lunedì 27 agosto 2012

IL GOVERNO MONTI NON E' UNA PARENTESI. VELLEITARIO IL PATTO VENDOLA - PD



Comunicato Comitato Esecutivo A.L.B.A. del 27 agosto 2012

Valutare la fase che si è aperta col governo Monti come una parentesi dopo la quale si tornerebbe alla “normalità della dialettica centrodestra-centrosinistra” non corrisponde alla realtà che stiamo vivendo. Il governo Monti si configura sempre più come vero e proprio governo costituente, “agente italiano” di una fase generale del capitale che punta a liberarsi della mediazione con il lavoro e insieme della democrazia. Se si legge la situazione con gli occhiali dell'attuale sistema dei partiti, qualunque governo scaturisca dalle elezioni dovrà infatti seguire una strada obbligata che permette pochissimi scarti, e nessuna «svolta» rispetto alla linea seguita finora, in cui “i compiti a casa” non bastano mai. Dopo Monti, sembra chiaro, non può che esserci Monti, o la sostanza del «montismo» probabilmente ulteriormente incrudelita.
Per questi motivi appare velleitario e votato al suicidio il patto stipulato da Nichi Vendola con il Pd. Una scelta che lega le proprie sorti all'esito di primarie in cui potrà al massimo contendere il secondo posto a un qualche Renzi, e dopo le quali si troverà vincolato al programma del vincitore: lo stesso che ha approvato la riforma Fornero con art. 18 incluso, la riorganizzazione del sistema pensionistico con esodati annessi, la modifica dell’art. 81 della Costituzione, con la messa fuori legge delle politiche keynesiane, il Fiscal compact, la spending review ecc. E che per questa stessa ragione non potrà che farsi garante della continuità con quelle politiche. Per un'evidente conferma basta leggere l'intervista di Bersani al Sole 24ore del 9 agosto.
Serve invece togliersi gli occhiali per vedere il mondo reale. La politica ufficiale italiana sembra incapace di discutere di chi paga il conto, di difendere gli interessi di nove italiani su dieci, di aggregare un blocco sociale che vada oltre confuse reazioni populiste, di ricostruire una politica fondata sulla democrazia. Tutti questi partiti su cui sono incentrate le ipotesi di governo del dopo-elezioni (Pdl e Udc, Pd e Sel) non superano infatti il 60% dei potenziali elettori. Stanno cioè poco al di sopra della metà di quel meno di due terzi di cittadini ancora disposti a votare. Fuori dal cerchio magico c’è invece un popolo esteso, in potenziale espansione, che in quelle sigle, in quelle facce, in quei linguaggi non crede più. E che aspira, per una diversa analisi dell'economia, in nome della democrazia e soprattutto per l’intollerabilità delle condizioni che vive, alla possibilità di un’altra via d'uscita dalla crisi. Questa Italia, che ha come discriminante la democrazia rispetto alla tecnocrazia imperante e alla valanga neoliberista, che non condivide le misure portate avanti da questa maggioranza e da questo governo - misure oltre che inique inefficaci - può innescare e costituire una coalizione per la democrazia, per un’altra Europa, antiliberista e per il lavoro. Anche guardando ai suggerimenti che ci vengono dall'Europa – Francia, Grecia e Olanda – per costruire un'altra politica a partire dalle alternative che sono possibili: limitare la finanza, tassare la ricchezza, rilanciare produzioni sostenibili, tutelare il lavoro.
 
ALBA – Comitato esecutivo nazionale

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