sabato 1 settembre 2012

Parigi val bene una messa!

Vendola blinda il patto col Pd e conferma la svolta“governista” 
 
Nichi Vendola ha scelto. Ha scelto in quale direzione traghettare Sinistra Ecologia e Libertà da qui fino alle elezioni. Una scelta che probabilmente delude gli auspici di coloro che chiedevano più coraggio e più radicalità, ma che almeno sgombra il campo dagli equivoci e porta chiarezza nel dibattito a sinistra. Aprendo i lavori dell’Assemblea nazionale di Sel, Vendola ha rivendicato il diritto-dovere a scrivere un’«agenda di governo», rifuggendo da qualunque tentazione massimalista, per una «cultura della mediazione» che non sia però «compromesso al ribasso». Un no secco, dunque, a chi ha invocato la ricostruzione di un cartello delle opposizioni anche al prezzo di abbandonare ambizioni di governo.
Il leader di Sel parte dall’Europa, dall’esigenza di rompere la cappa del liberismo attraverso una partecipazione attiva alla trasformazione dei processi decisionali, per «riaprire la partita» e dare un senso sociale alla presenza della sinistra. «C’è chi teorizza con cinismo di saltare un giro. Trovo questo argomento agghiacciante, figlio di una aristocraticismo intellettuale che sostituisce la sociologia alla politica». Vendola cita la Grecia, indica il pericolo del rifugio in recinti identitari consolatori, che renderebbero la sinistra eternamente subalterna all’Europa dei tecnocrati. Ma è chiaro che pensa a ciò che accade in Italia: è convinto che la battaglia per spostare il baricentro del Pd verso l’alternativa al montismo sia tutta da giocare e da vincere, che ci siano i margini per guadagnare programmaticamente terreno all’interno del centrosinistra. Il Pd resta l’«interlocutore privilegiato» ma nessun cedimento a Bersani, assicura Vendola, ci sarà una contesa aperta, a partire dalle primarie. Insomma, una sfida per il governo, come indicano le lunghe digressioni sull’esperienza pugliese e sulla prova che attende Claudio Fava in Sicilia.
Quanto al recinto della coalizione, Vendola chiude definitivamente le porte a Casini: «non fa parte di questa partita, né prima né dopo il voto». Ma fa anche “pulizia” a sinistra, rimarcando una «distanza politica» con Rifondazione e la Fds: possiamo condividere molte battaglie, dice, ma certo «minoritarismo inibisce la cultura del cambiamento». Il passaggio più anodino è sull’Italia dei Valori. Il leader di Sel garantisce di avere ancora la speranza di includere Di Pietro nel progetto di centrosinistra, ma scarica sull’Idv la responsabilità di essersi autoisolata in una posizione di «guado permanente», attraverso una equidistanza tra Bersani e Grillo che a Vendola non piace per niente. «C’è una propensione al populismo – ha concluso – che è antitetica alla nostra scommessa, noi abbiamo deciso di investire sulla ricostruzione della sinistra, del Paese e dell’Europa».

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