lunedì 19 maggio 2014

Campagna elettorale, chi ha sciolto l’Lsd nell’acqua?

Certe volte, in que­sta cam­pa­gna elet­to­rale, sorge il dub­bio che qual­che vec­chio hip­pie sia riu­scito a viag­giare nel tempo e nello spa­zio per rea­liz­zare pro­prio qui in Ita­lia il sogno dei freaks ame­ri­cani dei ’60: inon­dare di acido liser­gico le tuba­ture dei palazzi della poli­tica, per poi godersi lo spet­ta­colo fuman­dosi una canna alla fac­cia di Carlo Gio­va­nardi.
Nel Paese che alla ridente espe­rienza del fasci­smo euro­peo ha dato i natali, per esem­pio, la mar­cia su Roma par­rebbe una minac­cia che a nes­suno dotato di buon senso ver­rebbe in mente di agi­tare, pena un discre­dito tom­bale. Qui invece sgo­mi­tano per aggiu­di­carsi la palma del primo mar­cia­tore. «Mar­ce­remo su Roma», aveva pro­fe­tiz­zato giorni fa Beppe l’Iperbolico. Ma Sil­vio l’Ex non ci sta a farsi met­tere da parte: «Dopo le ele­zioni la mar­cia su Roma la faremo noi». Applausi.
Trat­tasi dello stesso lea­der, più volte pre­si­dente del con­si­glio e immi­nente «padre della Patria», che pochi giorni fa aveva rive­duto e cor­retto la sto­ria repub­bli­cana attri­buendo a Sta­lin il merito di aver fer­mato i pro­getti rivo­lu­zio­nari di Pal­miro Togliatti. Colpo di freni recu­pe­rato però da Gram­sci, il quale, pur essendo tra­pas­sato da una decina d’anni, sug­gerì al Migliore di pro­ce­dere per via di ege­mo­nia cul­tu­rale invece che d’insurrezione. Un complotto.
A Sil­vio era­vamo abi­tuati, con lui l’Lsd è piog­gia sul bagnato. Ma il comico a 5 stelle regge il con­fronto e supera il mae­stro. Un giorno pro­pone di squar­tare per espe­ri­menti scien­ti­fici Dudù, il bar­bon­cino bianco che detta legge nel terzo par­tito della Repub­blica. Il giorno dopo ci ripensa e svela una pas­sione per i cani in gene­rale e per il suo in par­ti­co­lare. Che, si viene a sapere, ha bat­tez­zato «Deli­rio», e se qual­cuno trova il par­ti­co­lare un po’ inquie­tante si stenta a dar­gli torto.
E’ solo l’antipasto, segue gra­zioso com­mento sul ser­vi­li­smo di Renzi nei con­fronti di Frau Angela: «L’ebetino è andato a dare due lin­guate a quel culone tede­sco della Mer­kel». E a Sil­vio, che in nome della nota ten­denza a spa­rarle gros­sis­sime, lo tac­cia in un comi­zio sì e nell’altro pure di essere la rein­car­na­zione di Adolf Hitler, replica con un fra­go­roso più uno: «Io sono oltre Hitler». Final­mente un po’ d’Europa. Anche lui, tut­ta­via, ci tiene a rin­gra­ziare Giu­seppe Sta­lin, che «se non era per lui Schulz stava con la sva­stica sulla fronte». Ha da tornà Baffone.
Sul nuovo Pd, quello che se hai più di quarant’anni è meglio che scom­pari, il potente allu­ci­no­geno ha effetti diversi, ma non meno esi­ziali. Mat­teo l’enfant pro­dige con­tra­sta l’avanzata del padrone di Deli­rio ricor­rendo agli scon­giuri: «Quello gufa». Spiega che il bene del suo governo e quello del Paese sono tutt’uno: l’état c’est moi. Quindi vibra con­tro i rivali la maz­zata finale: «Loro fischiano l’inno nazio­nale, noi lo por­tiamo nelle scuole». Chi osa chie­dere di più?
La sua squa­dra non sfi­gura al con­fronto. Un giorno è la mini­stra degli Esteri che sug­ge­ri­sce di liqui­dare le rive­la­zioni sulla ten­denza euro­pea a deci­dere sugli affari di casa nostra con l’eterno inno alla tra­spa­renza: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scur­dam­mose ’o pas­sato. Il giorno dopo, giu­sto ieri, la col­lega respon­sa­bile delle riforme isti­tu­zio­nali spiega seria che se si ritrova ogni santo giorno a chie­dere una nuova fidu­cia è «per colpa del bica­me­ra­li­smo per­fetto» e che se i son­daggi danno alto i 5 Stelle è per­ché i son­dag­gi­sti, pavidi e ignavi, hanno paura di sba­gliare i conti e quindi alzano le per­cen­tuali di Grillo. E’ noto che tra i son­daggi e l’antico gioco della Morra, dove si spara una cifra tirando a indo­vi­nare su quante dita alze­ranno i gio­ca­tori, la dif­fe­renza è esile. Salvo natu­ral­mente quando si attri­bui­scono al Pd per­cen­tuali stra­to­sfe­ri­che, che quella invece è scienza esatta.
Però, a saperli deco­di­fi­care, anche i deliri liser­gici, come la fol­lia, hanno un senso ripo­sto. Dicono molto più di quanto non appaia. C’è il caso che que­sto pro­li­fe­rare di accenni a Hitler e a Sta­lin, al nazi­smo, alle marce su Roma, al culto del capetto di turno valga più di molte dotte ana­lisi a regi­strare lo stato delle cose in una Repub­blica che somi­glia sem­pre più da vicino a quella di Weimar.

ANDREA COLOMBO
da il manifesto

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