mercoledì 14 novembre 2012

Risalire la china di Francesco Garibaldo e Tiziano Rinaldini, www.lavorincorsoasinistra.it


Ciò di cui l’Europa e l’Italia hanno bisogno è una presenza politica la cui ragione d’essere sia la rappresentanza di un insieme di parti della società che oggi non hanno alcuna rappresentanza politica.
Le politiche di risposta alla crisi, infatti, sono in realtà politiche di sostegno e rafforzamento di un dominio capitalistico sulla società italiana ed europea che toglie i diritti al mondo del lavoro dipendente, che penalizza i giovani e le donne in cerca di un lavoro che non c’è, che sta progressivamente liquidando ogni aspetto dello Stato Sociale sostituendolo solo con la tutela individuale e famigliare, che umilia la ricerca scientifica e culturale piegandola ad una logica di pura efficienza a sostegno di tale dominio. Questa situazione ha messo in discussione non solo i diritti sociali ma anche quelli democratici dei cittadini dando origine ad una pericolosa deriva tecnico-autoritaria che risospinge il conflitto sociale verso la sua delegittimazione, quando non verso la sua criminalizzazione, svuotando dall’interno la stessa democrazia politica.
Tale dominio è stato reso possibile grazie alle politiche cosiddette neoliberiste sostenute da quelle stesse forze che oggi predicano l’austerità e alla loro cooptazione nei circoli del potere economico e finanziario, come dimostrano i casi crescenti di scambio di ruolo tra esponenti del mondo politico e di quello economico e finanziario. Le alternanze dei governi nei paesi europei negli ultimi venti anni non hanno messo in discussione le radici di questa situazione.
Non si può, infatti, pensare di invertire tale dinamica solo affrontando, con provvedimenti sociali pur condivisibili, le conseguenze più gravi di tali processi.
Vanno messe in discussione le premesse di tali politiche, il che significa la messa in discussione di questa Unione Europea e la costruzione di una nuova che sia basata sul pieno riconoscimento della legittimità democratica del conflitto sociale, sulla espansione della democrazia in tutte le pieghe della società, ad iniziare dai luoghi di lavoro, di ricerca e di studio, su politiche orientate alla piena occupazione ed al pieno utilizzo delle capacità e competenze di tutti i cittadini ed alla radicale riduzione delle diseguaglianze. Una piena occupazione che può venire solo da un cambiamento radicale delle priorità economiche e produttive orientandole verso i bisogni sociali vitali insoddisfatti di una larga parte della popolazione europea, verso la soddisfazione dei bisogni di socialità, solidarietà e creatività oggi sacrificati alla ricerca di una competitività distruttiva delle persone e della ricchezza sociale. Un orizzonte siffatto richiede la massima espansione della scienza e della cultura come pratica comune di tutti i cittadini. Una prospettiva di questo tipo richiede infine responsabilità e sobrietà nell’uso delle risorse comuni ed una piena trasparenza nell’uso di tali risorse da parte delle autorità di governo.
Questi obiettivi non sono oggi rappresentati nell’arena politica italiana ed europea, se non che in modo marginale; si tratta quindi di risalire tale china. Le politiche identitarie non sono in grado di consentire ciò. Tale affermazione non implica che non occorrano delle chiare scelte di valore, come premessa all’azione politica; esse vanno costruite in modo concreto, cioè con un’analisi realistica di quanto sta accadendo nelle nostre società e con la partecipazione di tutti coloro che vogliono una reale cesura con questa situazione.

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