lunedì 28 febbraio 2011

Sciopero generale


Intervista a Nicolosi, segreteria CGIL:"Lo sciopero generale si farà. Marchionne è un eversore".

Nei giorni scorsi ha preso consistenza l’opzione dello sciopero generale della CGIL di cui si discute almeno dal settembre scorso. Costituirebbe un segnale di grande forza, al culmine di una mobilitazione sindacale e sociale che sta toccando vari aspetti, dai contratti alla politica industriale, dalla gestione della crisi fino al “modello Marchionne”. Ne parliamo con Nicola Nicolosi, della segreteria nazionale CGIL, che ci dà subito una importante conferma.

Dopo l'ultimo direttivo nazionale lo sciopero generale è più vicino?
Non è più vicino, c’è già: lo sciopero generale è proclamato a tutti gli effetti.Il direttivo nazionale ha proclamato lo sciopero e ha dato mandato alla segreteria di decidere la data, che dovrà essere la più opportuna per favorire la partecipazione e il montare della protesta …non in luglio o agosto per capirci
Ci arriverete dopo una serie di iniziative già programmate a quanto si legge.
Si il direttivo ha dato indicazione di costruire dei momenti – siano delle marce, delle manifestazioni, delle iniziative – per portare al centro del dibattito i temi del lavoro e dell’uscita dalla crisi, che mancano dalla discussione politica ma che sono fondamentali.
Uscita dalla crisi appunto, perché nonostante i proclami del governo questa crisi c’è ancora, nelle vostre prese di posizione date una valutazione molto grave su come viene gestita
Il punto è avere un progetto di paese. Un piano che parli di dimensione dell’impresa - in particolare nell’Italia dominata dal nanismo industriale - di ricerca e innovazione.Perché nella divisione internazionale del lavoro ogni Stato deve ritagliarsi un ruolo, che per un paese europeo come il nostro deve risiedere nella qualità. Se arretriamo nella qualità della produzione – come sta già avvenendo – la concorrenza dei paesi emergenti ci ammazza.Politica e dirigenti devono farsi carico della strategia industriale perché altrimenti, lasciando imprese e mercato nell’anarchia competitiva, è inevitabile che il paese imbocchi una china di regressione sociale. Ed è anche nel loro interesse, perché da politico riesci ad intercettarle la società se sei adeguato e porti delle soluzioni, altrimenti non servi.
A proposito di piani industriali, quello di Marchionne nonostante il voto di Mirafiori ancora non si è visto. Eppure continua l’azione nel campo delle relazioni sindacali. Qual è la reale entità della minaccia di Marchionne secondo te? Va oltre i confini di FIAT?
Voglio che sia chiaro che il mio giudizio è molto duro. Marchionne ha spinto le relazioni industriali ad un livello di conflitto molto avanzato ed è stato possibile anche per la capacità di FIAT di portare avanti delle iniziative in violazione delle leggi dello Stato (dalla deroga al CCNL alla soppressione anticostituzionale del diritto di sciopero ndr.). La nuova dimensione di azienda Transnazionale ha aggravato ancora di più questo aspetto perché una azienda che attraversa più Stati in qualche modo va oltre, a piacimento, la legge di ogni singolo Stato. Chi cerca di sovvertire il rispetto delle leggi fa eversione.Marchionne insomma è da considerarsi un eversore, per questo è una minaccia gravissima che va affrontata subito prima che apra a derive ancora peggiori.
Il prossimo passo sarà lo sciopero generale della Funzione Pubblica questo 25 marzo, cosa vi aspettate?
Beh prima di tutto ci aspettiamo un grosso successo, perché c’è molta attesa di questo sciopero tra i lavoratori pubblici; soprattutto perché il contratto separato firmato da CISL e UIL non ha portato alcun risultato a loro favore. Si tratta di un accordo che non viene da una logica sindacale ma dalla subordinazione di CISL e UIL che sono ormai andati a costituire la base sociale del blocco storico di questo governo. Infatti mentre il centro-destra è radicato in un blocco storico saldato tra politica e parti sociali, noi siamo privi di quel blocco che era costituito dalla rivoluzione industriale in poi con il movimento operaio, che si coniugava in politica e sindacato.Mentre CISL e UIL hanno scelto un referente politico, la CGIL ne è priva, come è priva ormai l’Italia di un vero blocco storico della sinistra, che si è frammentato. Una cosa che ha conseguenze drammatiche per tutto il paese e a cui bisognerebbe porre rimedio quanto prima.

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