in questi anni, è stata sempre usata per preparare il peggio e per indebolire le forze ancora in campo per aprire la strada ad alternative.
Le vicende sindacali a questo proposito parlano da sole.
È quindi da questo punto di vista che il problema della presenza  di una forza parlamentare da sinistra ed esterna all’attuale dinamica di coalizione, mentre può condizionare positivamente derive come quelle indicate, (e dare più peso alle buone intenzioni), rappresenta soprattutto un problema di democrazia e di rappresentanza del paese reale.
Ciò è tanto più necessario per salvare il salvabile dagli effetti di una legge elettorale (responsabilità di tutti) che induce le forze elettorali più grandi non a ricercare voti convinti, ma a richiedere consenso (con promesse strumentali) sotto ricatto, pretendendo, di lasciare come unica alternativa l’astensione o un voto di protesta neutrale persino rispetto al dichiararsi di sinistra o di destra.
È sempre da questo punto di vista che motivo il mio voto a Rivoluzione civile e ritengo incomprensibile (al limite dell’autolesionismo) la campagna di demonizzazione in atto nei suoi confronti con la conseguenza di spingere ad  aumentare l’area di elettorato che sceglie  l’astensione o l’illusione di poter negare (vedi Grillo) che sinistra e destra restano , nonostante tutto connotati indispensabili per qualsiasi politica.
Non conviene a nessun democratico rinserrare le rappresentanze istituzionali in un quadro in cui il disagio e le tensioni sociali sempre più pesanti vengano ricondotte sul piano della rappresentanza parlamentare all’unica dimensione di una governabilità dichiarata possibile in funzione della  compatibilità coi vincoli di fondo dettati dal modello esistente e dai poteri dominanti,aprendo così praterie per il futuro del populismo di destra.
Ci sarà chi obietta alle mie argomentazioni richiamando i limiti della formazione elettorale Rivoluzione Civile.
Per la verità ne sono consapevole; sono limiti tutt’altro che irrilevanti anche rapportati  all’argomentazione generale  qui esposta.
Ci sarà modo di parlarne, ma non riuscirei a capirne il senso se usati per allontanarsi dalla responsabilità che deriva dal fatto che ora si vota.

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