mercoledì 17 ottobre 2012

A me “‘o presepe” non mi piace di Roberto Musacchio, www.paneacqua.eu

Non si può non riconoscere a Bersani una capacità di riportare al centro il PD proprio per quello che è, e cioè un partito non di sinistra ma di centrosinistra. Non sarà che in nome del ” fare una sola sinistra” mentre in tutta Europa ce ne sono due, si finirà col non averne nessuna?

C’è un ricordo che sempre mi angoscia: in 500 a Piazza del Popolo, tra i quali io, sotto un palco immenso mentre per le strade di Roma sfilavano in decine di migliaia. Eravamo verso la fine dell’esperienza del secondo governo Prodi, quello con la presenza di tutte le sinistre, che avevano più di cento parlamentari. E si trattava di uno dei molti passaggi stretti sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali.
Quella che sarebbe poi stata la Sinistra Arcobaleno si inventò una manifestazione stanziale per distinguersi da quella di strada indetta dai movimenti. Fu un flop clamoroso. Se qualcuno mi avesse detto che a distanza di pochi anni sarei rimasto di nuovo con pochi ( forse ) compagni  ma questa volta mentre c’é un corteo che si avvia al governo, non ci avrei creduto.

Eppure è così e devo provare a farmene una ragione. Anche perché sono in tanti, come allora, a dire “ti stai sbagliando, sai solo perdere”; Siccome, a differenza di allora, non ho più responsabilità politiche ma ho comunque quelle verso me stesso, provo a ragionare. Innanzitutto auguro al corteo di oggi, come a quello di allora, il miglior successo;

Ma se l’altra volta fui rapidamente convinto che stavo sbagliando, anche se continuo a pensare che molto di più e meglio avremmo dovuto riflettere su quella esperienza di governo, stavolta sono assai più restio. Anzi, diciamo, per spiegare il mio stato d’animo, che mi sento un poco come Eduardo quando diceva ” a me u presepe non mi piace”. Misantropia? Invidia? Rancore? Privilegio? Sono le cose che qualcuno mi scrive quando metto nero su bianco il mio pensiero, magari anche solo su Facebook. E io ci penso su e, appunto, continuo a ragionare.
E mi appello a quelli che per me sono elementi di realtà.

Il primo. Leggo la carta d’intenti della coalizione PD/SEL/PSI e mi dico che se provassi a farla sottoscrivere da una qualunque di quelle sinistre, ma anche di quei movimenti, cui continuo a riferirmi, che in Europa delineano un campo fuori e contro quello dell’austerità, mi pare certo che nessuno penserebbe nemmeno lontanamente di poterlo fare. E sono forze che in tutta Europa, a partire dalla Grecia, conoscono una nuova importante stagione.
Se si legge, e non si va a sensazioni, c’è in quella Carta la dichiarata continuità con gli atti sottoscritti che, come il Fiscal Compact, sono pietre angolari dell’attuale drammatica situazione europea e, di conseguenza, la proposta di un patto di legislatura, costituente, con quelle forze liberali moderate che sono artefici dell’attuale situazione. Come sia possibile, in questo quadro, anche pensare di accompagnare il rigore, che si dice debba permanere, con l’equità e lo sviluppo, per me è ragione di domande irrisolte. E siccome centrale é proprio la dimensione europea per me questo vale assai di più che la non citazione del Governo Monti che, peraltro, vale anche come omissione rispetto alle scelte fatte che dovrebbero essere cancellate come quelle sul lavoro e le pensioni.

Secondo. In tutta Europa le sinistre che sono contro il liberismo provano a mettersi insieme, da Syriza, al Front de Gauche, alla Linke e, a partire da ciò, cioè dalla propria autonomia, a influire anche su quelle socialiste. Queste due cose che ho richiamato, un’autonomia di proposizione e d’iniziativa, in Italia appaiono non praticabili, considerate inadeguate e quasi banali. Si dice da molti che in Italia la politica, da Machiavelli a Togliatti, é più raffinata. Specie a sinistra ci se ne fa un vanto. Magari scordandosi un poco del fatto che vi è una raffinatezza anche nel gattopardismo e nel trasformismo delle classi dirigenti. Per questa volontà di essere originali, accade che forze politiche che si definirebbero antiliberiste sottoscrivano una carta d’intenti con una forza che si rifiuta di definirsi socialista europea perché aspira ad essere altro, originale anch’essa. E originale lo è se leggiamo la parte della dichiarazione che parla di vecchiezza di vecchie visioni del conflitto e di nuova dimensione dei e tra i produttori.

Per giunta, oltre a sottoscrivere una carta d’intenti, si accede ad una regola maggioritaria per l’assunzione di decisioni di voto in sede di rappresentanza. Ancora una volta il mio appellarmi al principio di realtà mi suggerisce parole come TAV, missioni militari, art.18, pensioni, liberalizzazioni. Parole che sono poi voti su decisioni. Ci sarà qualcuno in Parlamento che oltre a parlare in un certo modo potrà anche votare di conseguenza? Se no stiamo come oggi quando si vota in modo bulgaro per il Fiscal Compact o l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

“Ma non ci sarà più Monti ” mi dice chi mi accusa di non voler vincere. Neanche Berlusconi, spero, aggiungo io, per ricordare il grande nemico per sconfiggere il quale si doveva fare tutto, anche votare Monti. Ma cosa c’entra questo col sottoscrivere carte d’intenti a confronto delle quali il vituperato programma del secondo Prodi sembrerebbe quello della transizione al socialismo? E cosa c’entra col consegnarsi ad una regola di maggioritario interna alla rappresentanza per cui io voto per una posizione che alla fine può sparire?
E, rovesciando in positivo il ragionamento, cosa impedirebbe a lavorare ad una rottura con Monti, e Berlusconi, a partire dall’avere una sinistra unita ed autonoma? E non aiuterebbe questo ad affrontare il vero, drammatico, problema, di come rovesciare politiche che, come dice Draghi, vogliono far uscire l’Europa dal suo modello sociale e che in buona parte, purtroppo sono votate anche dai socialisti, se persino Hollande ha approvato il Fiscal Compact?

Non sarà che in nome del ” fare una sola sinistra” mentre in tutta Europa ce ne sono due, si finirà col non averne nessuna? Non si può non riconoscere  a Bersani una capacità di riportare al centro il PD proprio per quello che è, e cioè un partito non di sinistra ma di centrosinistra.
Mi viene da pensare che 20 anni di maggioritario, e l’imporsi dell’idea dell’unico mondo possibile, hanno fatto si che quella che fu una vera contrapposizione tra doppiezza e trasformismo si é molto annacquata. E che anche  molti gruppi dirigenti progressisti usino il maggioritario come una clava per perpetuare se stessi contro altri. Continuare a parlare di crisi della politica e della democrazia, non serve se non ci si interroga sul perché.
Ma oltre tutto ciò é senz’altro vero che molte cose sono cambiate nella società stessa tra un governo sconfitto e il riproporsi di un altro. Se ci si aggrappa alla speranza di una carta d’intenti, c’é pure una ragione. C’è una sofferenza estrema in cui ormai siamo e una stanchezza del provare e riprovare. C’è una sorta di schizofrenia tra il percepire quale é la portata delle forze che stanno imponendo, e da molto tempo, questo continuo arretrare, e una sorta di mutuazione del vecchio dire ” solo un dio ci potrà salvare ” in ” solo un governo ci potrà salvare “. Alla terribile legge “tina”, non vi é alternativa, si accompagna la legge del meno peggio, che é quasi altrettanto terribile perché si coglie il meno e non il perpetuarsi del peggio che ormai caratterizza la fine del vecchio compromesso e l’esaurirsi dell’altrettanto vecchio riformismo.
Questa é la spirale che andrebbe rotta. Laddove lo si é fatto, e penso a quell’America Latina che pure era sprofondata in un buco nero più profondo del nostro, ci si é cominciati a tirare fuori. Anche grazie a una sinistra nuova nata dalla critica alla globalizzazione.
Ma anche in questo ormai strano Paese che é l’Italia, se si cerca si trova. Si trova chi dimostra irriducibilità ai politicismi vacui, come i No TAV o i metalmeccanici. Se si volesse si potrebbe ancora far si che una forza autonoma che esprima direttamente il bisogno di cambiamento della società trovi spazio anche in Parlamento.
Intanto però vado al prossimo corteo, quello del 27 per il “No Monti day “, che ci ricorda che intanto Monti c’è ancora e fa guasti ogni volta che fa cose.

 

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